Olimpiadi, il fratello del kamikaze di Bruxelles parteciperà

Pubblicato il autore: giuseppe spampinato Segui

Mourad-Laachraoui-765x510
A volte due fratelli possono davvero essere diversi, è il caso di Mourad Laachraoui e Najim Laachraoui, il primo campione europeo di taekwondo e in partenza per le olimpiadi di Rio 2016, il secondo uno dei kamikaze che il 22 marzo si fecero esplodere all’areoporto di  Bruxelles causando la morte di decine di persone e facendo, ancora una volta, sprofondare il mondo nel terrore.
Entrambi di fede islamica, ma con due concetti differenti di religiosità, Mourad si è imposto nel mondo dello sport. Il 19 maggio è stato eletto campione europeo nella categoria under 54 kg imponendosi sull’avversario spagnolo Jesus Tortosa. Non ha mai ripudiato il fratello ma il suo concetto di Islam, al quale dà un significato di pace, non poteva in nessun modo spingerlo a seguire Najim nella sua folle lotta contro qualcosa che non esiste.
Nel 2013 i due si separarono, Mourad, ancora diciannovenne, decise di continuare ad allenarsi, con lo scopo, un giorno, di partecipare proprio alle olimpiadi mentre suo fratello partì per la Siria per arruolarsi nelle file dell’Isis. La sua famiglia non lo vide più ma seppe di lui solo attraverso le tragiche notizie che in tutto il mondo venivano riportate, dagli attentati di Parigi, dei quali Mourad era uno degli organizzatori, fino a quelli diretti al cuore dell’Europa, e forse della sua stessa famiglia residente in Belgio, nei quali Najim si è tolto la vita.

La maggior parte dei musulmani presenti in Belgio sposano un concetto di pace e pregano un Dio che mai approverebbe l’idea che sta alla base della Jihad

“Io sono me stesso. Il campione europeo di taekwondo, una persona semplice, che studia e che fa di tutto per vivere bene, normalmente, senza creare problemi” risponde Mourad a chi cerca di capire, a chi cerca di indagare su quella disparità, su cosa può scatenare un meccanismo che spinge a proclamare messaggi di morte a tutta l’umanità nascondendosi sotto il concetto di fede.
Il campione, che si prepara per le olimpiadi di Rio, deve e dovrà vivere con quell’etichetta stampata sul suo petto, con quel nome che ricorda solo una strage e non più un’impresa sportiva.Ma a chi prova anche solo ad accostare il suo nome agli attentati di Bruxelles lui risponde:“in molti mi hanno suggerito di cambiare cognome, ma non è la soluzione. È il mio cognome, è quello di mio padre, non se ne parla di cambiarlo. Vedo gli sguardi degli altri, e questo mi dispiace, ma non posso farci niente. Io non volevo che succedesse tutto questo.”

E continua ribadendo a tutti che se ne può uscire, si può cancellare, attraverso la fatica e l’impegno nello sport, un passato così doloroso che si ripresenta ogni volta che qualcuno punta gli occhi su lui e sulla sua famiglia, additandoli come parenti di un kamikaze: “con lo sport sono stato in grado di mostrare agli altri che ci si può riuscire, che io potevo continuare la mia vita malgrado tutto quello che è successo. Questo mi ha permesso di pretendere un po’ di più, e mi è servito per arrivare dove sono”.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: