Esclusiva SN, Hristo Zlatanov si ritira: “Con me e Papi è finita un’era, Zaytsev il futuro”

Pubblicato il autore: Marco Roberti

Ventiquattro stagioni di Superlega disputate, più di 9000 punti messi a terra (top scorer di sempre nel massimo campionato italiano), tanti trofei vinti e pochi rimpianti: Hristo Zlatanov si ritira con questo personale bilancio dopo una carriera vissuta da protagonista. E appende le ginocchiere al chiodo nella sua Piacenza di cui ha difeso i colori per ben 14 anni. E noi proprio da domenica ripartiamo, dalla festa d’addio in cui ha salutato la pallavolo giocata anche Samuele Papi, in cui i due hanno letto i tanti messaggi ricevuti dai compagni e dagli avversari di una vita e in cui si è vista per l’ultima volta la maglia numero 11. Una maglia e un numero che , come successo per tanti suoi illustri predecessori(Maradona e il suo 10 a Napoli, Baresi con il suo 6 a Milano, solo per ricordarne due dal popolare ambito calcistico), non saranno più di nessuno, ma solo suoi.

Domenica nella festa di addio ve ne siete andati te e Papi, hanno ritirato anche la tua maglia numero 11: è finita un’epoca per la pallavolo italiana?

“Direi di sì, sicuramente. Con Papi negli ultimi tempi ci prendevamo in giro perché vedevamo che tutti quelli che giocavano con noi avevano smesso. E ci è quindi venuto automatico dire che è finita. Sì, si può dire che con noi si chiude un’era della pallavolo italiana, ma abbiamo dato veramente tutto”.

Hai giocato 23 stagioni in serie A, hai fatto più di 9000 punti, qual è il segreto della tua longevità?

“Ringrazio intanto madre natura, perché il fisico conta. Poi bisogna fare una vita da atleta e sottostare a certi principi. Certo non ho una pozione magica per questo, altrimenti la venderei”.

Hai vinto tanto nel corso della tua carriera, ma qual è il trofeo a cui ti senti più legato?

“Mah, non ce n’è uno a cui mi senta particolarmente legato. Quello forse più goduto è però lo Scudetto(con Piacenza nella stagione 2008-09 n.d.r.)perché è venuto in una situazione particolare con la squadra in difficoltà. In più in quei playoff si giocava sempre al meglio delle 5 partite e noi conquistammo la semifinale e la finale alla quinta partita. Giocammo in pratica un altro campionato e quindi fu molto dura”.

E invece qual è il rammarico più grande che ti porti dietro?

“Rammarici? No, niente, perché rifarei tutto quello che ho fatto se potessi. Forse il dispiacere rimane per la finale di Champions League a Lodz (persa proprio contro la squadra di casa del Lodz n.d.r.)“.

Neanche per la nazionale, e mi riferisco in particolare alla mancata convocazione agli europei in casa del 2005, con Montali che ti aveva escluso per far spazio a Savani?

“Assolutamente no. Mi è dispiaciuto sì, ma è una cosa che mi ha aiutato comunque a crescere”.

E invece qual è stato l’allenatore che ti ha segnato di più in positivo?

“Bisogna dividere nelle due età del giocatore diciamo. Nella prima, quella delle giovanili, sicuramente mio padre che mi ha dato tanto soprattutto per le basi e i fondamentali e mi è stato vicino. Poi per quanto riguarda la carriera seniores, senza dubbio Angelo Lorenzetti. Ma non solo per l’aspetto tecnico e sportivo, ma anche sotto il profilo umano.”

Vedi qualche erede di Hristo Zlatanov in Italia ora?

“Beh, di eredi ci sono i miei due figli. Pallavolisticamente no, non ne vedo. Forse quello che si avvicina più a me come caratteristiche è Ivan Zaytsev che è un bombardiere molto potente”.

Progetti per il futuro? Pensi di rimanere nell’ambito della pallavolo, magari come dirigente o come allenatore?

“Mi farebbe molto piacere rimanere nell’ambito della pallavolo perché è uno sport che amo senza dubbio. Ma dovrei avere delle offerte che al momento non ho. La stagione intanto deve ancora finire, poi valuterò se mi verrà fatta qualche proposta; ma rimanere dentro il mondo della pallavolo mi piacerebbe molto”.

 

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