Clipper Race, muore la velista Sarah Young

Pubblicato il autore: Ramona Buonocore Segui
course_voile_floxifluxSarah Young è scomparsa tra le onde del mare che tanto amava. La quarantenne velista londinese ha perso la vita questa mattina mentre si trovava a bordo della barca da regata inglese Ichorcoal che partecipava alla “Clipper round the world yacht race”nell’oceano Pacifico, nello specifico nel tratto di mare da Qingdao a Seattle.
La Young stava riordinando il pozzetto quando un’onda si è abbattuta sul ponte, colpendola con violenza e trascinandola prima sotto le draglie di protezione e poi in mare. L’immediato intervento dei soccorsi è stato ostacolato dalle cattive condizione meteo, con mare agitato e vento che sfiorava i circa 40 nodi. Il corpo di Sarah è stato ritrovato dopo dopo un’ora e mezza di ricerche. Le cause precise della morte non sono ancora chiare e forse si disporrà l’autopsia sulla salma della sfortunata atleta che, per coronare i suoi sogni sportivi si era spinta sino in Nepal.
Quello che ha colpito la Young è il secondo incidente in un anno che si è verificato a bordo dell’Inchorcoal: lo scorso settembre a perdere la vita sulla barca da regata, al largo della costa del Portogallo, fu l’infermiere britannico Andrew Ashman, colpito violentemente da una scotta: entrato in coma non si è mai più risvegliato. Oggi il secondo grave  lutto a discapito della grande sportiva ed esperta subacquea inglese.
Ad esprimere il più grande dispiacere per l’incidente è stato il fondatore della regata sir Robin Knox- Johnston che ha espresso con queste parole il suo dolore: “Sono molto addolorato per la perdita di Sarah, molto amata e parte integrante della Clipper family sin da quando abbiamo lasciato Londra nell’agosto scorso”.
Dopo i fatti di questa mattina verrà aperta un’inchiesta della magistratura: secondo molti la regata non si sarebbe dovuta nemmeno svolgere a causa del forte vento e del mare troppo agitato, ai limiti del consentito.
Lo stesso Johnston si è chiesto perché non si stessero usando ganci di sicurezza dal momento che si stava gareggiando in condizioni meteo estreme. Riguardo il fatto che a perdere la vita siano stato due membri dello stesso equipaggio su quattromila persone in gara, Johnston aggiunge e precisa:“si tratta di una semplice e pura fatalità”.
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