Sara Errani si difende dall’accusa di doping: “Colpa del cibo”

Pubblicato il autore: Andrea De Vivo Segui


Dopo il fulmine a ciel sereno dell’accusa di doping, Sara Errani non potrà giocare a tennis per i prossimi due mesi – dal 2 agosto al 2 ottobre 2017 – a seguito della squalifica decisa dall’associazione Internazionale di Tennis. Il campione di urina analizzato è di un test effettuato il 16 febbraio scorso, dal quale è emersa la presenza di letrozolo – un inibitore dell’aromatasi – il cui utilizzo è punti al pari di altre sostanze dopanti.

In seguito alla conferma della squalifica, ed in attesa della conferenza stampa di domani, Sara Errani ci ha tenuto a dire la sua tramite il proprio profilo ufficiale Twitter: “ Non ho mai assunto, nella mia vita e durante la mia carriera, nessuna sostanza proibita. Dal primo giorno che sono diventata professionista ho sempre seguito puntigliosamente il programma Wada – programma mondiale antidoping dello sport – non ho mai chiesto una derugo, neppure quando ne avrei avuto il bisogno perché malata. Questa sostanza è tuttavia presente nel Femara, che mia madre assume giornalmente dal 2012 a scopo terapeutico. Assieme ai miei familiari abbiamo pensato e ripensato, cercando di capire come possa essere successa questo tipo di contaminazione, dato che io sono sicura al 100% di non aver assunto per errore una pastiglia. L’unica ipotesi percorribile è stata quella di una accidentale contaminazione del cibo. La squalifica mi fa sentire estremamente frustrata, ma posso solamente cercare di essere forte e aspettare che questo periodo arrivi a conclusione. Sono molto arrabbiata ma allo stesso tempo in pace con la mia coscienza, assolutamente consapevole di non aver fatto nulla di male e di non avere commesso nessuna negligenza nei confronti del programma anti-doping”.

Al netto delle facile battute da social network, quella di Sara Errani, non sembra una scusa costruita e campata in aria. Effettivamente la madre della tennista, Fulvia, dal 2005 sta combattendo contro un tumore al seno e, per contrastare la malattia, assume il Femara. Queste circostanze sono state confermate dalla stessa signora Errani dinanzi al Tribunale indipendente, aggiungendo che le pastiglie sono quotidianamente presenti nella dispensa in cucina, la stessa cucina dove viene preparato il cibo della tennista.
Sara Errani ha poi aggiunto alla sua difesa, l’analisi della quantità della sostanza presente nel capello, che confermerebbe il consumo non abituale, e di conseguenza del tutto accidentale, della sostanza contenuta nel farmaco.
Il Tribunale antidoping, tuttavia, respinge la difesa e non crede alla totale innocenza della tennista romagnola, ma le riconosce un errore e una negligenza non significativi, sulla base della quantità riscontrata relativamente bassa. Proprio per questo la squalifica, dai due anni inizialmente previsti, è stata ridotta al minimo previsto in questi casi, due mesi e la cancellazione dei risultati ottenuti nel periodo in esame, nonché la restituzione dei relativi premi.

Sara Errani, affiancata dalla Federazione Italiana, ha ora 21 giorni per proporre appello e chiedere l’annullamento della pena accessoria relativa ai risultati. Nonostante dal 16 Febbraio 2017 la tennista non abbia ottenuto risultati eclatanti, il suo ranking mondiale non può che peggiorare a seguito della sentenza, declassandola dall’attuale posizione numero 92 ad una posizione sicuramente inferiore alla 200esima. Una conseguenza inaccettabile per una delle migliori tenniste italiane di sempre.

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