Jury Chechi – 11 anni esatti dal ritiro del “Signore degli anelli”

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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8 Gennaio 2005. Vi dice qualche cosa questa data? Probabilmente no, stiamo parlando esattamente di 11 anni fa. E se scrivessi la parola ” anelli “? O ancora, se vi parlassi di un ginnasta di nome Jury? Avete ora idea di cosa e di chi stiamo parlando? Probabilmente sì. Ovviamente facciamo riferimento al ginnasta, soprannominato ” Il Signore degli anelli “, al secolo Jury Dimitri Chechi. Ora vi starete chiedendo cosa c’entri Jury Chechi con la data sopra riportata, bene, ve lo spiego subito. L’8 Gennaio del 2005 Chechi, ginnasta specializzato nell’esercizio con gli anelli, nonché pluricampione del Mondo, da l’addio alla sua carriera agonistica. A 11 anni dal suo ritiro abbiamo pensato di ripercorrere le tappe fondamentali di un percorso ricco di successi.
Jury Chechi nasce a Prato, in Toscana, l’11 Ottobre del 1969; il nome Jury, a dir poco particolare per i canoni italiani, viene scelto dai genitori in onore di Jurij Gagarin, cosmonauta ed aviatore sovietico passato alla storia il 12 Aprile del 1961 per esser stato il primo uomo nello spazio ( rimase in orbita per ben 108 minuti ).
Nonostante fin da bambino, la stazza fisica non fosse dalla parte di Chechi ( alto 1,66 m ), l’avvicinamento allo sport che contraddistinguerà tutta la sua vita avviene precocemente, soprattutto grazie alla sorella Tania, all’epoca frequentatrice della palestra Etruria di Ginnastica artistica a Prato.
Dopo aver cominciato ad inanellare i primi successi nel campionato regionale toscano ( 1977 ), il giovane Jury si vede costretto, all’età di soli 14 anni a trasferirsi dalla propria città natale a Varese, una delle poche realtà dell’epoca a prestarsi alla disciplina degli anelli. E’ il 1984 quando Chechi entra a far parte della Nazionale Juniores.
Di lì a poco, tra il 1989  ed il 1995, sotto la guida dell’allenatore Bruno Franceschetti arriveranno 6 titoli italiani consecutivi, oltre a 4 titoli europei e 5 vittorie mondiali.
Dopo aver partecipato per la prima volta alle Olimpiadi nel 1988 ( a Seoul ), Chechi vince ben 6 medaglie d’oro nell’edizione dei Giochi del Mediterraneo 1991. Questo fa sì che il ginnasta toscano arrivi come il grande favorito alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. Il destino gioca un brutto scherzo ai muscoli dell’atleta che, causa rottura del tendine d’Achille, appena un mese prima dall’ inizio della competizione, si vede costretto a rinunciare alla partecipazione alle Olimpiadi.
La sensazione di beffa e delusione è forte. Molti sportivi, dopo accaduti come questo appendono, come si dice in gergo, ” gli scarpini al chiodo ” ma così non è per uno che, a lottare, si è abituato ben presto, a causa di un’altezza non da corazziere e di una passione che lo ha spinto lontano da casa molto presto.
La grande occasione si presenta nel 1996 ai Giochi Olimpici di Atlanta, Chechi non se la fa sfuggire. E’ medaglia d’Oro. Vince sugli altri e su un destino fino ad allora avverso.
Dopodiché, arriveranno il primo ritiro ( 1997 ), il ripensamento e la preparazione ai Giochi Olimpici di Sydney, ( 2000 ) durante la quale, a causa della rottura del tendine brachiale del bicipite, Chechi decide di nuovo di allontanarsi dalle gare.
Sembra finita ma così non è, per l’ennesima volta il ginnasta sorprende tutti ripresentandosi nel 2003, ( per una promessa fatta a suo padre ) in preparazione ai Giochi Olimpici di Atene del 2004.
E’ proprio in questa occasione che Jury Chechi sorprende ancora, conquistando la medaglia di Bronzo.
Quello che succede durante la premiazione la dice lunga su che tipo di persona sia Jury Chechi, infatti, davanti alle televisioni di tutto il Mondo, indica come vero vincitore Jordan Jovtchev, ginnasta bulgaro, classificatosi secondo alle spalle di Dimosthenis Tampakos, atleta greco e quindi ” di casa “.
Come detto, dopo quest’ultimo traguardo raggiunto, Chechi si ritira ufficialmente l’8 Gennaio 2005, questa volta in via definitiva.
Certo, non sarà stato in orbita per 108 minuti come Gagarin ma appeso a quegli anelli ha scritto pagine di sport che difficilmente gli italiani e gli amanti della ginnastica artistica dimenticheranno e poi, da lì su, okay, non avrà visto il pianeta Terra, ma il colore della medaglia d’Oro che si avvicina, non dev’esser poi così diverso.

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