Fipav, il presidente Cattaneo a SN: “Territori e società al centro. La mia sarà gestione partecipata”

Pubblicato il autore: Sara Mechelli

E’ Pietro Bruno Cattaneo il nuovo presidente della Federazione Italiana Pallavolo. A decretarlo la 44esima assemblea nazionale ordinaria elettiva che si è tenuta a Rimini: Cattaneo ha superato di circa mille voti il presidente uscente Carlo Magri, in carica dal ’95.Per la pallavolo italiana dunque finisce l’era Magri per lasciar spazio a quella di Cattaneo e della sua squadra promossa pressochè in modo totale. I territori al centro del progetto e larga condivisione di obiettivi, valori e intenti le linee guida del progetto Cattaneo per il movimento pallavolistico italiano chiamato ora a fare un “salto di qualità”.

Queste le parole del nuovo numero uno della Fipav ai microfoni di SuperNews.

Il suo è un progetto ampio e corposo. Quali sono stati secondo lei i punti che le hanno consentito di arrivare alla presidenza della Federazione?
Credo che alla base di tutto ci sia stato il lavoro di squadra. In questa vittoria che è stata globale infatti, ad eccezione del nostro rappresentante tecnico, è stata promossa tutta la squadra. A mio avviso ha contato molto rimarcare l’attenzione sul territorio e sulle piccole società, su quelle che sono le radici da cui è nato tutto: dal radicamento sul territorio alla grande diffusione fino all’alto livello. Da li provengono infatti anche i successi a cominciare da quello all’Europeo dell’89, senza dimenticare l’argento di Roma nel ’78 e il bronzo ai Giochi di Los Angeles. Una cavalcata che non è ancora finita: non possiamo infatti non considerare lo strepitoso secondo posto di Rio e la spettacolare medaglia della coppia maschile di beach volley. Credo che  l’attenzione sul territorio e il far sentire partecipi tutti i nostri dirigenti e gli appassionati siano state le ‘armi vincenti’ considerando anche la strepitosa partecipazione all’assemblea: circa il 97%, un auditorium con oltre mille persone. Una partecipazione che, senza voler togliere niente a nessuno, ha solo la pallavolo forte della sua grande passione.

Come valuta l’attuale stato di salute del movimento pallavolistico italiano?
Nonostante la crisi che attanaglia il nostro Paese e dalla quale sembra che non si riesca ad uscire, direi che siamo una Federazione che tiene e che ha la possibilità di portare numeri importanti oltre che grandi e qualificanti termini di prestigio in relazione a quelli che sono i risultati tecnici che esprime. Questi sono motivi di orgoglio e soddisfazione che però non devono farci sedere sugli allori: dobbiamo continuare a darci da fare. Abbiamo, ed è innegabile, un problema sul reclutamento maschile e stiamo già valutando delle adeguate soluzioni. Credo tuttavia che con l’aiuto di tutti, perchè la mia sarà una gestione di condivisione e ascolto, riusciremo a lavorare bene: ognuno infatti è chiamato a dare il proprio contributo con onestà intellettuale e con lo scopo di far crescere il movimento.

C’è già trepidazione per i Mondiali del 2018. Che cosa si aspetta la Federazione da questa prestigiosa manifestazione?
Ci aspettiamo di farla bene come i due precedenti: il femminile 2014 e il maschile 2010. Vorremmo un grande effetto perchè il nostro intento è quello di portare la pallavolo e i suoi valori – che sono notevoli sia a livello tecnico sportivo che etico – verso più persone possibili. Vorremmo avere la possibilità di uscire verso tutti gli altri andando ad abbracciare un bacino di pubblico ampio e variegato che non si limiti solo agli appassionati o a chi gioca sotto rete. Dobbiamo farci conoscere e abbiamo tutte le carte in regola per proporci ad un pubblico ancora più vasto e soprattutto farci apprezzare.

Entusiasmo olimpico e grandi eventi aiutano il movimento. Di che cosa ha bisogno la pallavolo per crescere ulteriormente?
La pallavolo, come altri sport di squadra, avrebbe bisogno di una legge sul dilettantismo sportivo che attualmente non c’è e che dovrebbe invece consentire di dare sicurezza e un quadro normativo certo ai nostri dirigenti affinchè possano operare con tranquillità. Un’altra cosa importante è la sensibilizzazione di tanti nostri amministratori locali sull’impiantistica perchè si possano svolgere le attività in strutture adeguate. In Italia infatti di impianti di alto livello ne abbiamo veramente pochi e, a parte quello di Torino, eredità delle olimpiadi invernali, sono piuttosto obsoleti. In Polonia, facendo un paragone, ne hanno 15 moderni, grandi e attrezzati. C’è bisogno poi dell’impiantistica per le piccole società che andrebbero facilitate perchè il grande lavoro che fanno i nostri dirigenti sul territorio con i giovani è encomiabile. Se avessimo impianti adeguati potremmo fare molto di più.

Come reputa l’attenzione mediatica riservata alla pallavolo, vi aspettate una crescita e un’attenzione maggiore?
Vorremmo che l’attenzione fosse rivolta indistintamente a tutti qugli sport che in maniera impropria vengono chiamati ‘minori’. Abbiamo bisogno di ‘domeniche sportive’ che siano domeniche degli sport affinchè tutti, oltre al calcio che è seguitissimo a livello nazionale, possano avere l’attenzione che meritano. Anche noi ci siamo, facciamo e operiamo sui territori in ogni parte d’Italia ponendoci come punto di riferimento per giovani e famiglie.

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