Da Pietro Bragaglia a Federica Pellegrini, i risultati dei portabandiera italiani.

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Federica Pellegrini, portabandiera a Rio 2016

Federica Pellegrini è ufficialmente da qualche giorno la portabandiera dell’Italia ai prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016. Sarà la quinta donna ad avere l’onore di rappresentare simbolicamente la spedizione azzurra, la prima atleta in assoluto nella disciplina del nuoto.

Ma quali sono stati i precedenti portabandiera (o alfieri)? E quali risultati hanno ottenuto in quelle Olimpiadi? Di seguito ripercorreremo edizione per edizione, soffermandoci su qualche particolarità della cerimonia inaugurale.

Nella prima edizione, quella di Atene nel 1896, la cerimonia iniziale non prevedette la sfilata delle nazioni partecipanti: si trattò più che altro di una grande festa, tra balli e canti, introdotte da un inno creato per l’occasione, sulle musiche del greco Spyros Samaras, con le parole del connazionale Kostis Palamas. Il re Giorgio nell’inaugurare i Giochi disse «Proclamo aperti i giochi internazionali di Atene».
Questa è tuttora la frase che proclama l’inizio delle Olimpiadi (cambia solamente il nome della nazione ospitante).

Le Olimpiadi di Parigi 1900 e Saint Louis 1904 furono inglobate all’interno dell’Esposizione Universale e non ci fu alcuna cerimonia iniziale.

La prima Olimpiade a prevedere una cerimonia d’apertura con portabandiera fu quella di Londra 1908. A rappresentarci fu Pietro Bragaglia di Ferrara, un ginnasta diciottenne che non partecipò a nessuna gara e di cui non si hanno foto. In quell’edizione il miglior ginnasta in assoluto fu Alberto Braglia che vinse l’oro nel concorso individuale. E fu proprio Alberto Braglia il portabandiera a Stoccolma 1912 in cui vinse sia l’oro individuale che a squadre. Ad Alberto Braglia è dedicato lo stadio di calcio del Modena, il suo paese natio.

Nel 1916 le Olimpiadi non si disputarono a causa della Prima Guerra Mondiale.

Nel 1920 ad Anversa, per la prima volta, durante la cerimonia inaugurale, venne esposta sul pennone più alto la bandiera raffigurante i cinque cerchi che rappresentano i continenti della Terra.

Victor Boin, atleta belga, che vinse la medaglia d’argento nel 1908 e di bronzo nel 1912 con la nazionale di pallanuoto, nel 1920 si presentò come schermidore e vinse una medaglia d’argento nella specialità della spada, nel concorso a squadre: fu lui a leggere per la prima volta il giuramento di lealtà degli atleti, rappresentando tutti i partecipanti in gara.

Lo schermidore più forte di quell’edizione fu senz’altro l’azzurro, nonché portabandiera, Nedo Nadi che vinse ben cinque ori: fioretto e sciabola, individuale e a squadre, spada a squadre (nell’individuale si ritirò per problemi intestinali).

Nel 1924 a Parigi il motto voluto da De Cubertain, al suo ultimo mandato, «Citius, altius, fortius» divenne definitivamente il simbolo delle Olimpiadi. Fu, inoltre, inaugurato il villaggio olimpico e ci fu per la prima volta una cerimonia di chiusura. Il nostro portabandiera Ugo Frigerio, marciatore, si impose nella specialità dei 10000 metri.

Amsterdam 1928 verrà ricordata per l’accensione della prima fiamma olimpica, un rituale che nel corso degli anni venne poi progressivamente modificato. Un fatto che divenne, invece, codice fu l’ordine di ingresso delle nazioni in gara: per prima la Grecia, poi tutte le nazioni partecipanti in ordine alfabetico secondo il paese ospitante, e infine proprio il paese ospitante.
Il nostro alfiere fu il sollevatore di pesi Carlo Galimberti, che si aggiudicò la medaglia d’argento nella categoria dei pesi medi.

Fu ancora Ugo Frigerio a rappresentarci nei Giochi del 1932 che si tennero a Los Angeles.
Dopo Amsterdam la gara di marcia dei 10000 metri fu cancellata dal programma, Frigerio si ritirò dalle corse per poi ripensarci. Negli Stati Uniti si presenta quindi nell’unica specialità della marcia: i 50 km vincendo la medaglia di bronzo.

A Berlino nel 1936 vennero introdotti i tedofori e la cerimonia d’apertura, sotto gli occhi di Hitler, si focalizzò interamente sulla fiaccola olimpica. Il nostro portabandiera fu lo schermidore Giulio Gaudini che vinse la medaglia d’oro sia nel fioretto individuale sia a squadre, e l’argento nella sciabola a squadre.

Le Olimpiadi del 1940 e del 1944 non si disputarono a causa della Seconda Guerra Mondiale.

Londra 1948 fu ricordata soprattutto per il clima teso, Giovanni Rocca, alla sua prima Olimpiade, fu il portabandiera italiano e raggiunse la finale della staffetta 4×400.

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Miranda Cicognani, ad Helsinki nel 1952

Miranda Cicognani fu la prima portabandiera donna. La ginnasta italiana, infatti, a sedici anni ha sventolato il nostro vessillo ad Helsinki nel 1952. Per lei un trentaduesimo posto nel concorso individuale e un sesto posto in quello a squadre. Primatista dei campionati assoluti femminili di ginnastica è l’unica ginnasta italiana ad aver partecipato a tre Olimpiadi insieme a Monica Bergamelli. Nelle Olimpiadi di Rio, Vanessa Ferrari potrebbe eguagliarle.

A Melbourne nel 1956 è il turno del più grande spadista di tutti i tempi, Edoardo Mangiarotti. Anche se, in questa edizione, dovette accontentarsi solo della medaglia di bronzo individuale. Vinse invece due ori a squadra: nella spada ovviamente e nel fioretto.

Fu sempre Edoardo Mangiarotti il portabandiera azzurro nell’Olimpiade del 1960 di Roma, che ottenne un argento nel fioretto a squadre, e un oro sempre a squadre, ovviamente nella spada. Con queste due medaglie lo schermidore milanese divenne l’atleta più medagliato della storia delle olimpiadi con 13 medaglie (record che ora detiene Michael Phelps con 22) ed è tuttora il più medagliato della storia italiana.

In quest’occasione ritornò per la prima volta dopo il 1896 l’inno di Samaras e Palamas, che poi divenne l’inno ufficiale dei Giochi.

Il passaggio di consegne simbolico nella spada avvenne con Giuseppe Delfino che vinse l’oro individuale e a squadra nella spada a Roma, ma deluse in parte le aspettative Tokyo nel 1964 dove fu alfiere e si aggiudicò solamente un argento a squadre.

Nel 1968 in Città del Messico, si tennero le Olimpiadi più tese della storia.

Il nostro portabandiera fu il più grande cavaliere di tutti i tempi Raimondo D’Inzeo, alla sua sesta partecipazione (stabilirà poi un record partecipando ad altre due manifestazioni) che però non riuscì ad ottenere nessuna medaglia.

Nel 1972 a Monaco di Baviera, toccò all’attivista fiumano Abdon Pamich, che però venne squalificato nella sua specialità, i 50 km di marcia.

Nel 1976 il portabandiera fu il tuffatore Klaus Dibiase che a Montreal compiette un’autentica impresa vincendo il suo terzo oro di fila nella piattaforma da dieci metri: nessun tuffatore al mondo ha vinto tre olimpiadi consecutive nella stessa specialità.

Mosca 1980 verrà, invece, per sempre ricordata per il boicottaggio statunitense in protesta contro l’invasione sovietica in Afghanistan, ma anche per la più bella cerimonia di inaugurazione di sempre.

L’Italia in segno di solidarietà con gli americani decise di non sfilare dietro la bandiera italiana, bensì dietro ad un cartello in cirillico che li qualificava come squadra del CONI. Non ci fu, quindi, nessun alfiere.

In tutta risposta i sovietici boicottarono le Olimpiadi di Los Angeles 1984.

Sara Simeoni, a Los Angeles nel 1984

Sara Simeoni che vinse l’oro nel salto in alto nell’edizione precedente con la misura di 1,97m non riuscì a ripetersi e si aggiudicò l’argento nonostante un salto di 2m. Fu lei la seconda portabandiera donna della storia italiana alle Olimpiadi estive.

Pietro Mennea, alla sua quinta partecipazione, fu l’alfiere a Seul 1988. La Freccia del Sud, il più grande corridore europeo sulla breve distanza fu eliminato nella batteria dei 200 metri, ma era un atleta di 36 anni e nient’altro poteva chiedere alla sua prodigiosa carriera, fatta di rimonte incredibili.

Il canottiere Giuseppe Abbagnale, dopo due ori nel due con insieme al fratello Carmine e al timoniere Giuseppe di Capua, si aggiudica l’argento a Bercellona 1992 di cui è portabandiera.

Suo figlio Vincenzo, nato nel 1993, ha seguito le sue orme, ma ha scelto la strada del doping. Motivo per cui lo stesso Giuseppe, ora presidente della Federazione Italiana Canottaggio, ha annunciato che il figlio non potrà partecipare a Rio 2016.

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Giovanna Trillini, ad Atlanta nel 1996

Dopo tanti anni torna la scherma a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi: è il turno di Giovanna Trillini, terza portabandiera donna. Per lei un bronzo individuale e un oro a squadre, ad Atlanta 1996, l’Olimpiade che segna l’inizio dell’era Vezzali.

Il clima di tensione dovuto alla mancata assegnazione della rappresentazione internazionale alla Grecia nell’anno del centenario delle Olimpiadi, venne attenuato per un momento durante l’accensione della fiaccola. Muhammed Alì, vincendo il morbo del Parkinson, salì la scaletta e diede vita alla fiamma, tra la commozione generale del pubblico e degli atleti presenti allo stadio.

Carlton Mayers, il capitano della nazionale di pallacanestro campione del mondo nel 1999, fu scelto a sorpresa come il portabandiera nella spedizione australiana di Sidney 2000, una delle Olimpiadi più belle di sempre.

La sua scelta fu motivata dall’allora presidente del CONI Gianni Petrucci che individuò in Mayers, figlio di un giamaicano e giocatore di colore, il simbolo della battaglia contro la discriminazione razziale che questo paese, però, ancora non ha superato.

Mayers fu, come sempre, il miglior realizzatore della nazionale italiana ma il risultato finale fu un deludente quinto posto.

Ad Atene nel 2004Jury Chechi fece capire al mondo intero perché lo chiamavano il Signore degli anelli. Dopo tre anni di inattività e un brutto infortunio alla spalla, ritornò alle gare e ottenne il pass per le Olimpiade greche. Il CONI lo premiò con la scelta di affidargli il vessillo, lui ripagò con un incredibile terzo posto, condizionato da una giuria corrotta in favore dell’atleta di casa Dimosthenis Tampakos che vinse l’oro: per Jury poteva essere anche argento!

Antonio Rossi fu il primo canoista portabandiera. Ma a Pechino 2008, dopo una carriera gloriosa, si ritirò senza medaglie nella sua specialità che lo ha consegnato alla storia, il K2.

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Valentina Vezzali, a Londra nel 2012

Se l’era Vezzali era iniziata ad Atlanta nel 1996 con un argento individuale e un oro a squadre, l’era Vezzali terminò a Londra 2012 con un bronzo individuale e un oro a squadre. In mezzo solo ori. La schermitrice più forte di tutti i tempi che ha da poco annunciato il ritiro dalle gare con un oro nel mondiale a squadre, è stata la quarta portabandiera donna.

Per la prima volta, dunque, per due edizioni di fila la portabandiera sarà donna e a rappresentarci sarà la nuotatrice italiana più forte di tutti i tempi, alla sua quarta Olimpiade e che negli ultimi assoluti italiani si è presentata in grandissima forma. Ma non sarà facile per lei confermarsi in un panorama soggetto a facili exploit, quello che ebbe proprio lei ad Atene nel 2004, alla sua prima Olimpiade.

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