Fill sultano dei discesisti riscrive la storia: coppa-bis nel giorno di Paris

Pubblicato il da Valerio Mingarelli

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Due coppe “is meigl che one”, come recitava uno sbarbato Stefano Accorsi tempo addietro in uno spot di un noto brand di gelati. Peter Fill scrive in grassetto il suo nome negli almanacchi della storia dello sci alpino: dopo il mirabolante successo di dodici mesi fa, quando portò per la prima volta la coppa del mondo della discilpina regina della neve, vale a dire la discesa libera, con una roboante prova finale piazza il bis. Nella iper-glamour Aspen, località del Colorado che da sempre rappresenta il tempio dello sci di tutto il Nord America, il 34enne di Castelrotto chiude in seconda piazza l’ultima libera dell’anno dietro al suo compagno di squadra Dominik Paris, (al secondo urrà stagionale dopo l’impresa cavalleresca sulla Streif di Kitzbuhel), e per i colori azzurri è torcida vera. I due big indiscussi del nostro movimento ai primi due posti, a griffare i podi numero 36 e 37 di questa stagione davvero paradisiaca per tutto il team italico nel suo mix uomini più donne. Soprattutto, sorpasso all’ultima chicane da parte di Fill nei confronti del norvegese Kjetil Jansrud in classifica di specialità, e seconda sfera di cristallo in libera per l’altoatesino. Che dopo una carriera passata a lungo con la casacca del comprimario e del “what if”, entra di diritto nel gotha degli sport invernali e ci fa entrare pure il suo sorrisone, circondato dal consueto pizzetto e divenuto via via negli anni sempre più radioso.

Sono 8 i centesimi che separano i due azzurri nella prima gara delle finali americane. Gli 80 punti messi in dispensa da Fill però consentono la risalita sul vichingo: Jansrud fino a stamane era avanti di 33, ma la sua discesa a fari spenti e senza brio (con sbiadita undicesima posizione) scaraventano nel nirvana appunto l’azzurro. Due coppe di specialità consecutive: un’impresa finora che nello sci italianoè riuscita soltanto a Gustav Thoeni (re del gigante per tre anni ‘70-‘71-‘72) e ad Alberto Tomba in gigante (‘91 e ’92) e in slalom (’94 e ’95). Fill è una volpe sorniona, di quelle che non ti accorgi mai ma son sempre lì nelle parti alte della classifica, in virtù di una costanza di rendimento che ha pochi eguali a questi livelli soprattutto per ciò che concerne gli uomini jet.

Un campione dalla tecnica sopraffina (che già a 16 anni, in età verdissima, gli veniva riconosciuta creandogli non poca pressione da sopportare ogni volta che si infilava gli scarponi ai piedi) che nel finale di carriera ha saputo diventare un mago anche nei tratti di scorrevolezza, indigesti fino a un lustro fa. Proprio in quelli, dove è necessario far correre gli sci altrimenti il cronometro ti prende a legnate, Fill ha costruito questa altra vittoria. Dopo un paio di annate buie che lo avevano persino portato a meditare il ritiro, il ragazzo cugino della peperina del gigante Denise Karbon ha trovato la quadra del cerchio con la maturità e, seppur meno vincente rispetto al suo dirimpettaio di squadra Paris, si è tolto egregie soddisfazioni, tra le quali pure quella di vincere in superG (sua specialità di elezione) come accaduto tre settimane fa in Norvegia. Un’annata coi fiocchi, per il nostro sci. Che almeno in questo week end continua…

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