Sci, Ilka caput mundi: “Il mio exploit? Frutto di anni di duro lavoro”

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

ilka
Ilka caput mundi. Recitava esattamente così uno striscione dalle tribune di Aspen nel corso delle finali che hanno fatto calare il sipario sulla stagione di sci alpino. L’espressione è certamente un po’ esagerata, ma i numeri di Ilka Štuhec non lasciano spazio a interpretazioni: 7 successi, 13 podi, 2 coppe di specialità, oro iridato in discesa, 1325 punti e secondo posto in classifica generale alla spalle di sua maestà Mikaela Shiffrin. Roba da stropicciarsi gli occhi.
E pensare che l’annuncio del ritiro di Tina Maze alla vigilia dell’ouverture di Sölden aveva gettato nello sconforto i cugini sloveni. Ma a Ilka sono bastate poche gare per non far rimpiangere Tina e i paragoni tra le due tutt’ora continuano a sprecarsi. Paragoni che tanto piacciono ai tifosi e ai media ma che, a dirla tutta, sono un po’ fuori luogo: Tina è Tina e Ilka è Ilka. Punto.

La 26enne di Slovenj Gradec è stata inoltre bravissima a zittire le malelingue che prontamente la accusavano di essere solamente una “slittona”. Ebbene sì, Ilka è la slittona per eccellenza del circo rosa e come fa correre lei gli sci non lo fa nessuna ma è stata una delle pochissime atlete capace di andare a punti in tutte discipline, ha vinto la coppa di combinata e avrebbe portato a casa anche quella di super-G qualora ad Aspen non si fosse presentata una Tina Weirather in stato di grazia. Slittona sì, ma con una tecnica sopraffina.

Del suo exploit e di molto altro ancora Ilka ne ha parlato con i colleghi della Federsci internazionale (FIS) nell’intervista che qui riportiamo.

7 vittorie, 13 podi, 2 coppe di specialità, 1 oro mondiale, 1325 punti. Ilka, quali sensazioni provi vedendo questi numeri?
“Onestamente nel corso della stagione non ho avuto tempo di guardare i numeri e le statistiche e quindi di realizzare quello che stavo facendo. Ora che mi guardo indietro mi rendo conto che tutto questo è incredibile. L’altro giorno a casa mia stavo sistemando le coppe di cristallo in bacheca e solo in quel momento capii che avevo raggiunto risultati straordinari. E poi, come spesso è capitato durante la stagione, mi è scesa pure qualche lacrima.”

Prima di quest’anno, in cinque anni di Coppa del Mondo solamente in cinque occasioni sei entrata nella Top 10. Cos’è scattato quest’inverno?
“Premetto che per fare un grande passo come questo non basta una sola estate come molti credono. Sono anni e anni di duro allenamento che ti permettono di crescere e migliorare. Quest’estate tutta la preparazione è filata senza intoppi, sia negli allenamenti a secco che in quelli sugli sci. Inoltre mi sono concentrata solo ed esclusivamente sulla mia sciata cercando di divertirmi il più possibile. E infatti mi sono divertita un sacco.”

In stagione ti sei cimentata anche nelle discipline tecniche ottenendo risultati di tutto rispetto. La polivalenza è uno dei tuoi prossimi obiettivi?
“Assieme al mio team cerco di allenare tutte le discipline perché non mi interessa essere forte solamente in una o due. Tuttavia è molto difficile trovare il giusto equilibrio tra le gare, gli allenamenti e il riposo. Correre in tutte le discipline è massacrante, pertanto la prossima stagione valuterò attentamente a quali gare prendere parte e a quali no.”

Tra meno di un anno ci saranno le Olimpiadi. Pyeongchang è solo un sogno o piuttosto un obiettivo?
“La medaglia olimpica è il sogno di ogni atleta. Quelle sono gare speciali dove tutto può succedere e lo abbiamo visto in diverse occasioni. Ma la strada che porta a Pyeongchang è ancora lunga e in mezzo ci saranno moltissime gare.”

Dopo aver conquistato il titolo mondiale juniores in discesa nel 2008 hai subito diversi infortuni che hanno inevitabilmente condizionato la tua carriera. Come si fa a tornare al top dopo tutto quel calvario?
“Nell’estate di quell’anno ho subito un grave infortunio in allenamento a La Parva, in Cile. Mi ero strappata il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e ho dovuto subire addirittura due interventi, ma il dolore continuava a persistere. Esattamente un anno dopo mi lussai la rotula ma dopo la pulizia del ginocchio il dolore era diventato insopportabile. Dovevo cercare aiuto da un’altra parte. Così mi recai a Basilea dove il dottor Friedrich e il suo team salvarono sia il mio ginocchio che la mia carriera.
Nel 2014, a un mese dalle Olimpiadi di Sochi, mi feci male nella discesa di Zauchensee. Tornai sotto i ferri per un’artroscopia sempre al ginocchio destro, però la mia fortuna è stata quella di avere accanto un team di medici e fisioterapisti fantastici ed è solo grazie a loro che alla fine volai in Russia.
Ad oggi solo il 25% del legamento crociato anteriore del mio ginocchio destro risulta “sano”. Fortunatamente i muscoli sono abbastanza forti per mantenere stabile l’articolazione.”

Attorno a te hai un piccolo team privato con tua mamma che ti fa da “skiwoman”. Quali sono i vantaggi di questa piccola squadra?
“Il vantaggio principale di un piccolo team è che tutto il lavoro è incentrato sulle mie esigenze, ossia gli allenamenti, il riposo e quant’altro. Questo piccolo gruppo è quasi una famiglia per me, siamo molto legati. Certo, delle volte capita di avere delle incomprensioni ma è normale.”

Attualmente sei iscritta alla Facoltà di Economia presso l’Università di Maribor. Come fai a conciliare gli studi con gli impegni in pista?
“Durante l’inverno metto ovviamente da parte gli studi, ma non nascondo che è davvero dura conciliare le due cose. Vorrei dare più esami però delle volte semplicemente non ho abbastanza energie per studiare.”

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