“Veni, vidi, vici” Intervista con Giovanni Melillo

Pubblicato il autore: Tudor Leonte


Giovanni Melillo racconta com’è andato il suo ultimo incontro per l’organizzazione britannica Cage Warriors Fighting Championship. Melillo ha esordito con il botto in uno dei migliori circuiti europei, imponendosi per K.O nel corso del primo round contro il norvegese Mohsen Bahari (9-4), veterano del CWFC. Il record di “The Punisher”, questo il soprannome del talento barese, sale così a 8-1, confermando tutte le potenzialità di questo atleta.

Melillo, complimenti per l’incontro di sabato, una combinazione che non ha lasciato scampo al suo avversario e ha portato un KO spettacolare! Ci parli un po’ di come si è avvicinato alle MMA e agli sport da combattimento in generale.

Ho iniziato all’età di 6 anni a praticare judo e ho continuato fino all’età di 22 anni, arrivando ad ottenere la cintura nera secondo dan. Poi ho praticato la kickboxing e la boxe, ma sentivo ancora il bisogno di fare anche judo. Così, ho trovato nelle MMA la sintesi perfetta di tutti questi sport. Ho cominciato a 24 anni la mia carriera da dilettante, quasi per gioco, e poi da lì non mi sono più fermato.

Come ha preparato l’incontro di sabato? Si aspettava un esito del genere?
Mi sono preparato, come sempre, in tutto, non avevo un gameplan specifico, ero pronto ad affrontarlo ovunque volesse portare l’incontro. Non mi aspettavo un KO in 2 minuti e 40, immaginavo che il match finisse alla seconda o terza ripresa, vista l’importanza del circuito e l’esperienza del mio avversario. Va bene anche così però!

Lei che ha avuto diverse esperienze nazionali e internazionali, quali sono le principali differenze tra l’Italia e l’estero nell’organizzazione degli eventi?
Ho combattuto più volte in Italia, l’unico circuito dove ho trovato la serietà e la puntualità riscontrata all’estero è stato il Venator FC. Questo è l’unica organizzazione che può competere con quelle estere. Per quanto riguarda gli altri, mi sembra che manchi loro ancora qualcosa, forse un po’ di esperienza. All’estero sanno come muoversi e trattare un atleta, è tutto diverso, non ci sono paragoni, a parte Venator.

Fino a qualche anno fa, gli atleti italiani sembravano faticare molto contro gli atleti europei. Adesso, generalmente, la tendenza si sta un po’ invertendo. Secondo lei, cos’è cambiato nel frattempo?
È cambiata la mentalità degli atleti. Molti hanno capito che bisogna o girare per l’Italia oppure andare a fare un camp all’estero. Molti istruttori qui in Italia mancano di esperienza, allenarsi qui ad alti livelli è difficile, ma non impossibile. Io ho girato l’Italia per trovare gli sparring partner, anche se ho preparato l’incontro alla Dog Eat Dog di Firenze.

Quali sono i suoi obiettivi per l’immediato futuro?
Arrivare in UFC, chi lotta nelle MMA punta sempre lì. Con la Cage Warriors ho firmato un contratto valevole per un solo match, quindi se Dana White mi vuole chiamare, io sono disponibile.

Ha già un nome in mente che vorrebbe sfidare?
Non ho un nome specifico, vorrei affrontare chiunque è sopra di me nel ranking a livello internazionale. Ammetto, però, che vorrei riscattare la sconfitta con Karl Amoussou prima o poi.
Ringrazio per l’affetto tutti gli italiani che mi hanno scritto, non mi aspettavo tutto questo calore e stima nei miei confronti. Ringrazio il mio team e ringrazio soprattutto me stesso.

  •  
  •   
  •  
  •  
  •   
  •  
Tags: