Superbowl: vincono i Denver ma i due quarterback deludono.

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

Manningnewton

 

Il 50° Superbowl non ha visto solo scontrarsi la miglior difesa (Denver Broncos) contro il miglior attacco (Carolina Panthers) della stagione, ma è stato il luogo della sfida delle due superstar Peyton Manning e Cam Newton, i quarterback delle due finaliste; l’anziano quasi quarantenne appannato dal fisico e dagli infortuni, ma con una lista di record battuti che lo piazza tra i migliori giocatori della storia della NFL e il giovane MVP della NFL di quest’anno , protagonista di un campionato strepitoso, che ha condotto quasi da solo i Carolina Panthers alla loro seconda finale di Superbowl. Ma esattamente, chi ha vinto il duello tra i due? Nessuno. I due giocatori più in vista, coloro che dovevano promettere spettacolo hanno giocato una partita decisamente al di sotto delle aspettative. In particolare Cam Newton, titubante, distratto, imballato e colpevole di gravi errori, di cui uno all’inizio che ha messo già di dieci punti sotto i Carolina al primo quarto, segno che forse non è ancora maturo abbastanza per reggere la pressione di palcoscenici importanti come questo e che pareva il gemello scarso del trascinante Newton che ha ottenuto fior di riconoscimenti a suon di yard e touchdown . A Manning le cose sono andate decisamente meglio, ma il suo Superbowl è stato più una passerella che un impegno vero e proprio. Il recordman, unico giocatore a vincere due Superbowl con due squadre diverse e 5 volte MVP della NFL, non è stato determinante per la vittoria dei Denver Broncos, i quali hanno vinto grazie alla loro solida difesa e per gli importanti errori dei Panthers, ma di sicuro ha saputo approfittare della sua grande esperienza e del suo carisma per portare avanti la squadra alla vittoria, e poi avendo alle spalle già due finali giocate era chiaro che il fattore maturità fosse un gran vantaggio nei confronti di Newton, che era dato stravincente contro Manning, come lo era data la fortissima Carolina di quest’anno.

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Come si dice in questi casi: “la classe non è acqua” e il buon Peyton Manning ne ha dato prova in una carriera eccezionale coronata da un commiato (quasi certo ormai il suo ritiro) che meglio di così non poteva finire; il fatto che non abbia giocato la migliore delle sue stagioni è solo un pelo nel uovo e bisogna tributare un campione come Manning per le immortali pagine che ha scritto nella NFL; a giudicare poi dalla sua allargata famiglia inquadrata dalle telecamere, è logico aspettarsi che il futuro del football americano sarà ancora improntato dal cognome Manning, come lo è stato già segnato dal padre, Archie e dal fratello minore Eli. Quanto a Newton, per lui questo brutto Superbowl deve essere accantonato e non deve creare ripercussioni sul suo futuro; ha 26 anni e ne ha di tempo per stupirci nuovamente; non rimane che quindi augurargli di ritornare ben presto protagonista nella prossima stagione. L’unico rammarico di questo cinquantesimo Superbowl è quello di non aver assistito ad una partita combattuta e di non aver visto skills degne di nota dei due attesissimi quaterbarck, entrambi adombrati da tattica e difese concentrate. Non è un caso infatti che il MVP del match sia andato al bravissimo e decisivo linebacker Von Miller.

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