Addio Umberto Eco, il mondo del calcio e dei social ti rimpiangerà nonostante tutto

Pubblicato il autore: Al Rey Segui

Addio Umberto Eco, il mondo del calcio e dei social ti rimpiangerà nonostante tutto

Umberto Eco non apprezzava il mondo dei social network e dei tifosi di calcio ma è stato uno dei più grandi uomini di cultura di tutti i tempi e ieri sera è morto all’età di 84 anni. Ieri sera alle 22:30 la famiglia ha dato la comunicazione della morte di Umberto Eco, uno dei più grandi uomini di cultura contemporanei. Umberto Eco era nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932 ed è stato un grande scrittore, autore di best-seller come “Il nome della rosa”, “Il pendolo di Foucault” e molti altri saggi e romanzi. L’ultima sua opera risale all’anno scorso, nel giorno del suo compleanno è uscito “Numero zero” pubblicato da Bompiani, un libro ambientato negli anni ’90 che parla della situazione politica dell’epoca, Tangentopoli, P2 e terrorismo. L’ultima apparizione pubblica di Umberto Eco risale a tre mesi fa, quando ha dichiarato di non voler più scrivere per Mondadori RCS e di volersi lanciare in una nuova avventura con la casa editrice La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi.

Leggi anche:  Pallamano Serie A femminile: Ariosto Ferrara-HAC Nuoro 40-35, sagra del gol al Pala Boschetto

Umberto Eco: “Chi guarda il calcio è un depravato sessuale”

Il grande scrittore si è espresso più volte in modo poco lusinghiero sul mondo del calcio e dei tifosi. Ecco quanto è scritto in un articolo d’archivio di Repubblica, giornale con il quale Umberto Eco ha collaborato per moltissimi anni. L’articolo risale al 24 giugno 1994, data della partita dei mondiali di calcio Italia-Norvegia ed è intitolato Umberto Eco e il calcio “il gol è come il sesso”. BUENOS AIRES – Chi guarda il calcio è un depravato sessuale. Lo dice Umberto Eco, che non ha dubbi in proposito. Segnare un gol come far sesso? Di più, per Eco: perfino il marchese De Sade, “di fronte a tanta depravazione”, farebbe la figura di “un bambino innocente”. Umberto Eco era ieri a Buenos Aires, per ricevere la cittadinanza onoraria argentina, ma, nel giorno di Italia-Norvegia, si è trovato a dover rispondere a domande sui Mondiali e, soprattutto, sul rapporto tra lo spettatore ed il calcio giocato. Eco, tra il serio e il faceto, ha lanciato la provocazione, accusando i tifosi e gli appassionati di calcio di vouyerismo. “In alcune occasioni – ha detto – può anche essere interessante guardare gli altri che fanno l’ amore, ma si converrà che è sicuramente meglio farlo piuttosto che stare lì ad osservare”. Appassionato di sport, alla fine però Eco l’ha confessato candidamente: avrebbe assistito, in albergo, alla partita tra l’Italia e la Norvegia. Non posso perderla, è troppo importante. E’ meglio giocare a calcio, certo, ma io sono un appassionato e non posso che guardare”.

Leggi anche:  Pallamano Serie A: Teamnetwork Albatro-Santarelli Cingoli 27-32, prezioso colpo esterno per i biancorossi

Umberto Eco: “Con i social network si dà la parola a legioni di imbecilli”

In occasione del conferimento della laurea honoris causa in «Comunicazione e Cultura dei media» a Torino in un articolo su La Stampa del 10 giugno 2015 lo scrittore ha dichiarato che con i social network si dà la parola a legioni di imbecilli. Durante l’incontro con i giornalisti nell’aula magna della Cavallerizza Reale a Torino, Umberto Eco ha attaccato duramente i social con queste parole: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”. “La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

  •   
  •  
  •  
  •