Football americano e danni al cervello: c’è la certezza

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

Danni al cervello e traumi del football: adesso c’è la certezza. Se prima, infatti, erano presenti solamente forti sospetti e concentrati in misura maggiore all’interno della comunità scientifica, ora anche l’opinione pubblica in toto deve arrendersi all’evidenza. Lo studio condotto dalla dottoressa  Ann McKee dell’Università di Boston, ha analizzato 91 cervelli di ex giocatori della NFL donati post-mortem dai parenti, anch’essi spinti dalla volontà di avere delle risposte in merito ad alcuni comportamenti anomali avuti dai loro cari in vita. E i risultati sono talmente sconvolgenti che definirli drammatici è forse un eufemismo.  In ben 87 cervelli (il 95%), sono stati trovati i tipici segni della Cte (Chronic Traumatic Encephalopathy), una forma grave di encefalopatia. Presenza, infatti, di numerosi e diffusi buchi accompagnati da una perdita considerevole del tessuto cerebrale sono caratteristici di questa malattia che si esprimerebbe anche in disturbi mnemonici, depressione e sbalzi umorali, sintomi che avevano colpito ex giocatori quando erano in vita. Risultati che confermerebbero in modo assoluto il legame tra i danni al cervello e i traumi del football. Anche la stessa Mckee non lascia spazio all’interpretazione in merito al suo studio: “Sono inequivocabilmente sicura che ci sia un relazione fra giocare a football e Cte”, le sue parole prive di dubbi. L’indagine dell’università di Boston, inoltre, rappresenta, per ampiezza di analisi e e risultai ottenuti, qualcosa di davvero “storico” in merito alla vicenda. In precedenza, la comunità scientifica aveva già provato a ottenere delle risposte sul possibile coinvolgimento da parte dei danni provocati dal football americano nello sviluppare una simile patologia, ma tutto sempre in ambito medico e in modo ufficioso. Gli interessi in ballo sono sempre stati tanti.
In ambito sportivo, invece, in passato si era tentato di utilizzare la via del risarcimento, almeno come palliativo Nel 2013, infatti, la NFL (ma non la Lega, la quale non aveva mai voluto credere all’esistenza di una simile relazione), aveva risarcito i familiari di ex -atleti che avevano promosso una class-action, con la cifra record di 765 milioni di dollari. Insomma, anche se non si può proprio parlare di completa ufficialità anche al di fuori del mondo scientifico, ormai, non ci si poteva più voltarsi dall’altra parte.  E a dimostrazione di ciò, anche il vice-presidente della commissione Jeff Miller, ha confermato che ci sia una relazione tra i danni al cervello e i traumi provocati dal football: “Certamente l’indagine della McKee ha mostrato che un certo numero di giocatori della NFL in pensione sono stati diagnosticati con la “encefalopatia cronica traumatica”.  Queste le sue parole in risposta a una domanda fatta da un deputato sullo studio dell’Università di Boston.
La vicenda ha suscitato commenti provenienti anche dal mondo politico. Primo tra tutti, quello del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il quale, sottolinea la pericolosità del football: “Se avessi dei figli maschi non gli permetterei di giocare”.
Finalmente, uno studio pone fine dubbi (peraltro molto pochi) in merito al rapporto tra danni al cervello e traumi provocati dal football americano.  Ed è di una importanza fondamentale, utile per individuare precauzioni che dovranno essere prese in futuro affinché si possano evitare altre generazioni di atleti malati.

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