NFL: niente più cheerleader in futuro?

Pubblicato il autore: giuseppe spampinato Segui

B&W Photographs of Cheerleaders (4)
In Italia siamo abituati a pensare alla NFL come qualcosa a noi troppo lontano, scene di mete quasi impossibili e di allenamenti e regole sconosciuti per i meno esperti riempiono i film provenienti da Hollywood ma non riescono a far esplodere anche in altri paesi la passione per questo sport, come invece sono riusciti a fare per gli altri simboli del made in USA.

Un altro aspetto significativo e particolare, che nei film è stato messo in risalto, è la presenza delle Cheerleader, le ragazze pon pon che nell’intervallo di ogni partita, non solo della NFL ma anche, ad esempio, della NBA, intrattengono gli spettatori con coreografie alquanto spettacolari e di difficile esecuzione.

Ma non tutti sanno che questa usanza sta man mano prendendo sempre meno piede, in NFL alcune squadre, sei per l’esattezza (Bears, Lions, Packers, Giants, Steelers e Browns) non utilizzano più questa forma di spettacolo e nei prossimi anni sembra sempre più probabile l’ipotesi di non vedere più le cheerleader in campo.

L’utilizzo di queste ragazze, infatti, è subordinato ai voleri di ogni società di NFL e a chi cura il management di ogni stadio, sta a loro decidere se tenere o meno in piedi questi spettacoli durante gli intervalli. Il ruolo delle cheerleader è stato sempre accostato ad un discorso di stampo sessista. E qui non parliamo solo di differenze di visioni nel ruolo della donna nello sport americano, ma anche di trattamenti salariali. Ha fatto molto discutere, a tal proposito, un’inchiesta uscita sul Wall Street Journal, che mette in evidenza come i Buffalo Bills non riservino dei veri e propri stipendi per le ragazze pon pon, ma che queste vengano pagate attraverso biglietti per le partite o addirittura pass per il parcheggio. Questo si scontra con altri trattamenti riservati dalle altre società, che pagano le cheerleader circa 150 dollari a partita.

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Per cercare di fare chiarezza sul discorso sessista, l’opinione pubblica si è sempre interrogata sul fatto se fosse giusto o meno l’impiego delle cheerleader, se non fosse semplicemente un modo per portare più spettatori negli stadi sminuendo però, in tal modo, la visione della donna nel panorama dello spettacolo, ma questo, come sappiamo, non è un problema che risiede solo in questa parte del mondo. Non ci si aspetta di vedere in campo giocatrici di football, questo sarebbe impensabile viste le peculiarità di questo sport, ma i recenti avvicendamenti in capo ad alcune società ci fanno credere che la donna voglia in qualche modo ottenere dei ruoli sempre più importanti nel panorama sportivo pur sapendo, inconsciamente, che l’immagine della cheerleader si allontana da un concetto tipicamente sessista.

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Jen Welter, assistente allenatrice nei Cardinals e Sarah Thomas, arbitro ufficiale della NFL rappresentano due esempi concreti.

A onor del vero c’è da dire che così come per gli uomini con il football, il ruolo di cheerleader fa parte di quei programmi formativi che nei licei e nei college servono ad accumulare crediti per il diploma finale e che, così come i giocatori di football più valorosi dei college possono entrare in squadre professioniste della NFL, anche le cheerleader che mostrano spiccate doti possono aspirare a questa condizione. E questo è un sistema che è stato in vigore per anni e che continua ad esistere. In tal senso la libertà di scelta è totale. Tentativi piuttosto forzati di eguagliare i due sessi, come l’inserimento in alcune coreografie delle cheerleader di alcuni ragazzi o il merchandising delle squadre, che mette in vendita divise maschili come femminili, sembrano in realtà essere l’ennesimo tentativo di rinnovamento che questo sport vive ogni anno, atto a far parlare di sé in qualsiasi situazione. Inoltre le donne rappresentano il 40% degli spettatori NFL e riempiono sistematicamente gli spalti, è dunque ben lontana la necessità di farle avvicinare a questo sport.

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Non sappiamo se vedremo ancora le cheerleader ma il loro ruolo iconico, e con nessuna caratteristica di stampo sessista, rappresenta ancora, e continuerà a farlo, quel made in USA tradizionale e l’inserimento nei programmi studenteschi, che dovrebbero contemplare la parità dei sessi come un diritto indiscutibile, sarà ancora per molte ragazze una di quelle strade da seguire per raggiungere i grandi palcoscenici.

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