Attentati Bruxelles: il dovere di cronaca prima di tutto. Anche degli sciacalli

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Perché scrivere un pezzo sugli attentati Bruxelles all’interno di un contenitore sportivo? Innanzitutto per ribadire come anche attraverso lo sport occorra continuare a esercitare il proprio dovere/diritto di cronaca. Un compito difficile, che affascina e prende molto tempo delle nostre giornate, ma che ci mette spesso di fronte a una deontologia da rispettare. Senza se e senza ma. Riuscendo, possibilmente, ad analizzarne i fatti prendendo meno possibile le parti dei soggetti chiamati in causa e ragionando in base a fonti e informazioni certe. O almeno logiche.

L’Europa sta attraversando un periodo storicamente delicato. Non attiene a queste colonne fornire un’analisi antropologica o sociologica degli avvenimenti posti in essere da anni di politiche guerrafondaie e finanziatrici a favore di chi attualmente scende in campo sotto forma di terrorista. Di sicuro, come entità informatrice, ci spinge stigmatizzare l’odio e il livore che cresce in rete, sui social network, aizzando alla divisione sempre più bieca e insensata l’intero globo terracqueo.  Ci preme mettere al bando, in un angoletto, il politico di turno che, pur avendo vissuto un momento drammatico all’aeroporto di Bruxelles, qualche ora dopo sfoggia già il suo bel cartoncino con lo slogan volto ad accalappiare il populista consenso dei più. Sì, questo lo vogliamo sottolineare con la penna rossa. Perché non ci piace. Perché ogni fatto, ogni evento, dovrebbe essere analizzato e correlato al momento storico, alle cause e a delle ricerche che, giocoforza non possono limitarsi a un sommario articoletto condiviso su Facebook, peraltro dalla dubbia provenienza.

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Lo sport c’entra eccome. Perché attraverso lo stesso c’è chi ha fatto propaganda, c’è chi ha riscosso consensi e voti, ma c’è anche chi ha preso le distanze e propagato messaggi molto più distensivi e progressisti di quanto si possa pensare. Nonostante questo non venga preso in considerazione. Perché nel nostro tempo contano le apparenze e le credenze, molto più che durante l’Alto Medioevo. Così i musulmani diventano, di colpo, tutti terroristi, gli europei tutte vittime sacrificali della ferocia islamica e via dicendo. Ma la cosa grave è che a corroborare questo perverso sistema, oleato dalla voluta ignoranza del secondo millennio, sono proprio quegli organi mediatici o quei pulpiti da cui l’umanità si dovrebbe aspettare soltanto un lavoro di smussatura e pacificazione attraverso ricerche ben oculate e informazioni messe in giro anzitutto per l’interesse della collettività. Non semplici riassuntini che prendono spunto dalla faciloneria che attanaglia il nostro Occidente.

Ho passato una settimana a Istanbul. Questa estate. Ho parlato con turchi di varie estrazioni sociali e religione, oltre che tifosi delle tre squadre cittadine. Nessuno vuole il terrorismo. Nessuno lo accetta. Come davvero in pochi spalleggiano Erdogan e la sua politica omicida, oppure avallano i traffici illegali di petrolio con la Siria, che sono uno dei cardini del potere incentrato nella mani dell’Isis. Se vogliamo attenerci a un discorso inerente allo sport, ricordo bene le manifestazioni unitarie del tifo organizzato di Galatasaray, Fenerbhace e Besiktas contro il Primo Ministro e le sue violenze. Così come la marcia dei tifosi del Gala a Madrid, pochi giorni dopo gli attentati di Parigi. I musulmani non sono terroristi. Dicevano nei loro striscioni.

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Sarebbe da orbi far finta che un problema non ci sia. Ma è ancor più grave far finta di non vedere da dove viene e chi l’ha creatom dando adito a guerre tra poveri che vanno a creare quella tensione sociale di cui hanno tanto sete nella stanza dei bottoni. È grave sentire cordoglio e senso di rispetto soltanto verso un genere di vittime. Come è triste veder campeggiare sulle nostre bacheche virtuali bandiere francesi ieri, belghe oggi. Perché è il genere umano ad aver perso fondamentalmente la propria guerra. Quella della dignità e dello sviluppo. Altro che società 2.0. Il sistema mediatico, in primis, va esattamente al contrario di quanto sarebbe opportuno facesse. Menzogne e dichiarazioni d’odio. Per ottenere dal popolo quel consenso utile a rendere la finta rivalsa quasi un dovere. A credere che poi, in futuro, ci saranno morti di Serie A, da piangere, e morti di Serie B, da compatire. Come peraltro avviene già da tempo immemore.

Chi fa cronaca ha il dovere di ricordarsi sempre il suo scopo all’interno di una comunità. Fosse anche in pericolo di risultare scomodo, o semplicemente antipatico. Anche noi, che ci occupiamo di sport, non dobbiamo farci trascinare dalle pagine mainstream, e pensare sempre che dietro fenomeni di massa, come partite o Gran Premi, ci sono culture spesso diverse ma legate da una storia che l’umanità si porta dietro da millenni. Troppo facile pensare che ci sia un Dio in grado di far dichiarare guerre e armistizi.

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