Rugby, quali sono i punti di forza e di debolezza dei Lions?

Pubblicato il autore: Simone Del Latte Segui

Lions

Lo scorso mercoledì Warren Gatland ha comunicato la lista dei 41 convocati per il tour dei British and Irish Lions, la selezione delle isole britanniche che sarà impegnata dal 3 giugno all’8 luglio in dieci accesissime sfide contro le migliori espressioni del rugby neozelandese.

Nonostante 41 giocatori siano molti, lo stesso Gatland ha dovuto riconoscere che non è stato facile stilare una rosa che racchiudesse i migliori talenti del rugby oltremanica. Molti sono i grandi nomi a cui il ct ha dovuto dire di no a malincuore, il che però non è necessariamente una disgrazia, anzi. Potrà sembrare paradossale ma il dover essere costretti a rinunciare ad alcuni valenti giocatori, preferendovi altri più encomiabili, è l’aspirazione di ogni allenatore. Significa avere a disposizione un collettivo competitivo e di profonda qualità poiché, tendenzialmente, tanti più sono i candidati meritevoli respinti, tanto più elevato sarà il valore complessivo di quelli promossi.

Effettivamente quella di quest’anno è una delle formazioni Lions più agguerrite di sempre. Si tratta di un gruppo molto fisico, ma anche dinamico, che dispone di protagonisti di conclamato prestigio internazionale, oltretutto in posizioni chiave del campo. Ci sono i migliori specialisti della piazzola del mondo ovale (i vari Halfpenny, Biggar, Farrell, Sexton), ma soprattutto c’è nell’aria una vaga, diffusa e particolare sensazione di fiducia nei loro confronti che sembra destinata ad accompagnarli da qui a giugno.

Eppure dall’altra parte ci sono i Neozelandesi, non solo i veterani e gli esordienti All Blacks, ma anche i bocciati in un sistema e in una cultura in cui la sufficienza ha come soglia il 9 di voto. Per avere la meglio sui campioni del mondo, i Lions dovranno prima vincere la battaglia nelle fasi statiche e nei punti d’incontro, missione non impossibile per gli Europei che hanno dalla loro un pacchetto di mischia estremamente fisico ed abile nel breakdown. L’Argentina lo scorso anno ha messo in luce i limiti del gioco All Blacks in ruck e indurre l’arbitro a sanzionare le loro traversie in queste situazioni sarà sicuramente una delle chiavi per un ipotetico successo Lions.

Disporre di calciatori inappuntabili e in grado di convertire un alto tasso di penalità in 3 punti è un vantaggio, ma è impensabile portare a casa partite e serie solamente calciando ai pali. I Lions avranno bisogno di mete e di punti pesanti. Non che manchino i finisher (basti pensare a Ben Te’o, Hogg, Nowell, Joseph e non solo), ma i loro trequarti dovranno mettere in scena uno spettacolo davvero inedito per sorprendere una linea neozelandese composta da interpreti molto affiatati, “on a string” dicono coloro che predicano il logos dell’NBA, legati cioè da un’invisibile corda che, al movimento del singolo, trascina tutti gli altri in maniera consequenziale.

E infatti, al di là dei grandi discorsi, talvolta abbastanza sterili, sulle divergenze tecnico-tattiche tra le due formazioni avversarie, probabilmente è proprio l’affiatamento l’arma in più di cui dispongono gli All Blacks, il cui nome sintetizza in maniera inequivocabile il distillato ideologico dell’armonia dei molti in un’unicità coesa. Il successo, infatti, passa attraverso il lavoro di squadra, un’abilità che, come tutte le altre, si allena e si affina col tempo. La selezione dei Lions, tuttavia, è per sua natura costretta ad ignorare questo precetto, poiché raccoglie i migliori talenti dell’emisfero boreale, appartenenti però a squadre, culture, sistemi diversi per quanto vicini.

Un profano di rugby potrebbe pensare che vincano sempre i più grossi, i più veloci e quelli che hanno il fenomeno al piede. E invece a prevalere è il gruppo allargato che riesce a sintetizzare meglio in ogni fase di gioco tutte le variabili tecniche, tattiche, fisiche ed emotive che concorrono al risultato finale. E si tratta di acquisizioni, enormi ed inestimabili, che nessuna squadra sarà mai in grado di far proprie in meno di un mese. Nessuna eccezione, nemmeno per gli ineccepibili Lions.

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