Roma 2024 : da sogno a ossessione

Pubblicato il autore: Alessandro Cipolla Segui

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Come recitava una famosa scena del film Palombella Rossa di Nanni Moretti si potrebbe riprendere il concetto che “Le parole sono importanti“. Quindo vanno ben pesate quelle del Presidente del Comitato per Roma 2024 Luca Cordero di Montezemolo. Da mesi infatti infatti il disco che sentiamo ripetutamente è sempre lo stesso : ospitare le Olimpiadi sarebbero un incredibile vettore di crescita e di sviluppo non solo per la capitale, ma per tutto il paese, in più sarebbero incredibilmente low cost. In primis va sottolineata una cosa, che il cost in questione sono soldi pubblici ovvero di tutti noi, quelli che ogni giorno ci sudiamo e che poi finiscono, anche a ragione per poter pi usufruire di servizi, in oneri tributari. Sul low poi ci sarebbe parecchio da obiettare. Nel dossier infatti presentato al Cio si parla di un costo di 5,3 per l’organizzazione, ma Il Fatto Quotidiano ha subito svelato il trucchetto : la cifra infatti è relativa solo alle spese base ovvero villaggio olimpico, stadi e spese di gestione senza contare però tutti gli investimenti necessari in infrastrutture per ospitare un evento di simili proporzioni. Un piccolo particolare che in un paese come l’Italia non è da poco.

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Nel dossier presentato naturalmente queste infrastrutture sono citate ma il costo non viene specificato, una piccola “dimenticanza” che però rappresenta una delle varianti che maggiormente possono far lievitare i costi finali di una ipotetica Olimpiade di Roma 2024. Ripetiamo, parliamo sempre di soldi pubblici, quindi nostri. Le cifre poi su una crescita forte del Pil dovuta alla manifestazione iridata, si parla dello 0,4% con circa 170.000 nuovi posti di lavoro nel perioso pre 2024 e 90.000 nel post Olimpiadi, sono abbastanza opinabili, basta chiedere alla Grecia come è andata per Atene 2004. Ma dalle massime cariche dello stato, vedi Renzi e Mattarella, questi Giochi sembrano essere la panacea per tutti i mali del paese, una occasione per risollevare il paese dallo stallo attuale. La sensazione che si percepisce è che Roma 2024 sia una ossessione più dei palazzi che dei cittadini. Il fatto stesso che l’idea di un Referendum sia stata accantonata subito fa quasi capire che quasi non si voglia entrare nel merito di una discussione approfondita. Eppure ci sarebbero alcune cose da chiarire, in primis a riguardo i principali attori in scena.

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Partiamo da Luca Cordero di Montezemolo, Presidente del Comitato. Difficile che un brivido non scorra sulla schiena degli italiani ripensando ai suoi trascorsi a capo di Italia ’90. In quel caso le stime di spesa iniziale sforarono del 86% sui costi preventivati, con i mutui accesi per la realizzazioni di impianti e infrastrutture che hanno gravato ancora anche nelle ultime finanziarie. Un incredibile sperpero di denaro pubblico, soldi nostri, senza che Montezemolo abbia minimamente chiesto scusa per come siano andate le cose. Negli Usa il manager sarebbe stato defrenestato invece da noi è a capo dell’Alitalia e del Comitato per Roma 2024, se i Mondiali fossero stati un successo probabilmente lo avrebbero fatto Papa per proporzione ai meriti. Passiamo poi al Presidente del Coni Gianni Malagò, altro grande ultras delle Olimpiadi romane. Non si può a riguardo non ricordare l’esperienza dei Mondiali di Nuoto del 2009, con gli impianti chiusi appena terminati per decisione della magistratura ma c’è soprattutto un simbolo a riguardo circa il fallimento di quell’evento. Sono le Vele di Calatrava, una cattedrale nel deserto di Tor Vergata, dove dovrebbe sorgere il Villaggio Olimpico in teoria senza collegamenti Metro visto che la cosa non è prevista nel progetto “low cost“, costate già 400 milioni e tutt’ora incomplete. Tutti soldi nostri. Le parole sono importanti, ma in questo caso più di quelle dette pesano quelle non dette, nella speranza naturalmente che ci si sbagli di grosso è che queste ipotetiche Olimpiadi possano essere veramente il volano di crescita del paese. In caso contrario ciccia, tanto sono soldi nostri non loro.

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