Poesia e aforismi: quando il nuoto va oltre

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui


Chi l’ha detto che lo sport non si può coniugare con l’arte, la cultura e la creatività. Praticare una disciplina sportiva è già di suo un atto artistico che stimola la creatività. Pensate al nuoto, per esempio, ed a tutto ciò che esso implica. Il fatto di voler emulare lo stile snello e filiforme dei pesci, il sogno eterno di poter adattare il proprio corpo a ogni evenienza creata dalla natura. Incredibile ma vero, c’è chi ha pensato inventare poesie ed aforismi per descrivere la leggiadria di chi si immerge in acqua con lo scopo di battere record mondiali e dare ogni volta sfoggio della propria abilità. Ma anche per farne dei concreti paragoni con la vita di tutti i giorni, in maniera da lasciare testimonianza del proprio pensiero attraverso metafore a di poco calzanti.

“Cosa fai per prima cosa quando impari a nuotare? Fai degli errori, non è vero? E cosa accade? Fai altri errori, e quando tu hai fatto tutti gli errori che è possibile fare senza affogare – e alcuni di loro anche più e più volte – cosa scopri? Che sai nuotare? Bene – la vita è la stessa cosa che imparare a nuotare! Non aver paura di fare degli errori, perché non c’è altro modo per imparare come si vive”.

Questo è il caso di Alfred Adler, psichiatra austriaco vissuto tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Una vera e propria spinta a vivere senza paure e senza limiti. Esattamente come il miglior nuotatore o il miglior pallanuotista esistente sulla faccia della Terra. Il rapporto con l’acqua ha da sempre significato per l’uomo rapporto con la vita e, giocoforza, con la crescita, con la maturazione. Un elemento che sa forgiare, insegnando a resistere alle intemperie e alle difficoltà.

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Rompono di nuovo quelle mani
la membrana dell’acqua
il sudario del mare. Ogni bracciata
agita il cuore che a poco a poco
attraversa l’acquario del passato
Lampo del corpo – che cosa cerchi
nella voragine delle onde?

Queste sono invece alcune righe scritte dal poeta e insegnante di letteratura portoghese Fernando Pinto Do Amaral. In quanti di quelli che praticano sport acquatici si riconoscono in queste parole profonde che non cercano in alcun modo di celare la relazione tra nuoto e amore. Un po’ come quando da piccoli eravamo abituati a criptare i cartoni animati sul calcio o sulla pallavolo applicandoli alla nostra realtà di infanti o adolescenti. Ai nostri problemi quotidiani e ai nostri piccoli amori. Perché è lo sport a saper donare unione e passione.

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Fabian. Storia di un moralista. Questo romanzo di Erich Kastner finisce così. Un ragazzino, camminando per gioco, sul parapetto di un ponte, cade in acqua. Fabian, che si trova a passare, si butta per salvarlo. Il piccolo raggiunge la riva per proprio conto. Fabian muore annegato. S’era scordato che non sapeva nuotare. Parecchie linee si dipartono da questa conclusione. Una fra tutte ci convince di più. Moriamo perché ci siamo scordati di qualcosa.

E infine la parola è a Manlio Sgalambro, poeta e cantautore siciliano scomparso soltanto tre anni fa.

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