L’allarme FMSI arriva puntuale: “In Puglia 2 sportivi agonisti su 3 eludono le visite”

Pubblicato il autore: vito contento Segui

VISITA MEDICA SN
L’allarme FMSI arriva puntuale, di questi tempi. Ogni anno. A farlo scattare è Federazione Italiana Medici Sportivi: in Puglia troppi sportivi agonisti (addirittura due su tre) eludono la visita medico/sportiva. Il 75 percento, un dato altissimo, che pone la regione del tacco d’Italia ai primi posti della classifica nazionale dell’evasione. E che non le fa onore. “E’ un problema ormai atavico – dice il presidente regionale della FMSI, dott. Domenico Accettura – basta vedere i numeri: tra gli oltre 200mila agonisti pugliesi registriamo solo 70mila visite, in pratica due su tre evadono”. Questo nonostante tre importanti considerazioni. “La prima: grazie all’attuale normativa regionale – spiega Accettura – parliamo di una visita totalmente gratuita almeno per i minorenni, che siano agonisti e non agonisti (per i maggiorenni è a pagamento ma a semplice costo ticket, almeno nei centri di Medicina dello Sport convenzionati con la Fmsi, come l’Istituto di Medicina dello Sport di Bari e delle province). La seconda: per gli agonisti la vista medico-sportiva è obbligatoria e due anni fa la Regione ha introdotto una sanzione di ben 5mila euro a carico della società sportiva del tesserato, più altri 5mila a carico della Federazione sportiva di appartenenza. Certo, c’è qualche Federazione più solerte, in primis la Federcalcio, ma purtroppo tante altre non lo sono”. E l’efficacia preventiva del controllo è dimostrata dalle statistiche: dall’entrata in vigore del decreto ministeriale dell’82 che obbliga gli agonisti alla visita, ad oggi le morti da sport di sono ridotte dell’89 per cento. “C’è anche una terza ragione – aggiunge il presidente della FMSI Puglia – : il fondamentale aspetto salutistico. Scomparse sia la visita di leva militare sia la medicina scolastica, oggi la vista medico-sportiva rappresenta l’unico baluardo generalizzato di screening e prevenzione in ambito giovanile. Non dimentichiamo, ad esempio, che la Puglia ha uno dei più alti tassi di obesità infantile: il 35% dei bambini è a rischio ponderale”.

Per non parlare poi dei semplici praticanti, ossia un pugliese su quattro (secondo l’ultimo rapporto Coni-Istat): un milione di persone di varia età che fanno attività motoria in modo continuativo o saltuario, di cui viene visitato a stento il 10 per cento. Insomma ce n’è abbastanza per far scattare l’allarme. E periodicamente tragedie legate all’attività sportiva balzano purtroppo agli onori della cronaca. Senza fare tristi allarmismi, spiega il presidente Fmsi Puglia, il 70 per cento degli eventi fatali collegati allo sport amatoriale ha cause ben individuabili in un check medico-sportivo: sopra i 40 anni, sono di natura prevalentemente ischemica; al di sotto di quell’età, si tratta soprattutto di cardiomiopatie giovanili o genetiche. Un esempio: in un torneo di calcio mettiamo con cinque-sei squadre, su cento partecipanti statisticamente due hanno problemi cardiaci. Scendono in campo, e non lo sanno.

Insomma, l’approccio diventa culturale, di mentalità: fatica a passare il concetto per cui lo sport sotto controllo medico è un vantaggio per tutti: per chi lo pratica, per la sua famiglia, per le società sportive e le Federazioni, per la collettività. Il messaggio finale, conclude Accettura, resta univoco: “Farsi visitare. Non per il semplice certificato, ma per assicurarsi di poter praticare sport in modo sano e sicuro. In questo momento, tra l’altro, gli ambulatori di Medicina sportiva lavorano a basso regime: il che vuol dire anche tempi di attesa prossimi a zero”.

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