Tuffi dalle grandi altezze: il trionfo di De Rose orgoglio tricolore

Pubblicato il autore: Benedicta Felice Segui

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Una passione folle racchiusa in una disciplina sportiva insolita, che richiede coraggio, determinazione , convinzione e molta grinta. I tuffi dalle grandi altezze rappresentano una specialità che fino ad ora ha coinvolto soltanto atleti stranieri. Già fin ad ora, poiché un italiano che è riuscito a cimentarsi in questa sfida c’è e porta il nome di Alessandro De Rose. Quest’ultimo è il 25 enne cosentino di origine e triestino d’adozione che si è aggiudicato la vittoria della terza tappa del Red Bull Cliff Diving, il circuito mondiale promosso dal colosso austriaco degli energy drink che lo scorso fine settimana ha fatto tappa a Polignano a Mare ( Bari).
De Rose è stato il protagonista di un tuffo che ha comportato lo svolgimento di molti allenamenti, conducendolo a gettarsi dalle cinque più belle scogliere della penisola. Il suo è un gesto tecnico il quale, visto nella sua velocità sembra semplice da realizzare ma è l’esatto contrario nell’aspetto pratico. De Rose infatti, per riuscire ad eseguire al meglio la sua specialità deve spezzare il tuffo in tre fasi: stacco dalla piattaforma, esecuzione in aria ed entrata in acqua per unire il tutto nella gara. “Una rivincita più che una vendetta” spiega ai microfoni, parlando della delusione che provò quando la piscina in cui si allenava lo rifiutò e decise di incidersi sulla pelle il simbolo di quella sconfitta, convinto che sarebbe stato il segnale di una ripartenza verso la rinascita. Il lavoro di De Rose è stato premiato grazie all’impegno dimostrato e al lavoro di una psicologa dello sport, la dott.ssa Consuelo Manfredi e alla fidanzata-allenatrice Nicole Belsasso che lo ha incoraggiato e sostenuto nella sua passione: “Prima della finale di Polignano, Consuelo mi ha scritto di non lasciarmi distrarre dai dolori allo stomaco: erano normali e conseguenza della paura. Pensa positivo è il nostro mantra”. Il giovane atleta ritiene la paura una componente indispensabile nel suo sport che però non vede come sua nemica: “Fa parte del gioco ma mi impegno a dominarla”.
L’assenza di paura è una caratteristica che ha sempre fatto parte della sua indole anche durante la sua infanzia, periodo nel quale una volta per rubare un giocattolo a suo fratello si lanciò a tutta velocità lungo una rampa di scale, fino a schiantarsi contro un cancello. “Mia madre era pietrificata e mi ha sempre detto che sin da piccolo ero particolarmente vivace”.
Sicuramente già da allora conservava quel pizzico di follia che è continuato a crescere nel corso della sua vita e lo ha condotto a battere l’avversario e amico Gary Hunt il quale domenica gli ha rivolto un saluto indimenticabile: “Complimenti, campione”.

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