Daniele De Santis, la lettera della famiglia.

Pubblicato il autore: Gianluca Pirovano Segui

Daniele De Santis, la lettera della famiglia.

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26 anni di reclusione è stata la condanna inflitta a Daniele De Santis, conosciuto da tutti come Gastone, ultras romanista, colpevole dell’omicidio di Ciro Esposito, tifoso napoletano, nel prepartita di Napoli-Fiorentina, finale di Coppa Italia.
Per la prima volta, la famiglia di De Santis ha deciso di parlare e lo ha fatto attraverso una lettera.
Ecco il testo integrale:

Vi siete mai chiesti che peso abbia il pregiudizio e la facilità con la quale viene strumentalizzato? Di ciò che credete di sapere, avete mai provato a domandarvi veramente come e dove l’ avete saputo? Vi siete mai chiesti che influenza abbia avuto ascoltare perennemente una versione soltanto, urlata in tutti megafoni mediatici esistenti?
Pur immaginandolo, noi a prescindere da torti o ragioni, abbiamo sempre rispettato il dolore altrui, non intraprendendo né raccogliendo mai battaglie mediatiche; in silenzio riponevamo fiducia solo nelle indagini, ritenendo che non fosse importante replicare, ma che fosse importante solo aspettare e occuparci delle condizioni gravissime di Daniele che, dopo più di due anni, è ancora lì immobile su una barella con un’intelaiatura d’ acciaio alla gamba, cercando di salvare il resto dall’amputazione, in quanto appena tre mesi fà gli sono già stati amputati 15 cm di osso necrotico e tutto il calvario dei gravi virus e infezioni contratte in carcere.
Ma in fondo cos’ha di grave? “Un taglio al piede” vi dicono oggi, giusto? Questo ovviamente perchè non vogliamo e non abbiamo mai voluto spettacolizzare il suo dolore; ma siete sicuri di conoscere davvero le condizioni assurde in cui è stato linciato? E il vergognoso tentativo di occultare le ben 8 coltellate da cui si è salvato? Beh, sicuramente avendole ricevute lui si saranno trasformate anch’esse in”innoqui tagli”, giusto?
Probabilmente per la stessa misteriosa trasformazione, con la quale quando un oggetto viene lanciato verso Daniele viene definito un innoquo petardo, ma quando lo raccoglie lui e lo rilancia da dove è venuto diviene un terribile ordigno, atto a compiere una strage di donne e bambini e non importa se il pullman – parcheggiato a 30 mt – non presenta l’ ombra di un graffio, perchè a quel punto diventa comunque legittima, anzi eroica, qualunque aggressione, giustificata e contrabbandata come difesa; ma la realtà è ben diversa: perche’, anche ipotizzando questo bisogno di difendersi (da chi? Migliaia contro uno?), una difesa finisce là dove la presunta minaccia si allontana dal pullman, mentre al contrario inseguire fin dentro casa, aggredire e massacrare un uomo in fuga non può di certo essere spacciato per una difesa.
Sapete chi sono il Racis e i periti? Sono gli unici organi investigativi veri e realmente competenti, e quegli organi, guarda caso, hanno fornito le sole prove reali che indicano i modi e i tempi dell’aggressione a Daniele – una fra tante, la presenza del sangue di Daniele sul cappello di Ciro Esposito, come sul coltello a serramanico e su tutto il resto delle armi usate dagli aggressori, dimostrando nella loro perizia che tutto ciò che è successo, é accaduto dopo che Daniele è stato aggredito dall’orda, dopo aver tentato in tutti i modi una fuga disperata cercando la salvezza al di là del cancello di casa sua. E’ inconcepibile che l’accertamento di tali autorita’, specie se contrapposto a testimonianze reticenti , ritrattazioni e cambi di versioni di imputati/testimoni, non abbia fermato questa condanna, una condanna esclusivamente mediatica e simbolica già decisa molto prima dell’inizio del processo.
Incredibile vedere come il tentato omicidio di Daniele a coltellate e sprangate venga omesso con tale naturalezza e sfacciataggine, la stessa con la quale, nelle prime interviste, i tifosi aggressori si vantavano apertamente delle modalità con le quali hanno tentato più volte di farlo fuori. Perfino in un commento di un tifoso del Napoli viene descritta la scena di fuga di Daniele e il tentativo di chiusura del cancello prima degli spari, ma anche questa non viene accettata come prova. Addirittura davanti al Giudice uno degli imputati motivando l’ aggressione risponde : ” Eravamo presi dall’ euforia!”, e per loro una semplice accusa di rissa? Una pena di otto mesi con la condizionale?
Eppure nulla di tutto questo ha contato, con abilita’ è stata spostata l’attenzione su elementi personali del passato di Daniele come le simpatie politiche o il trascorso da ultras, per dare connotazioni calcistiche e di squadrismo che nulla hanno a che vedere con cio’ che è successo di fronte casa sua, ma che ben calzano il perfetto stereotipo per soddisfare il pregiudizio pubblico. Nelle riprese ci sono solo i tifosi aggressori, gia’ travisati e armati… inoltre è impossibile stabilire quanti di loro fossero gia dentro (i testimoni dicono almeno una trentina) ma per ovviare a cio’ si è avvalorata una tesi a dir poco grottesca, dove un tizio di 136 kg funge da “esca” per il piu’ improbabile degli agguati ovvero, correre inscenando una finta fuga per trascinare dentro casa propria un fiume di tifosi e consumare li’ il diabolico piano di farsi pestare, e quindi mettersi a sparare a volto scoperto, sotto un gabbiotto dei carabinieri, da distanza ravvicinata ma con un’ enigmatica traiettoria alla cieca (un colpo rimbalzato a terra, uno di striscio sul dito e uno purtroppo maledetto).
Una sentenza a dispetto di qualsiasi prova e di qualsiasi logica, data di prepotenza in quanto obbligata mediaticamente.
Ha ragione il nostro avvocato, nella frase “la legge è uguale per tutti” deve esserci qualcosa che non va… perchè tra i “tutti”.. anche se a qualcuno dispiace.. dovrebbe esserci anche Daniele.
Invece per lui nessuna verità emersa gli è stata concessa come prova, uno dei nostri avvocati, David Terracina, rinunciò all’incarico per protesta nel corso di un’udienza, nessun diritto lasciato per Daniele, se non quello di morire quando doveva.
Il giorno che qualcuno vorrà’ sapere chi è davvero Daniele, lo chieda a chi lo conosce veramente… nella miriade di persone per bene che lo stima e gli vuole bene e che continua a sostenerlo silenziosamente, nonostante tutto.

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