Doping, ecco gli azzurri assolti

Pubblicato il autore: Gabriele Lepri Segui
doping

Torna ad essere azzurro il cielo per gli italiani dell’atletica leggera accusati di doping. Giuseppe Gibilisco, Jacques Riparelli, Roberto Bertolini, Marco Francesco Vistalli e Fabrizio Schembri sono i nomi degli atleti su cui pesava l’ombra del doping, accusati dalla magistratura di essere stati”irreperibili” dopo le mancate verifiche  ai controlli antidoping messe a punto dalle carte dell’inchiesta penale di Bolzano. A riportare la notizia è Gazzetta.it. Secondo un comunicato del Coni, la Prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping nei procedimenti disciplinari a carico degli atleti Giuseppe Gibilisco, Jacques Riparelli, Roberto Bertolini, Marco Francesco Vistalli e Fabrizio Schembri, aperti dopo l’indagine Olimpia svolta dalla Procura della Repubblica di Bolzano, a causa della violazione per l’articolo numero 2.3 che si riferisce all’elusione del controllo delle norme sportive Antidoping, ha deciso di non infliggere alcuna sanzione agli atleti sopra citati.

Per quanto concerne il tema del doping, nella giornata odierna, il massimo rappresentante del Kenya Uhuru Kenyatta ha vidimato un disegno di legge antidoping. Una decisione che servirà ad evitare sanzioni da parte della Wada.
La legge firmata oggi era già stata approvato martedì scorso: adesso lo stato del Kenya ha tempo fino a lunedì 2 maggio per scegliere un programma conforme alla regole della Wada, al termine dello scandalo che ha colpito diversi dirigenti a capo della federazione dello stato africano di atletica leggera. I dirigenti, onde evitare l’esclusione dalle olimpiadi di Rio de Janeiro, sono stati subito sollevati dall’incarico. Il Presidente del Kenya Kenyatta ha fatto capire che la legge è stata “il prosieguo e non la fine dei nostri sforzi contro la frode e la corruzione nello sport e nell’atletica’’. Dopo i Giochi olimpici di Londra avvenuti nel 2012, sono stati 40 gli atleti del Kenya squalificati per doping nel corso di questi anni. Il presidente della federatletica del Kenya Isaac Mwangi, è stato sospeso inoltre per sei mesi alla fine dello scorso febbraio.
La Wada inoltre ha sospeso il laboratorio antidoping della Cina: quattro sono i mesi di stop. La decisione è stata presa perché i laboratori risulterebbero non conformi agli standard internazionali.
La scelta ha fin da subito effetto e vieta al laboratorio di svolgere qualsiasi tipo attività, quindi non solo quelle riferite alle analisi di urina e sangue. La Commissione disciplinare della Wada ha poi individuato cinque azioni d’intervento che potranno permettere la revoca della sospensione prima del periodo dei quattro mesi di stop scelti al momento della condanna. Lo stesso laboratorio inoltre ha ancora 21 giorni di tempo per presentare appello presso il Tas.
La Wada è una fondazione la cui partecipazione è di tipo mista pubblico-privata ed è stata creata dal Comitato Olimpico Internazionale nel 1999 in Svizzera a Losanna allo scopo di coordinare la lotta contro il doping nel mondo dello sport. Nel 2002 l’agenzia mondiale antidoping è stata spostata a Montreal. La sede svizzera rimase l’ufficio di coordinazione dell’Europa. Nel corso degli anni altre sedi sono nate in altri paesi come l’Asia, l’Africa, l’Oceania e in America Latina. La Wada è responsabile inoltre del Codice Mondiale Anti-Doping, adottato da oltre 600 organizzazioni sportive di cui comprese Federazioni SportiveInternazionali, Organizzazioni Nazionali Anti-Doping e Comitato Internazionale Paralimpico. 

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