Alpinismo, Simone Moro scala il Nanga Parbat

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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Nella giornata di ieri, 26 Febbraio, Simone Moro, scalatore bergamasco, è entrato di diritto nella storia dell’alpinismo italiano, ma ancor di più, mondiale.
Alle 11:37 di ieri mattina (15:37 locali) ha raggiunto, insieme allo spagnolo Alex Txicon ed il pakistano Alì Sadpara, la vetta del Nanga Parbat, ad 8125 metri. La grandezza dell’impresa realizzata da Moro sta nel fatto che la cima di tale montagna, situata in Pakistan, non era mai stata raggiunta prima nella stagione invernale. Nel frattempo la discesa è già in atto, nella notte i 3 alpinisti hanno pernottato al campo 4, a 7200 metri e nella giornata odierna è previsto il ritorno al campo base. Inoltre, dopo la riuscita di questa scalata, rimane una solo montagna, oltre gli 8000 metri a non esser mai stata scalata nella stagione fredda, stiamo parlando del K2. Chissà che la prossima tappa di Simone Moro non sia proprio questa.
In ogni caso, la storia del bergamasco parte da molto lontano e data l’occasione è il caso, soprattutto per gli appassionati di tale disciplina, di conoscere le tappe che hanno portato Moro all’impresa del Nanga Parbat.
Le prime avventure di arrampicata cominciano all’età di 13 anni tra le montagne di casa e le Dolomiti. Poi la prima vera svolta, vale a dire il Servizio Militare, al quale Moro prende parte nel 1990. Qui ha a che fare con la Scuola Militare Alpina di Aosta e dopo la fine del servizio, diventa allenatore della nazionale italiana, incarico che ricopre dal 1992 al 1996.
Tra le tante imprese è giusto parlare del “rapporto” con l’Everest, scalato per ben 4 volte. Purtroppo, non sempre però l’impresa si rivela possibile e come sappiamo, i rischi ai quali gli alpinisti sono esposti mettono a repentaglio le loro stesse vite. E’ il caso dell’ Annapurna, monte situato in Nepal, con la vetta all’eltezza di 8091 metri. Moro tenta la scalata 2 volte, la prima nel 1997 finisce in tragedia con i suoi 2 compagni, Dimitri Sobolev e Anatoli Boukreev che perdono la vita a causa di una valanga che li travolge. Il secondo tentativo avviene invece nel 2004 ma anche questa volta, a causa di problemi di salute, Moro si ritira nelle vicinanze della cima.
Nel 2001 un’altra avventura che non si conclude con il raggiungimento della vetta ma nonostante ciò, regala il nome di Moro alla storia, causa di un vero e proprio gesto eroico; l’alpinista si trova infatti nelle vicinanze della vetta del monte Lhotse (Nepal) quando, durante la notte, viene raggiunto da una richiesta di soccorso per Tom Moores, uno scalatore inglese caduto dalla parete. Moro prende la decisione di andare a soccorrere il malcapitato, partendo in solitaria nelle tenebre e nel gelo della notte. Dopo averlo trovato, lo tira per ben 200 metri (tanto era il dislivello raggiunto) e portatolo in salvo fino alle tende del campo, Moro decide di rinunciare all’attacco alla vetta, causa le troppe energie spese per il salvataggio di Moores. Per questo gesto, viene insignito della medaglia d’oro al valor civile. In chiusura, complimentandoci ancora per l’impresa compiuta in Pakistan, andiamo a riepilogare tutte le ascensioni al di sopra degli 8000 metri, compiute da Moro.

  • 1996: Shisha Pangma
  • 1997: Lhotse
  • 2000: Everest
  • 2002: Cho Oyu
  • 2002: Everest
  • 2003: Broad Peak
  • 2005: Shisha Pangma (prima ascensione invernale, con Piotr Morawski)
  • 2006: Everest (traversata sud-nord, con ascensione in velocità)
  • 2009: Makalu (prima ascensione invernale, con Denis Urubko)
  • 2010: Everest da sud
  • 2011: Gasherbrum II (prima ascensione invernale, con Denis Urubko e Cory Richards)
  • 2016: Nanga Parbat (prima ascensione invernale, con Alex Txicon e Ali Sadpara)
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