Short track: morto a soli 23 anni il fenomeno coreano Noh Jin-Kyu

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

short track jim-kyu
Se il tuo sport è lo short track, non è facile diventare una sorta di eroe nazionale. In Corea del Sud però ce l’ha fatta Noh Jin-Kyu, predestinato del ghiaccio che in pochi anni ha saputo scalare tutte le vette di questa disciplina, facendo man bassa di titoli e record mondiali. Il suo sogno si è infranto ieri contro un male tremendo che, al contrario di tanti avversari, il 23enne asiatico non è riuscito a sconfiggere: la notizia della sua scomparsa ha fatto subito il giro del mondo facendo sprofondare nello sgomento tutti gli appassionati di sport invernali sulle terre emerse. Quando una giovane vita viene spezzata da una malattia così devastante, è difficile parlare di gare e allori sportivi, ma nel caso di Jin-Kyu è impossibile non ripercorrere la sua fulminea e perentoria ascesa nell’olimpo del pattinaggio. Classe 1992, il piccolo coreano si innamora dei pattini sulla scia di sua sorella maggiore Noh Seong-Yeong. Che il  ragazzo abbia un feeling tutto suo col ghiaccio lo si capisce tutto, e ai mondiali junior di Taipei a 18 anni non ancora compiuti sbaraglia la concorrenza dominando nei 1000 e nei 1500 metri portandosi a casa pure il titolo overall. All’esordio in coppa del mondo, nella prima stagione “griffa” ben 5 vittorie, diventando subito il vero spauracchio delle piste di short track di tutto il globo. Ai mondiali di Sheffield del 2011 si mette al collo ben tre medaglie d’oro: la sua ascesa è pressoché inarrestabile. Porta la Corea del sud anche sul tetto del mondiale a squadre, in un 2011 per lui magico. Nel 2012 la vera consacrazione: stradomina la coppa del mondo con una facilità al limite dell’imbarazzante, entrando a tutti gli effetti nel gotha degli skater. Prende un oro e due argenti anche ai mondiali di Shangai, coronando una stagione estenuante e ricca di blasone.

La caduta e la malattia. Nel 2012-2013 tira un po’ il freno: il suo grande obiettivo infatti sono le Olimpiadi di Sochi dell’inverno successivo. A cinque mesi dalla kermesse a cinque cerchi, una caduta sui ghiacci di Shangai di fatto gli complica i piani: si frattura la spalla sinistra ed è costretto a fermarsi. Nei vari accertamenti, i medici riscontrano qualcosa di strano: vicino all’articolazione infortunata c’è una piccola massa tumorale benigna da trattare. Jin-Kyu opta per trattarla subito dopo i Giochi, si rimette in carreggiata e torna a gareggiare, ma a tre settimane dalla partenza per Sochi un problema al gomito lo blocca di nuovo. La diagnosi è micidiale: massa tumorale maligna di 13 cm. Lo operano immediatamente, e inizia lunghi e massacranti cicli di chemioterapia a soli 21 anni. La malattia però galoppa nel suo fisico forte e giovane, e non gli lascia scampo: lotta indomitamente per due anni fino a domenica. Grande la commozione nel suo paese, che faceva per intero il tifo per lui.

Lascia in eredità due record mondiali (nei 3000 e nei 1500 metri), 37 podi in coppa del mondo di cui 19 successi, i titoli iridati e il suo rammarico a cinque cerchi. Tanti gli omaggi anche i social degli appassionati di sport invernali per questo giovane volato via troppo presto.

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