Mondiali hockey su ghiaccio: dopo tre gare è un Blue Team in affanno

Pubblicato il autore: Lorenzo De Vidovich Segui

ScandellaDopo le prime tre partite disputate, il bilancio della Nazionale italiana di hockey su ghiaccio ai mondiali di Prima divisione gruppo A (un gradino sotto la Top division) regala più dolori che gioie. Il coach Stefan Mair ha avviato l’anno scorso un programma di rifondazione che punta sui nativi e sulle nuove leve, cercando di non fare affidamento sugli oriundi, convocandone infatti solo due per la spedizione di Katowice (Polonia): il portiere Frèdèric Cloutier (nella foto), che gioca in Finlandia, e il difensore del Bolzano Sean McMonagle. L’ottima volontà di una ripartenza che parta dalle risorse prettamente nazionali si scontra però con la realtà della pista, dove la squadra non riesce ad imporsi e
soffre gli avversari superiori. Se gli scorsi mondiali erano stati complessivamente un piccolo flop, quest’anno le prospettive non sembrano tanto più rosee, ed il ritorno nella top Division, da cui la Nazionale è retrocessa due anni fa, per ora sembra un miraggio. Ma la rifondazione richiede i suoi tempi, e Stefan Mair, l’uomo giusto in questo momento, deve armarsi di pazienza lavorando con un capitale sociale dove non mancano giocatori d’esperienza e giovani promesse, ma carente forse in termini di Cloutier qualità, chiamato a farsi valere con la forza del collettivo. Il bilancio sinora parla di una vittoria nella gara d’esordio e due sconfitte che in pratica compromettono un’eventuale promozione. Ricapitoliamo quanto accaduto, individuando le difficoltà nella nostra nazionale. Contro la padrona di casa Polonia, l’Italia s’impone 3-1 (qui gli highlights) continuando la tradizione che la vede vincente nella prima gara del Mondiale di prima divisione. Il gol decisivo lo segna Luca Frigo, classe ’93, ex Valpellice reduce da un’esperienza formativa in Svezia. E’ una prima gara incoraggiante, perché la squadra ha lottato per l’intera partita contro un avversario supportato dal pubblico amico, la vittoria quindi ha il sapore del colpaccio esterno. Quanto di promettente visto contro la Polonia, non si ripete invece nel confronto con la Slovenia, reduce dal perentorio 7-1 contro il Giappone (che ora si giocherà la salvezza proprio con l’Italia) e capaci di ripetersi senza problemi, sebbene manchi Anze Kopitar, il gioiello sloveno. Contro una squadra ben disposta sul ghiaccio, l’Italia ci ha messo del suo peccando di lucidità e freddezza, rendendo sterile la manovra offensiva, deludente nel power-play, praticamente nullo in questi primi due match, e soffrendo molto le inferiorità numeriche. Slovenia-Italia finisce 3-1 (qui la sintesi, nella foto una parata di Cloutier) e per Mair suonano i primi campanelli d’allarme, che diventano ancora più rumorosi nella sfida contro l’Austria, neo-retrocessa dalla Top Division al pari della Slovenia. La sconfitta per 4-2 (riassunta qui, nella foto in basso a sinistra Scandella vede il puck depositarsi in rete) spegne ogni speranza di promozione ed è resa più amara dal colpaccio della Polonia contro la Slovenia che dopo due ottimi match stacca temporaneamente la spina. Ma l’Italia deve prendersi le sue responsabilità: nelle fasi iniziali della gara contro l’Austria lascia l’iniziativa agli avversari, che colpiscono con estrema facilità, ma le lunghe fasi
di blackout condiziano la partita. Sul parziale di 4-0 il Blue Team reagisce con le reti di Alexander Egger e Armin Helfer, capitani rispettivamente di Bolzano e Val Pusteria. Dopo tre punti conquistati in tre partite ed il solo Giappone alle spalle fermo a quota zero, la sensazione è che manchi uno sniper capace di Scandellacambiare l’inerzia della gara, facendo affidamento alla cattiveria agonistica, che dovrà diventare l’arma in più del Blue Team nelle prossime partite. I margini di miglioramento ci sono, ma serve aumentare il mordente, perché senza quello, abbinato alla mancanza di qualità, il gioco diventa prevedibile. Coach Mair ha tentato di mischiare le carte nell’ultimo match, cambiando le linee d’attacco, ma il lavoro da fare è ancora molto. Le note positive ci sono: Joachim Ramoser è il talento più cristallino in prospettiva futura, milita nel Red Bull Monaco, neo-campione di DEL (campionato tedesco) e a 21 è nel pieno della maturità agonistica. Altra nuova leva interessante, sempre proveniente dalla DEL, è il difensore Alex Trivellato, eletto miglior giocatore azzurro nel match contro l’Austria. Sembra invece mancare di personalità Thomas Larkin, difensore di origini varesine che oggi gioca al Medvescak Zagabria, in KHL, dove ha collezionato 34 presenze in questa stagione, senza raggiungere i playoff. Tra i pali Andreas Bernard (qui una sua intervista per Io Gioco Pulito) è una garanzia, sebbene abbia faticato contro l’Austria. L’esperienza è invece nelle mani di gente esperta come Dan Tudin, veterano del Renon, neo-campioni d’Italia, squadra da cui è arrivato per la spedizione polacca anche il talentuoso Simon Kostner, omonimo di Diego Kostner, giocatore del Lugano che si appresta a cambiare sponda ticinese per indossare i colori dell’Ambrì Piotta. La terza linea, per ora, è invece composta dal tiro di marca Foxes, con Insam, Gander e Anton Bernard (fratello del portiere). La prossima gara contro il Giappone (ore 13:00 del 27 aprile), sarà determinante. Se gioco e risultati non sono spettacolari, gli amanti dell’hockey dovranno sedersi, mettersi comodi e lasciare che Stefan Mair lavori con la giusta lentezza per rifondare un movimento in seria difficoltà, afflitto anche dalla necessaria fuga di diverse società oltre il Brennero.

 

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