Giovanbattista Venditti a SN: “Le Zebre possono confermarsi. ItalRugby ? Test con la Georgia decisivo. All Blacks avanti anni luce”

Pubblicato il autore: Gabriele Ripandelli Segui


Giambattista Venditti, o Giamba per  gli amici e per i follower, è uno dei massimi rappresentanti dell’Italia nel mondo del rugby. Svolge il ruolo di tre quarti ala delle Zebre (squadra di Parma, ndr.) in Pro 14 ed in più occasioni ha indossato la divisa della nazionale italiana. Prima di essere un grande sportivo, è anche  un ragazzo molto simpatico ed alla mano. Così ne abbiamo approfittato  per parlare di tutto, dalla nazionale, compresa la partita difficilissima contro la Nuova Zelanda a novembre a Roma, agli obiettivi stagionali, personali e del club, non potendo tralasciare il set fotografico senza veli per cui ha posato e la curiosità nel sapere cosa cerca nei grandi atleti degli altri sport. Per chi fosse un amante dei numeri, può trovare facilmente su internet statistiche relative alle sue prestazione con club e nazionali.

Cosa possono dirci i prossimi test match dell’Italia in vista dei prossimi impegni, come il sei nazioni ed i mondiali del 2019?

Sicuramente saranno tutte partite molto difficili, ognuna per ragioni diverse. L’ Irlanda attualmente è forse la squadra più forte dell’emisfero nord ed è una delle poche che potrebbe competere realmente con Sudafrica e Nuova Zelanda. Il fatto che si giochi a Chicago, dall’altra parte del mondo, ed avere sei giorni dopo la sfida delicatissima contro la Georgia, la rende ancora più insidiosa. La partita con la Georgia sara poi probabilmente la partita della verità perché loro la stanno preparando da circa dieci anni, cioè da quando hanno entrato con le voci per entrare all’interno del 6 nazioni. Per loro sarà la partita della vita.

Con la Nuova Zelanda, si parla più di sfida di prestigio o l’Italia può puntare a vincerla?

Per il rugby partite di prestigio non esistono : è un gioco con così tanto contatto fisico che non hai voglia di andare partendo già con la sconfitta in testa. Però al momento la Nuova Zelanda è ad anni luce da noi. Noi dobbiamo puntare a fare la partita tatticamente perfetta, dobbiamo essere in campo con l’attitudine giusta e pensare sicuramente alla nostra prestazione. Poi alla fine degli 80 minuti si vede il risultato.

Pensi di riuscire a tornare in pianta stabile nella lista dei convocati o bisognerà ancora aspettare?

L’obiettivo è comunque quello di rientrare il prima possibile. C’è da dire che dall’anno scorso, da quando ho avuto l’infortunio più grande, tutti i ragazzi giovani hanno giocato molto molto bene ed il lavoro che stanno facendo le accademie si sta vedendo. Ci sono tantissimi giovani pronti e la coperta della nazionale in tanti  ruoli è molto più lunga. Il lavoro con il tecnico rimare comunque positivo.  Penso che ognuno di noi abbia  un bellissimo rapporto con Conor ( O’ Shea, commissario tecnico dell’ Italia) perché, al di là delle capacità tecniche da allenatore, è una persona che parla tanto con i giocatori, quindi ha un rapporto di fiducia con tutti quanti e da quel punto di vista non ci sono problemi.

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Quali sono gli obiettivi che vi siete messi in testa per la stagione delle Zebre?

Dopo l’ultimo mese di campionato che abbiamo fatto lo scorso anno, vincendo tutte le partite e giocando molto molto bene, ci eravamo messi in testa di ricominciare come avevamo finito. All’inizio è andata abbastanza bene: abbiamo colto subito due vittorie in casa, purtroppo l’ultima con gli Ospreys non è andata benissimo. L’obiettivo è confermare  i buoni risultati dell’ anno scorso, abbiamo un bellissimo girone anche in coppa europea e vogliamo passare e piazzarci meglio rispetto al risultato dell’anno scorso

Secondo te, le squadre italiane possono dire la loro nella coppa europea?

Secondo me, sì. Entrambe le squadre, forse Treviso di più, hanno delle rose più grandi e non si  dovrebbe verificare come l’anno scorso che alcuni giocatori giochino al limite del troppo.  Quest’anno dovrebbe esserci più freschezza e si può fare più turnover per essere pronti e in condizione per tutte le gare.

Che obiettivi personali ti sei dato per questa stagione da Venditti?

Io voglio tornare convincente in campo. Alla base del mio ruolo ci stanno la velocità e l’esplosività e per fare quello devo stare fisicamente bene. siccome l’anno scorso ho avuto almeno tre infortuni che mi hanno tagliato le gambe, quest’anno il mio focus è sulla costanza delle buone prestazioni e sulla parte fisica del gioco. Quest’estate ho fatto una grandissima pre stagione, ero veramente in formissima e la condizione  fisica era quasi perfetta, poi nella partita contro i Kings ho ricevuto una botta alle costole. Il rugby è uno sport  di contatto e bisogna fare i conti con questi colpi che rallentano la ripresa.

C’è una grande differenza tra pro14 ed eccellenza italiana? Secondo te,  è più funzionale la formula a leghe nazionali, o quella che prevede una  lega internazionale?

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Il livello fisico dei giocatori cambia tantissimo, e logicamente nella top14 si trova molta più forza  e competitività. da una parte ci sono atleti pagati semplicemente per allenarsi e riposare a casa, dall’altra parte invece tantissimi giovani, che portano una freschezza che non è indifferente, ma non hanno il 100% della giornata focalizzata perché studiano e lavorano. In altre parti del mondo questo sistema di leghe multinazionali chiuse funziona e nel calcio si sta pensando a questa soluzione creando una specie di Super League. Non so dire quale dei due sistemi sia più giusto, dipende molto dal tipo di cultura che c’è in quello sport.

Quale potrebbe essere la formula Venditti per dare maggior considerazione al rugby all’interno del nostro paese?

Se avessi la soluzione, avrei già chiamato in federazione per andare a farlo. Sicuramente viene prima di tutto da noi giocatori, che abbiamo le partite come strumento principale. In Italia c’è la cultura della vittoria che non è la cultura sportiva per eccellenza, ma non è neanche tutta da buttare. Le vittorie portano pubblico, più calore intorno alla squadra, più tifosi. Per prima cosa quindi dobbiamo giocare bene e vincere le partite. Poi si possono fare tante cose dalle giovanili alle scuole, ma penso che il problema sport-scuola sia molto ampio e non riguardi solo il rugby, ma tutte le discipline. Dal punto di vista dell’informazione , in Italia è abbastanza amatoriale: chi vuole essere informato su qualcosa adesso ha gli strumenti per farlo. Anche su Twitter e Facebook ci sono le dirette ed è più facile vedere le partite in giro. C’è da fare di più? Sì, ma non saprei concretamente cosa.

Come è nata l’idea di posare senza veli per il calendario Dieux du Stade 2019?

Mi hanno contattato loro quest’estate. Da parte mia c’è stata tanta curiosità ed emozione perché, anche se non sono troppo timido, mi sono trovato senza veli con solo un asciugamano per stare coperti tra i vari ciak. Poi, essendoci molte persone in sala tra chi si occupava delle luci, chi del trucco e chi di tutto il resto, non era proprio il massimo. Il calendario ha una storia che parla da sola e da tanti anni è un’icona del rugby, soprattutto oltralpe. Quindi sono stato contento della chiamata, ma è stata una cosa di poco conto. Rimango dell’idea di voler giocare a rugby  e non di fare il modello( ride, ndr.)

Segui altri sport oltre al rugby? Cosa cerchi negli altri sportivi che ammiri?

Seguo Anthony Joshua e LeBron James. Adoro sia la box che il basket e loro, oltre che grandissimi atelti, sono persone che fanno tanto anche per gli altri; questo è quello che cerco negli altri sport.

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