A proposito di statue. E se Rouhani avesse visitato lo Stadio dei Marmi?

Pubblicato il autore: Angelo Gambella Segui

stadiodeimarmiA distanza di due giorni non si placano le polemiche sulla copertura delle statue ai Musei Capitolini di Roma durante la visita ufficiale del Presidente iraniano Rouhani. Motivo di questa inusuale e contestata iniziativa, finita sulle pagine dei principali giornali del mondo e perfino nelle dichiarazioni di esponenti politici esteri, pare l’intenzione di non urtare la suscettibilità dell’illustre ospite, che, dal suo canto ha candidamente dichiarato che non c’è stato alcun contatto in proposito. Resta anche difficile pensare che in uno stato certamente teocratico e confessionale, ma con una millenaria cultura anche in merito all’arte e ai beni culturali come l’Iran, i musei di quel paese non presentino almeno qualche opera d’arte con soggetti raffigurati non completamente vestiti.

Finanche dallo stesso Governo italiano filtra l’irritazione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, mentre le dichiarazioni pubbliche del Ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, e del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sono state di incomprensione verso la decisione presa. Ma da parte di chi? Nel consueto balletto di scaricamento delle responsabilità, occorre ancora attendere l’esito di una indagine interna alla presidenza del Consiglio per conoscere materialmente il responsabile della coperture delle forme femminili e di talune statue maschili. Ad oggi non accennano a diminuire le opinioni sull’argomento, né le caricature e le immancabili battute sul camuffamento delle statue per rispetto ad altri eventuali capi di stato stranieri. Senza considerare che la manifestazione del nudo artistico, oltre che nell’arte museale, è presente ovunque nell’iconografia dello sport, come è facile notare visitando Roma.

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Viene dunque spontanea una domanda. Ma se il presidente dell’Iran fosse stato invitato ad assistere ad un evento sportivo al Foro Italico, avrebbero coperto tutte e 64 le statue dello Stadio dei Marmi? Senza dimenticare che le stesse statue, che rappresentano atleti nudi, si possono nitidamente osservare dagli ingressi dello Stadio Olimpico sito nello stesso complesso o addirittura dal vicinissimo ministero degli Esteri, meta di visite di diplomatici di mezzo mondo.
La rappresentazione della nudità in ambito sportivo ha una tradizione millenaria che si fa risalire ai dipinti e alle sculture degli atleti partecipanti ai giochi olimpici antichi svoltisi in Grecia tra il 776 a.C. e il 393 d.C.
La raffigurazione degli armoniosi corpi degli atleti, emerge nel famoso Discobolo di Mirone, capace di cogliere il movimento dell’atleta che si prepara al lancio, oppure nella gestualità dell’Apoxyómenos (l’atleta “che si deterge”) di Lisippo. L’ispirazione rimase alta anche in epoca ellenistica, costituendo così una forte tradizione ripresa sul finire dell’Ottocento con l’età moderna dell’Olimpiade.

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E così quando negli anni ’20 del Novecento a Roma, si diede il via alla progettazione del Foro Italico, per lo Stadio dei Marmi dedicato alle manifestazioni sportive diverse dal calcio, si decise di apporre un certo numero di statue classicheggianti, ciascuna donata da una provincia.
Ben 26 scultori italiani di sicura capacità espressiva furono impegnati nella realizzazione delle statue, elementi caratterizzanti dell’opera monumentale in marmo di Carrara. Anche le 64 statue collocate presso lo Stadio sono state scolpite nel pregiato marmo, e spiccano nella loro altezza, di circa 4 metri, a cui si aggiunge la base circolare che le sorregge.
Sono raffigurati atleti di ogni tipo, dai lanciatori di giavellotto e del disco, ai pugili, fino ai tennisti e agli sciatori moderni. Le opere intendono sottolineare, secondo il costume del tempo (si era in pieno periodo fascista), la maschia virilità italica nelle discipline sportive, in chiaro legame con gli antichi fasti d’Olimpia, ma soprattutto con Roma antica e di conseguenza tutti i soggetti raffigurati sono rigorosamente nudi. E nessuno se ne è mai scandalizzato.

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