Cannottaggio, Vincenzo Abbagnale rischia due anni per un solo minuto

Pubblicato il autore: Gabriele Lepri Segui

 

Vincenzo-Abbagnale

Il cannottaggio italiano rischia di perdere Vincenzo Abbagnale per due anni. E’ questa la durata massima prevista dagli organi di giustizia in merito al ritardo di un minuto di Vincenzo Abbagnale al controllo antidoping. Una sentenza che se davvero venisse applicata costringerebbe Vincenzo Abbagnale ad un lungo stop che potrebbe andare da uno fino ad un massimo di due anni. Andiamo per gradi e ricostruiamo la storia. Vincenzo Abbagnale rischia così grosso per soli sessanta secondi di ritardo con l’ispettore antidoping incaricato del controllo. Il giovane canottista italiano Vincenzo Abbagnale (che ora rischia anche di saltare l’Olimpiade) e l’ispettore infatti non si sarebbero incontrati. La vicenda però ha dell’incredibile. Il primo febbraio scorso però il medico è andato anche oltre il margine previsto dalla Wada, ovvero di cinque minuti oltre la finestra oraria indicata da Abbagnale: è arrivato a 15. Inoltre non è un caso che questo minuto di ritardo, stimato fra le 12.45 della partenza dell’ispettore e le 12.46 dell’arrivo di Abbagnale, non è neanche stato messo in mostra come possibile elemento a discarico. Dati alla mano l’ispettore incaricato del prelievo ha seguito tutte le prassi necessarie.

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La difesa di Abbagnale punterà tutto sulla volontà del ragazzo come spiegato dal padre Giuseppe che ricopre anche la carica di Presidente della Federazione:  “I tabulati telefonici possono testimoniare che ci sono stati ripetuti contatti di mio figlio con l’ispettore incaricato del controllo. Tutto questo senza negare una leggerezza che non può essere in alcun modo giustificata da mio figlio”. Il padre del canottista spiega ancora nel dettaglio la vicenda: “Non ci devono essere scuse e tengo a precisare che mi sarei comportato allo stesso modo se si fosse trattato di un altro ragazzo. In questo sistema, vale quello che l’atleta dichiara: nelle precedenti infrazioni comminate a mio figlio, posso sottolineare che lui si trovava in raduno. Ripeto però che questa non vuole essere una giustificazione, le regole sono queste. Ma non voglio mettere in discussione la sua pulizia: in questo periodo di tempo Vincenzo si sarà sottoposto ad almeno altri 10-12 controlli e anche mercoledì è stato sorteggiato per il prelievo organizzato dalla nostra federazione internazionale”. Il padre del ragazzo ha poi così concluso la sua intervista: “Io penso che bisogna anche accendere una luce su un sistema molto lacunoso e farraginoso, complicato anche dal recente passaggio sulla piattaforma Adams. Mio figlio mi ha spiegato che, per esempio, con il suo IPhone non è in grado di aggiornare la sua reperibilità: diversi altri atleti si trovano in difficoltà per la mancata di conoscenza del sistema, non soltanto quelli del canottaggio. Il mio compito è di porre l’attenzione su questo problema, ma possono farlo le Federazioni, il Coni, lo stesso Antidoping, però purtroppo il problema esiste”. Impostata anche la difesa da parte degli avvocati di Abbagnale: si punterà tutto sul fatto che il giovane non voleva fuggire. La difesa sarà affidata all’avvocato Giovanni Fontana che ha già studiato pratiche per violazione regolamentare sulle mancate reperibilità. Uscire senza condanne sarà molto difficile, ma varie circostanze sfavorevoli della giornata, come il traffico in uscita dalla città di Roma, l’ incidente all’altezza di Latina ed il ritardo della visita medica a causa di un problema ai denti che Vincenzo aveva programmato nella capitale, potrebbero avere il loro peso specifico.  Si punterò tutto inoltre sull’orario di partenza di Vincenzo Abbagnale da Roma: è probabile che il giovane sia ascoltato nei prossimi giorni, ma fra processo e appello i tempi tecnici sono di almeno un mese e mezzo. Vincenzo malgrado questo continuerà ad allenarsi con gli altri compagni.
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