Olimpiadi, Sofia Goggia si racconta alla Gazzetta: “Sapevo di poter battere la Vonn”

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui
BAD KLEINKIRCHHEIM, AUSTRIA - JANUARY 14: Sofia Goggia of Italy competes during the Audi FIS Alpine Ski World Cup Women's Downhill on January 14, 2018 in Bad Kleinkirchheim, Austria. (Photo by Christophe Pallot/Agence Zoom/Getty Images)

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Può essere ormai considerata l’orgoglio dell’Italia Sofia Goggia dopo la medaglia vinta alle Olimpiadi PyeongChang, dove la bergamasca ha regalato una grandissima gioia alla sua Bergamo e all’Italia intera. La discesista racconta un sogno che aveva fin da bambina, un traguardo realizzato dopo tanti sacrifici e che cambia notevolmente la sua carriera:

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“Ho visto il presidente del Cio, Bach, che me la portava – racconta Sofia alla Gazzetta dello Sport –  è davvero mia, sta arrivando per me. E poi continuavo a pensare: il sogno della mia vita è tra le mie mani, l’ho raggiunto, è vero. Dopo Garmisch sono partita per l’Olimpiade con una sola cosa in testa, volevo battere la Vonn. Con il passare dei giorni mi sono accorta che era diventato un caso mediatico, ho preferito togliere l’attenzione da lì, non volevo che mi togliesse l’attenzione da quello che volevo davvero, la medaglia. E dopo il superG ho cominciato a costruire la discesa”.

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Un sogno che si realizza ma senza l’esorbitante pressione addosso che prepara ogni atleta a un evento come l’olimpiade: “Sembra una sbruffonata, ma io non ne avevo, di pressione – prosegue la Goggia –  doppio zero, come la farina. Sapevo che indipendentemente da come sarebbe andata, io sarei rimasta la stessa. Per tanti atleti i Giochi sono il D-day, il giorno del giudizio, per me era solo parte di un percorso e ho capito che le mie aspettative non si sarebbero fermate lì, avevo già guardato oltre. Era solo una tappa del processo, non il traguardo. E poi ero lì a fare la cosa che mi piace di più, a realizzare i miei sogni. Sono partita nel superG olimpico con una serenità, con una autenticità nella sciata, ho provato sensazioni così forti che mi sono abbandonata al piacere di sciare e mi sono deconcentrata. Prima di quell’errore avevo 58/100 di vantaggio, ma quella gara mi ha fatto tornare la Sofia che a 7 anni voleva essere la prima anche nella pista di collegamento a Foppolo. Avevo già vinto prima di vincere, per il significato che c’era. Lì ho ritrovato Sofia. E ho accettato il fatto che anche se non avessi vinto, sarei stata sempre io”.

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