Sport ed economia. Quando vincere e organizzare manifestazioni aiutano il PIL

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui


Esiste un legame tra lo sport ed economia? Sì,  e i trionfi nelle grandi manifestazioni e l’organizzazioni di esse lo dimostrano.
Luglio 2006: L’Italia è campione del mondo per la quarta volta nella sua storia. L’anno dopo, l’Istat rileva un aumento del PIL  dell’1,9%, con un incremento non previsto dello 0,7%, ma determinato, sorprendentemente, dalla vittoria degli azzurri in Germania.  Un fenomeno simile avvenne in Francia a fine anni ’90 ( transalpini campioni nel mondo nel ’98 a casa loro), in Brasile all’inizio del nuovo millennio (quinta stella conquistata nel mondiale nippo-coreano del 2002).
Ma quali furono le ragioni dietro le quali si verificò un aumento della ricchezza nazionale prodotta in particolare in Italia?
Dopo la vittoria nel prestigioso torneo, il paese aveva guadagnato una notevole di attratività  agli occhi degli stranieri con un conseguente aumento dei flussi turistici verso la Penisola. L’ “ammirazione” nel vedere raggiunto quel traguardo, anche solo di tipo sportivo, amplificò, inoltre, sorprendentemente la credibilità (mai stata eccessivamente alta nel corso della nostra storia), dei nostri partner commerciali europei e non nei nostri confronti con un conseguente impulso delle esportazioni. Non solo,  trionfare in una importante manifestazione sportiva oppure il solo organizzarla (anche se qui sono in gioco antri fattori da analizzare in seguito), trasmette una eccezionale idea di riuscita al termine di un percorso difficoltoso e irto di ostacoli (ovviamente idea più efficacemente comunicata attraverso un gioco come il calcio, di popolarità diffusa, e in eventi di enorme importanza come i Mondiali appunto). E’ un sistema, in questo caso rappresentato da 11 atleti, che ce la fa, che rende evidente un concetto di efficienza e il quale, alla fine, produce un risultato (in questo caso la vittoria). Proprio come un’azienda o un complesso imprenditoriale che attraverso la propria attività costellata da alti e bassi, devono giungere a quello che sia la loro ultima finalità, ossia produrre un bene o servizio, e possibilmente farlo in volumi considerevoli. L’immagine di Cannavaro (ma lo stesso discorso vale per Zidane nel ’98 e Cafu nel 2002, che alza la coppa al cielo), circondato dagli altri giocatori italiani, diffusa in tutto il mondo,  ha rivestito il paese di una visibilità positiva e genuina, proprio come dovrebbero essere i valori tipici dello sport.
Ma il legame esistente tra sport ed economia non si esaurisce con i trionfi ma si rafforza, come detto, anche nel caso di organizzazioni di grandi eventi.
Uno dei casi più eclatanti è rappresentato dai giochi olimpici ospitati da Barcellona nel ’92. La città catalana, prima di quella manifestazione, presentava standard economici e urbanistici tipici di capitali dell’Europa dell’Est. Appena venne a conoscenza che sarebbe stata designata come sede di un avvenimento così importante, l’amministrazione locale, con il supporto ovviamente dell’intera Spagna, si mise immediatamente al lavoro con il fine di sfruttare a pieno quell’occasione e di cambiare volto alla città. Furono potenziati i trasporti pubblici, realizzati nuove infrastrutture e impianti sportivi. Tutto ciò contribuì non poco a rivitalizzare il PIL cittadino ma anche dell’intera nazione iberica.
I benefici che possono scaturire dal legame tra sport ed economia, riguardano anche altre discipline, come per esempio il rugby.
L’Inghilterra ha ospitato i Mondiali della “palla ovale” l’anno scorso e i numeri sono stati più che positivi.  Gli appassionati e tifosi stranieri che si sono recati nel paese anglosassone sono stati circa 450.000, cifra che ha segnato un record rispetto al passato. La manifestazione (considerazione tutte le voci: dalla vendita dei biglietti al merchandising, passando per la concessione dei diritti tv), ha generato un giro di affari stimabile in 2,5 miliardi di sterline, un surplus che ha rimpolpato il PIL britannico, già in forte crescita.
Il legame tra sport ed economia, quindi, dimostra di essere solido con conseguenze per lo più positive (qualche eccezione si è verificata, come nel caso della Grecia nei giochi olimpici del 2004, ma i fattori decisivi che hanno portato il paese ellenico verso la recessione sono stati altri), misurabili anche a distanza nel tempo.

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