Italia è “Manita” agli Europei Paralimpici

Pubblicato il autore: Jacopo Chiodo Segui

timthumb.php

Brillano sotto il cielo azzurro di Grosseto le medaglie, cinque, conquistate dall’Italia quest’oggi agli Europei di atletica paralimpica.

Ad aprire la gloriosa giornata l’oro del discobolo di origini Cubane Oney Tapia, atleta non vedente in seguito ad un incidente capace di lanciare il disco a 42.56, trovando oltre al gradino più alto del podio anche il record Italiano.

Una “benedizione”, così l’Italo-Cubano, radioso di gioia al termine della competizione, ha definito per tre volte quell’episodio del 2011, quando un tronco cadde addosso a questo ragazzo, amante del baseball e del rugby, togliendogli la vista, compromettendo per sempre la sua vita, paradossalmente in postivo, parola di Oney Tapia: “Poi è arrivata questa benedizione, che mi ha travolto la vita, in meglio, e mi ha portato qui con voi, in tutta questa allegria, questa gioia. Mi sento contento e non ho niente da rimpiangere”

Arrivano di corsa invece le medaglie di Martina Caironi, come da pronostico prima nei 100 T42 (15”80) e di Monica Contrafatto che grazie al suo 17’’03 conquista il terzo posto e dunque il bronzo nella stessa batteria, nel mezzo, a dividere le due azzurre e a negare la doppietta Italiana la tedesca Vanessa Low con 16’’29.

Ben pochi in realtà i dubbi alla vigilia della gara su chi avrebbe terminato al primo posto, solo un nome, Martina Caironi. La portabandiera degli azzurri, recordwoman nei 100 con 14’’61 a Doha, dopo l’argento conquistato nel weekend nel salto in lungo trova anche la medaglia più importante nei 100, lo fa però, non al massimo delle sue potenzialità, e lei, perfezionista, vincente nell’animo lo sa bene: “Ho messo in tasca un oro con un tempo che non mi piace per niente ma a un Europeo sono consapevole del fatto che conta il podio, conta la medaglia e molto meno il tempo. So anche che gli allenamenti in questo ultimo periodo sono stati pochi, anche se Vanessa Low era un po’ troppo vicina, devo dire. Sono abituata a lasciare le avversarie più indietro rispetto ad oggi”.

La campionessa Italiana, infine, chiude con una promessa:”Per Rio, vi prometto di spingere il più possibile e di arrivare preparata. Lo prometto soprattutto a me stessa perché per le Paralimpiadi ci si allena quattro anni, sarà un’esperienza bella tosta, me lo sento. Il boato che ho sentito quando hanno detto il mio nome è stato bellissimo: è il risultato di tutti questi anni, delle vittorie, ma anche di relazioni personali e umane che sono riuscita a costruire”.

Grande soddisfazione anche per Monica Contraffatto, sostenuta dalle amiche in tribuna, presenti tra le altre cose con un curioso striscione: “Monica 6 un tesò”, della quale parla al termine la trentacinquenne di Gela:”Io chiamo tutti “tesò”, che significa tesoro mi hanno preso in giro fino all’ultimo e adesso lo sanno tutti”. Non tutti invece sono a conoscenza del suo passato, lei ex militare in Afghanistan colpita nel 2012 da una granata la cui esplosione le costò la perdita della gamba destra.

Anche lei farà parte della scuderia Italiana in Brasile, dove cercherà di dare il massimo, come testimoniano le sue parole:”In Rio ci spero moltissimo: sto lavorando tanto anche per formarmi come atleta. Lo sono da poco, io sono un soldato e non è semplice, anche la mia allenatrice mi dice sempre che mi lamento. Ma oggi sono veramente contentissima”.

La quarta medaglia della nostra trionfale giornata è l’argento nei 200 metri T35 con il tempo di 33’’09 di Oxana Corso, seconda solo al 29’’91 dell’inglese Maria Lyle, consapevole già dall’inizio che avrebbe avuto poche possibilità di vittoria contro la Britannica:“Sapevo di non poter fare il suo tempo e il mio obiettivo era quello di impensierirla, di metterle un po’ di pressione. Purtroppo non ci sono riuscita. Fino in curva avevo solo qualche metro di distacco, poi se n’è andata. Ora, sì, si pensa a Rio con l’idea di fare il mio personale e di vedere che cosa succede”.

Decisamente inaspettato è il bronzo di Arjola Dedaj, atleta non vedente dalle chiare origini albanesi, non si sentiva sufficientemente preparata, inevitabile se il lungo è la disciplina alla quale dedichi meno tempo, eppure, con la misura di 4.25, peraltro non lontanissima dal 4.59 di Viktoria Karlsson, vincitrice dell’oro è arrivato la soddisfazione del terzo posto.

Dimostrazione che tutto può davvero succedere, e a Rio…

  •   
  •  
  •  
  •