Alessandro Mastroluca a SN: “Il film Borg – McEnroe ci aiuta a comprendere il tennis di oggi”

Pubblicato il autore: Mattia Clementoni Segui


Alessandro Mastroluca,
 voce e commentatore di Supertennis, redattore di Tennis World Italia e autore del libro “Il successo è un viaggio” dedicato a Arthur Ashe, è stato intervistato in esclusiva da SuperNews in occasione dell’uscita del film “Borg McEnroe” il prossimo 9 novembre. Mastroluca ha parlato delle differenze fra lo sport degli anni 70/80 con quello dei nostri giorni e ci ha spiegato cosa ha reso grande la rivalità fra i più grandi campioni della storia del tennis.

Il 9 novembre esce al cinema Borg McEnroe, il film che racconta la storia di due dei più grandi tennisti di sempre. Cosa ha reso la loro rivalità così unica ed affascinante al punto da essere raccontata in un film di sicuro successo?
Sicuramente il fatto che fossero due giocatori che avevano un atteggiamento, sopratutto in campo, totalmente opposto. Borg era il classico giocatore scandinavo, molto freddo e impassibile, almeno esternamente, poi in realtà non era esattamente così ma era quella l’immagine che comunicava di se. Dall’altra parte c’era McEnroe che era il “campione ribelle” che si arrabbiava, se la prendeva con tutti e protestava in maniere vivace. Tante sono le proteste diventate famose contro gli arbitri, i giudici di linea o addirittura verso gli altri giocatori. Oltre a questo c’era anche la componente tecnica. Borg era un giocatore che attaccava da fondo, mentre McEnroe era uno specialista del serve and volley. C’era quindi una altissima contrapposizione dal punto di vista della personalità e tecnico fra i due che li rendeva identificabili e faceva in modo che la gente si identificasse e parteggiasse per uno o per l’altro.

Due campioni, due stili di gioco diversi, due caratteri differenti. Quale altro dualismo nella storia del tennis può essere paragonato a quello fra Borg e McEnroe?
La rivalità tennistica perfetta è stata quella fra Agassi e Sampras. Lo stesso McEnroe lo ha detto e scritto più volte. I caratteri di Borg e McEnroe fuori dal campo non erano poi così diversi, anzi, andavano decisamente d’accordo. Agassi e Sampras, invece, erano due tipi, due personaggi, due caratteri, totalmente opposti. Non si sopportavano neanche fuori dal terreno di gioco e il loro incastro tecnico di qualità in campo era straordinario. Sampras aveva il miglior servizio dell’epoca e Agassi la miglior risposta di sempre nel tennis. Sampras giocava di volè in maniera splendida e Agassi giocava dei passanti come nessun altro prima di lui. Una opposizione assolutamente straordinaria di uomini, caratteri e tipi umani. Sampras era tutto “casa e chiesa”, si è sposato con la compagna di banco della scuola e ha pensato al tennis tutta la vita. Agassi era un personaggio che ha iniziato a giocare con i capelli lunghi e biondi, che ha provato i look più surreali con pantaloncini di jeans e maglie di ogni colore possibile, che ha avuto un anno nero in cui faceva uso di metanfetamine e ha avuto mogli famose. Erano i simboli di due stili opposti e gli appassionati si dividevano nel tifo di uno o dell’altro.

Le nuove genarazioni di appassionati di tennis sono focalizzate su Federer, Nadal, Djokovic e Murray e spesso ignorano chi fossero Borg e McEnroe. Consigli di andare a vedere questo film?
Assolutamente si. Sono convinto che bisognerebbe sapere qualcosa della storia dello sport. Più si sa del passato, più si comprende quello che stiamo vivendo e si riesce a dare una prospettiva.  E’ fondamentale conoscere in quale modo si è arrivati a vivere la stagione presente.

Di citazioni si Borg e McEnroe ce ne sono tante. Quali sono quelle che a tuo parere descrivono meglio questi due campioni?
McEnroe ha detto una cosa molto importante di Borg. Ha detto:”lui era l’unico che in campo mi faceva comportare bene, avevo troppo rispetto per lui e quando giocavo contro Borg, che era sempre perfetto, educato, preciso, e rispettoso con tutti, mi sentivo quasi in dovere di comportarmi bene”. Questo spiega il livello di rispetto che c’era in McEnroe per Borg. Più volte ha raccontato di come, arrivato da poco nel circuito già con una fama non esattamente positiva, Borg sin da subito gli fu amico e McEnroe questa cosa l’ha sempre riconosciuta. Questo fatto indirizzò subito quello che fu poi il loro rapporto fuori dal campo.

Dal trailer sembra un film che ricalca lo schema narrativo di Rush, film sulla rivalità fra Lauda e Hunt in F1, altri due sportivi che hanno segnato gli anni 70. Credi che in quell’epoca lo sport avesse un fascino diverso rispetto ad oggi?
Sinteticamente si. C’è anche una affinità fra i protagonisti, due rivali che al di la delle gare non erano così distanti nella vita come invece sono stati raccontati nel film. C’era una condivisione di caratteristiche caratteriali, di modi di essere dei due piloti forse più alto di quello che si possa immaginare sia per Lauda e Hunt che per Borg e McEnroe. Quella stagione dello sport era meno condizionata da esigente di sponsor, marketing, uffici stampa, agenti, ecc. C’era maggiore autenticità nei protagonisti. I grandi sportivi, e anche Borg e McEnroe si esprimevano in maniera autentica e questo rendeva sicuramente affascinante quel periodo perché chi guardava aveva la sensazione di vedere una parte importante della persona, non solo dell’atleta. c’era la percezione di poter conoscere l’uomo attraverso il suo gioco ed oggi questo è molto più difficile. Oggi è tutto molto filtrato. Basta pensare alla distanza che c’è, e che si sente, fra gli spettatori e i campioni di oggi. Sono tutti molto più freddi, inquadrati e lontani. Si vede solo la superficie ma mai la profondità. Oggi c’è una certa prudenza ed artificiosità nell’esporsi da parte dei protagonisti tranne in rari casi. Un giocatore che esce un po’ dal seminato per esempio è Kyrgios che da sempre la sensazione di dire quello che pensa. Sono pochissimi quelli che trasmettono quella sensazione di autenticità che c’era allora. Non solo giocano tutti in maniera sempre più simile ma dicono tutti le stesse identiche cose. Non riesci quasi a distinguerli e quindi è sempre più difficile farsi coinvolgere.

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