Sci: Michael Matt, non chiamatelo fratellino d’arte…

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

michael matt
Che dietro a sua maestà Marcel Hirscher vi fosse una folta schiera di giovani talentuosi non era certo un mistero. Il problema era piuttosto emergere dall’ombra del fenomeno austriaco. Eppure, nonostante l’ennesima stagione da record di Hirscher, lo squadrone biancorosso ha saputo consacrare alcuni talenti che saranno certamente la colonna portante del movimento rot-weiss-rot nell’immediato futuro: Roland Leitinger e Manuel Feller sono tornati dai Mondiali di St. Moritz con una medaglia al collo, mentre Marco Schwarz e Michael Matt hanno dimostrato di potersela giocare alla pari con i più forti.

Tra questi colui che ha suscitato maggiore interesse tra gli appassionati del circo bianco è stato ovviamente Michael Matt, fratello minore di Mario, uno dei più grandi slalomisti di sempre: nel suo palmarès figurano infatti 1 oro olimpico, 3 ori iridati (più 1 argento e 1 bronzo) e 15 successi in Coppa del Mondo!

Inutile sottolineare quanto ingombrante possa essere un’eredità del genere per un giovane atleta. Un macigno pesantissimo che continuerà a seguire il 23enne di Zams come un’ombra nel corso della carriera perché i paragoni con il fratello si sprecheranno anche in futuro. Paragoni inutili e spesso fuori luogo che tifosi e media continueranno ad alimentare, ma che Michael ha già saputo farsi scivolare addosso trasformandoli in un ulteriore stimolo nella rincorsa verso l’élite mondiale. E il successo, il primo in carriera, nello slalom di Kranjska Gora del 5 marzo scorso ne è la più fervida testimonianza. E guai a chiamarlo fratellino d’arte: “Michi” ha tutte le carte in regola per avvicinare, se non eguagliare, le vette raggiunte dal fratellone Mario.

Di questo e altro ancora Michael ne ha parlato con i colleghi della Federazione internazionale (FIS) nell’intervista che qui riportiamo.

Michael, hai chiuso la stagione in quinta posizione nella classifica di slalom centrando la vittoria a Kranjska Gora e altri due podi a Levi e Aspen. E’ stato un inverno al di sopra delle attese?
“Già nel corso della preparazione estiva avevo capito di essere molto veloce, però finire sul podio nel primo slalom stagionale (a Levi, ndr) è stata una grande sorpresa. Quella gara mi ha fatto capire che più ti concentri sulla tua sciata e più vai forte, ed è esattamente quello che è successo a Kranjska Gora.”

Quali sensazioni hai provato a Kranjska Gora?
“Quel giorno mi sentivo bene, come del resto in tutte le altre gare quindi non provavo nulla di particolare. Le condizioni della pista erano davvero proibitive però sapevo di poter essere veloce. Quando al traguardo vidi che Stefano Gross (leader dopo la prima manche, ndr) stava scivolando alle mie spalle capii che forse ce l’avrei fatta. Vincere in Coppa del Mondo è una sensazione incredibile: nei giorni seguenti avevo sempre il sorriso stampato in faccia.”

Tuttavia, la tua stagione non è stata esente da problemi. A gennaio hai avuto un momento di difficoltà con i risultati stentavano ad arrivare…
“E’ vero. Dopo Levi e Val d’Isere ho avuto un momento di appannamento. A gennaio erano in programma diversi slalom, tutti molto ravvicinati e su pendii difficili. Alla vigilia di Kitzbühel mi sono poi ammalato e due giorni dopo c’era Schladming. Lì sono stato sfortunato perché quando ci sono due gare in tre giorni non puoi permetterti di non essere al top. Dopo Kitz abbiamo analizzato i video degli allenamenti e di alcune gare giungendo alla conclusione che dovevamo cambiare qualcosa. A Schladming abbiamo cambiato il setup degli sci e la cosa ha funzionato.”

Ai Mondiali di St. Moritz eri terzo al termine della prima manche per poi scivolare in ottava posizione nella seconda. Quella gara brucia ancora o piuttosto l’hai presa come una tappa nel tuo percorso di crescita?
“Non nascondo che ci sono rimasto molto male. Ho analizzato diverse volte quella gara per capire cosa sia successo perché quello di St. Moritz era il primo Mondiale nel quale ho avuto la concreta possibilità di giocarmi una medaglia.”

Il prossimo anno è quello olimpico. Punterai alle Olimpiadi di Pyeongchang o piuttosto alla Coppa del Mondo?
“Ogni gara è importante e non importa se trattasi di una stagione olimpica o meno. E’ fondamentale focalizzarsi su ogni singola gara. Poi è chiaro che le Olimpiadi sono un mio obiettivo. Lo slalom olimpico è una gara in cui ognuno prende più rischi rispetto a una gara di Coppa del Mondo perciò sarà cruciale essere fisicamente e mentalmente al top.”

Quella austriaca è probabilmente la squadra più forte tra i pali stretti, con tanti giovani di grande talento e prospettiva. Quant’è importante far parte di questo gruppo?
“La nostra fortuna è stata quella che fino a poco tempo fa potevamo allenarci con gente come mio fratello (Mario Matt, ndr), Reinfried Herbst e Benjamin Raich. Ogni sessione di allenamento con questi campioni ci ha insegnato tanto ed è anche merito loro se ora abbiamo un’ottima base. E poi tutti noi siamo estremamente competitivi e questa concorrenza non può che spingerti al limite e di conseguenza a migliorare.”

Tuo fratello Mario è stato un grandissimo interprete dello slalom. Quanto conta la sua esperienza e soprattutto quanta pressione ti mette addosso questo fatto?
“Ovviamente è un bel vantaggio avere un fratello che ha avuto una carriera di grande successo. Non solo per dispensare consigli, ma anche perché egli può cogliere dettagli che altri magari non vedono. Poi è chiaro che la sua carriera porta anche aspetti negativi quali la pressione perché i paragoni tra di noi ci saranno sempre. In questo senso la stagione appena passata è stata importante per costruire una mia identità all’interno della Coppa del Mondo.”  

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