8 marzo, le donne di olimpia

Pubblicato il autore: Andrea Chiavacci Segui

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Anche lo sport celebra come sempre l’8 marzo ricordando imprese storiche compiute dalle donne. Il cammino verso un pieno riconoscimento delle donne nello sport, ma anche nella vita quotidiana, è stato lungo e difficile. Alle olimpiadi le donne entrano in scena dalla seconda edizione nel 1900 a Parigi.
Quattro anni prima ad Atene le donne non hanno gareggiato e anche quella volta sono protagoniste soprattutto nelle gare miste. A livello individuale gareggiano solamente nella ginnastica, oro alla statunitense Abbott, e nel Tennis che proprio oggi è travolto dall’annuncio della positività della russa Maria Sharapova ai recenti Australian Open. E’ stata la stessa icona mondiale della racchetta a dare la notizia. Tornando alle olimpiadi parigine la vera protagonista fu la  tennista inglese Charlotte Cooper  che si impose nel singolare e nel doppio misto assieme a Reginald Doherty regalando così due medaglie d’oro alla Gran Bretagna. La Cooper è stata la prima grande campionessa anche nello stile. Completo lungo bianco a collo alto, talvolta arricchito da una cravatta,  scarpe nere e capelli raccolti. Vinse il torneo di Wimbledon ben 5 volte, l’ultima nel 1908 a 37 anni che ne fanno ancora oggi la vincitrice più anziana. Raggiunse la finale dei championship anche nel 1912. Giocò fino a oltre 50 anni e all’epoca il suo matrimonio con il tennista Alfred Sterry fece scandalo. Lei 30enne,  età in cuoi le donne venivano considerate zitelle, che sposava un uomo più giovane di sei anni. La coppia avrà una figlia, Gwen, che diventerrà giocatrice professionista. La Cooper sarà longeva anche dopo la carriera visto che morirà ad Elinsburgh in Scozia il 10 ottobre 1966 all’età di 96 anni. Per vedere un’atleta italiana in gara  ai giochi olimpici bisognerà attendere fino ad Anversa 1920 sempre nel tennis con Rosetta Gagliardi.
Nel 1928 arriva la prima medaglia per delle atlete azzurre nella bella olimpiade di Amsterdam . Nel concorso di ginnastica a squadre l’Italia si presenta con 10 giovanissime ginnaste di Pavia, più due riserve, capitanate dalla 17enne Livia Giannoni. Il 9 agosto nella finale del concorso completo le azzurre conquistano 289 punti e si arrendono solo alle olandesi conquistando una splendida medaglia d’argento. Nasce la leggenda delle “piccole pavesi”.  La più giovane in squadra era la riserva Carla Marangoni detta Clara che oggi con i suoi 100 anni compiuti lo scorso 15 novembre è la medaglia olimpica italiana più anziana. Furono le ultime olimpiadi senza villaggio olimpico e le ragazze dormivano sulla nave Salunto, ancorata al porto di Amsterdam. Dopo le olimpiadi la squadra è stata ricevuta da Mussolini e Clara in una recente intervista alla Gazzetta Dello Sport dichiarerà di non andarne molto fiera. Clara ha lasciato presto la ginnastica ed è stata una delle prime donne ad aver preso la patenta automobilistica e quella nautica. Nel dopo guerra ha lavorato a lungo alla motorizzazione di Pavia. Carattere fortemente indipendente,  Clara non ha mai voluto sposarsi e ancora oggi vive da sola nella sua casa nel pavese. E’ l’unica medagliata ancora in vita di quella edizione. Quattro delle “farfalle” olandesi che vinsero l’oro perderanno la vita nei campi di sterminio durante la seconda guerra mondiale.

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Nel 1936 sull’Europa aleggia concretamente lo spettro del nazismo e Adolf Hitler vuole celebrare il trionfo nazionalsocialista con le olimpiadi di Berlino. Una donna,  Leni Riefenstahl, viene incaricata di esaltare quella che Hitler chiamava la razza ariana nel documentario Olympia. La Riefenstahl non può certo vantarsi delle sue amicizie con i gerarchi del regime ma al di la di tutto Olympia ancora oggi viene considerato uno dei documentari più innovatavi per l’uso della fotografia rappresentando gli atleti in gara in quella prima metà d’agosto segnata dalle imprese del grande atleta di colore Jesse Owens proprio sotto il naso di Hitler. Fu senz’altro un film di propaganda, scene di adunate sportive di massa e l’esaltazione del corpo di atleti bianchi, ma venne dato ampio spazio proprio ad Owens ed è un film che cura molto bene i particolari non accontentandosi di badare  alla forma tanto esaltata dal regime. La cosa non sarà gradita da Hitler e alti gerarchi come Goebbels con cui avrà la regista avrà grandi contrasti. La Riefenstahl non aderirà mai al partito nazionalsocialista anche se non si può negare che abbia avuto un certo feeling con il regime. Dopo la guerra diventerà una delle più grandi registe di documentari al mondo adoperando tecniche sempre in anticipo sui tempi. Girerà molti filmati sulla cultura africana e sulla biologia marina. Morirà all’età di 101 anni l’8 settembre 2003.
In quella olimpiade  arriverà il primo successo di una donna italiana nelle gare a cinque cerchi. Il 6 agosto del 1936 si corre la finale degli 80 ostacoli con due azzurre in gara: la favorita Claudia Testoni e Trebisonda Valla detta ondina. Venne chiamata così in onore della città turca di Trebisonda ( Trabzon). Quelli tra la Testoni e la Valla  sono i 45 secondi più intensi della storia dell’atletica azzurra al femminile. Le due sono entrambe bolognesi e c’è una bella rivalità da diverso tempo. La Valla forse corre più spensierata e taglia per prima il filo posto sulla linea d’arrivo. La Testoni sarà beffata anche dalla tedesca Steuer e dalla canadese Taylor, perdendo il bronzo per 7 millesimi in una delle prime gare con cronometraggio elettronico. La Testoni non conoscerà la gloria dell’oro olimpico come la Valla ma stabilirà diversi record del mondo diventando la prima donna a scendere sotto il muro degli 11″3 nel 1942. La Valla sarà primatista italiana nel salto in alto nel 1937, il primato resisterà fino al 1955, e dopo la guerra diventerà anche campionessa abruzzese nel getto del peso. Morirà nel 2006 a novant’anni a L’Aquila senza il suo oro olimpico originale dopo un furto in casa nel 1978. Il presidente Primo Nebbiolo gli renderà una copia della medaglia. Va detto che il record mondiale della Testoni, morirà a Cagliari nel 1998, venne battuto solo nel 1948 dalla Blankers Koen.
Un ricordo di grandi atlete che dall’inizio del novecento agli anni quaranta hanno aperto una strada a tante donne. Oggi le campionesse sono considerate quasi alla pari degli uomini ma è giusto sapere che non sempre è stato così. Anche l’Italia non faceva eccezione, non solo nello sport. Un passo avanti verso la parità è stato fatto,  anche se certi pregiudizi sono duri a morire. Buon 8 marzo a tutte.

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( crediti: wikipedia; l’enciclopedia delle olimpiadi della Gazzetta dello sport)

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