Volley, Samanta Fabris in esclusiva a SN: “Mi cercavano in Turchia, ma resto a Conegliano”

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui


Megan Easy, Samanta Fabris, Raphaela Folie, Robin de Kruijf e poi di nuovo Raphaela Folie. Questa l’incredibile serie di infortuni che ha vessato l’Imoco Conegliano nel corso dell’ultima stagione. Eppure, nonostante la sfortuna che ha martoriato la squadra di Daniele Santarelli, le venete sono riuscite a conquistare il loro secondo scudetto della propria storia dopo quello del 2016. Per una squadra costruita per vincere portarsi a casa solamente un trofeo sui quattro a disposizione (Supercoppa italiana, Coppa Italia e Champions League gli altri tre) potrà sembrare una stagione al di sotto delle attese, ma considerando tutte le difficoltà con cui Wolosz e compagne hanno dovuto fare i conti, il tricolore conquistato in gara 4 al PalaVerde contro Novara vale molto di più di quanto non possa sembrare. Uno scudetto dal sapore speciale soprattutto per Samanta Fabris, che dopo il suo lungo peregrinare per lo Stivale (Chieri, Modena, Novara, Casalmaggiore e ora Conegliano) è finalmente riuscita a cucirselo sul petto.

Nel frattempo “Samy” si è tolta la maglia gialloblù per indossare quella della Nazionale croata (e i gradi di capitano) che si è radunata a Rijeka (Fiume) per preparare la lunga estate che vedrà le ragazze del ct Igor Lovrinov impegnate nella Golden European League (scattata sabato scorso, ndr), ai Giochi del Mediterraneo e nelle qualificazioni agli Europei del prossimo anno. Un gradito ritorno per la neocampionessa d’Italia che proprio nel capoluogo quarnerino aveva iniziato la sua scalata nel volley che conta e che le ha permesso di spiccare il volo verso il palcoscenico della Serie A1, dove quest’anno si è definitivamente consacrata come uno degli opposti più forti al mondo.

E noi di SuperNews, tra un allenamento e una seduta in sala pesi, l’abbiamo incontrata per una piacevolissima chiacchierata tra futuro, Nazionale e i Mondiali che scatteranno il prossimo autunno in Giappone.

Samy, partiamo proprio dallo scudetto arrivato al termine di una stagione quantomai travagliata.
“E’ stata un’annata molto complicata e sfortunata sotto tanti aspetti. Alla fine però credo che proprio questo abbia cementato il gruppo creando un grande feeling tra noi giocatrici, che poi è stata l’arma che ci ha permesso di vincere il tricolore”.

Cos’è scattato nei playoff? Avevate dominato la regular season, poi all’ultima giornata è arrivata la sconfitta contro Pesaro e siete scivolate al terzo posto ma da lì in poi non avete sbagliato più nulla, a parte gara 1 della finale contro Novara.
“Dopo aver perso la finale di Coppa Italia c’è stato un leggero calo e abbiamo lasciato un po’ di punti per strada. Una volta perso anche il primato in classifica ci serviva una reazione perché sapevamo che quello non era il nostro vero livello di gioco e che le sconfitte sono arrivate soprattutto per demeriti nostri. Nei playoff abbiamo resettato tutto e dimostrato che quando giochiamo come sappiamo non siamo inferiori a nessuno”.

Avete perso la Supercoppa e la Coppa Italia per mano di Novara che oltretutto vi ha soffiato anche il primato in regular season e nel girone della Champions. Non è che per caso, magari anche inconsciamente, è venuta a crearsi una sorta di “sindrome di Novara”?
“In tanti dicevano che le piemontesi erano la nostra bestia nera, in particolare dopo che ci avevano battute in tre set nella prima gara della serie finale. Noi però non abbiamo mai avuto la sensazione di essere inferiori a loro e anzi, soprattutto in gara 3 e 4 abbiamo dimostrato di essere superiori”.

E quei tuoi quattro ace consecutivi nel quarto set di gara 4 sono stati la ciliegina sulla torta.
“Quel set stava già scivolando loro di mano, mentre io invece ero in trance agonistica e volevo conquistare a tutti i costi lo scudetto davanti ai nostri tifosi”.

So già che non lo ammetterai mai, però alla fine hai vinto il duello a distanza con Paola Egonu.
“Me l’hanno già fatto notare, ma posso assicurare che io personalmente non l’ho vissuta come una sfida tra noi due. Il mio unico obiettivo era portare a casa lo scudetto e non guardare chi sta dall’altra parte della rete. Poi sia chiaro, Paola è una giocatrice straordinaria nonostante la giovanissima età”.

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A proposito di baby fenomeni: che idea ti sei fatta su Isabelle Haak, best scorer della regular season a soli 18 anni e alla prima esperienza in Italia?
“Onestamente prima di quest’anno non ne avevo mai sentito parlare né tantomeno vista giocare, ma sono rimasta impressionata vedendola in campo. Possiede inoltre ottime doti tecniche considerando la giovane età e di questo passo tra qualche anno potrà tranquillamente diventare l’opposto più forte al mondo”.

Capitolo Champions: nella semifinale contro il Vakifbank Istanbul, peraltro il remake della finale dell’anno scorso, eravate sotto di due set, poi avete impattato sul 2-2 e nel tie-break vi siete portate sul 12-9 prima di cedere ai vantaggi. Lì cos’è successo?
“Non lo so. Si è spenta la luce, sono venute fuori loro trascinate da una scatenata Zhu Ting che in questo momento è il miglior posto 4 in assoluto e forse l’unica giocatrice in grado da sola di spostare gli equilibri di una squadra. Peccato perché eravamo molto vicine all’impresa, però bisogna altresì tenere a mente che avevamo di fronte un’autentica corazzata”.

Rimarrai a Conegliano anche il prossimo anno?
“Sì”.

Alcuni rumors di mercato ti davano però in partenza verso la Turchia.
“Avevo ricevuto diverse offerte, ma non ho mai preso in considerazione la possibilità di lasciare Conegliano. Qui sto benissimo, ho vinto il mio primo scudetto e sono cresciuta molto sia come atleta che come persona. La società è super organizzata, ci è sempre stata vicina, abbiamo un pubblico fantastico e poi sono vicino a casa. L’obiettivo è ora riconfermarci”.

Novara e Scandicci si stanno rinforzando molto. Sarà quindi una lotta a tre?
“Sinceramente non sto seguendo il volleymercato perciò non saprei dire. La volontà della società è quella di mantenere l’ossatura di quest’anno e poter contare su un gruppo già affiatato sarà un importante vantaggio nei confronti delle nostre avversarie”.

Passiamo ora alla Nazionale che vi vedrà impegnate nella Golden European League, ai Giochi del Mediterraneo e alle qualificazioni ai prossimi Europei. Obiettivi?
“Nella GEL e ai GdM vogliamo andare avanti il più lontano possibile, ma l’obiettivo principale è qualificarci all’Europeo del prossimo anno”.

Nel girone di qualificazione affronterete Svizzera, Austria e Albania. Sulla carta una poule abbordabile.
“Solo sulla carta. Bisognerà poi scendere in campo”.

Dal momento che questa è un’estate un po’ “interlocutoria”, nel senso che non giocherete né la Volleyball Nations League né i Mondiali, ci si aspettava che coach Lovrinov avrebbe dato ancora più spazio alle giovani piuttosto che vedere il ritorno di due veterane come Mia Jerkov e Sanja Popović.
“Non sono d’accordo. Per le ragazze più giovani è importante avere dei punti di riferimento. Giocatrici come Mia e Sanja sono quelle che alla fine trascinano il gruppo e la loro esperienza è molto importante in un gruppo giovane. Personalmente poi, sono felicissima di ritrovarle nuovamente in squadra”.

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Malgrado il ricambio generazionale portato avanti negli ultimi anni non siete ancora riuscite a compiere il salto di qualità. Perché?
“Ogni anno cerchiamo di accelerare questo processo con dei piccoli accorgimenti, ma alla fine quel passo decisivo stenta ad arrivare. Ma ci arriveremo perché il talento a questa squadra non manca di certo. Abbiamo solo bisogno di ancora un po’ di tempo e di pazienza”.

Come detto, la Croazia non prenderà parte ai Mondiali che scatteranno il prossimo 30 settembre in Giappone. Vediamo allora di fare le carte alla rassegna iridata: chi salirà sul tetto del mondo?
“E’ ancora troppo presto per fare previsioni. Molto dipenderà in quali condizioni fisiche vi arriveranno le squadre visto che molte giocatrici importanti si sono infortunate nel corso della stagione. Le favorite sono comunque sempre le stesse: Brasile, Cina, Serbia e Stati Uniti”.

Dove può arrivare l’Italia?
“Vedremo. Hanno perso per infortunio giocatrici molto importanti (Raphaela Folie e Caterina Bosetti, mentre Alessia Gennari si è presa una piccola pausa, ndr) e sono in pieno ricambio generazionale. In prospettiva però vedo molto bene le azzurre. Tra due anni a Tokyo credo che si giocheranno una medaglia”.

Il problema dell’Italia è che non ha un braccio pesante in posto 4, una Kosheleva o una Mihajlović per intenderci.
“E’ vero. Mazzanti dovrà essere bravo a inventarsi qualcosa”.

Come valuti la mancata convocazione di Valentina Diouf? Io ho la sensazione che per via del suo ego non voglia fare la vice di Egonu.
“Potrebbe anche essere, ma onestamente preferisco non entrare nel merito. Non sta a me giudicare”.

E per finire, ci sarà un po’ di beach volley nella tua estate?
“Penso di no. Dopo gli impegni in Nazionale voglio staccare un po’, riprendere fiato e riposarmi. Ne ho davvero bisogno”.   


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