Rio 2016. Cassani: “Sarà durissima”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

ciclismo
Davide Cassani
 è al timone degli azzurri di ciclismo dal 2014, ha accettato con entusiasmo l’incarico dopo il forfait di Paolo Bettini e, nonostante problemi e inevitabili critiche che si è trovato ad affrontare lungo un insidioso percorso, sta proseguendo nel  suo lavoro. Il 6 agosto sarà il giorno della gara su strada alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, un appuntamento cerchiato in rosso nell’agenda di Cassani. Le sue parole in questa intervista che riportiamo in forma ridotta.

Si può dire che lei sia già entrato in clima olimpico?

«È vero, quest’anno non ci sono soltanto i campionati mondiali, e le Olimpiadi hanno un valore simbolico eccezionale. In pratica è dall’inizio del 2016 che sono concentrato sull’appuntamento brasiliano e a questo punto ho già individuato una rosa di sette, otto atleti dalla quale dovranno uscire i cinque titolari per Rio».

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Possiamo conoscere i nomi dei preselezionati?

«È presto detto, oltre a Nibali e Aru, sto tenendo in considerazione Ulissi, De Marchi, Rosa, Scarponi e Visconti, ma a questa lista potrebbero aggiungersi un paio di nomi dopo il campionato italiano di Darfo Boario Terme».

Lei ha visionato a inizio anno il circuito di Rio de Janeiro, che caratteristiche ha?

«Un aggettivo soltanto: durissimo, per atleti di fondo e che eccellono in salita. C’è chi ha paragonato il percorso brasiliano a quello di una Classica su strada, ma non è così, qui siamo a livelli di difficoltà molto più elevati».

Che tattica adotterà la nazionale italiana?

«La studieremo tutti insieme, tecnici e atleti, anche in base agli ultimi test e valutando la condizione fisica di ognuno degli azzurri».

Tra gli italiani, a chi si adatta meglio questo tracciato?

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«Nibali può essere considerato come il faro della nostra squadra, ha dimostrato di essere un atleta in grado di vincere grandi Giri, ma anche di poter risultare molto competitivo nelle Classiche più impegnative, come il Giro di Lombardia e la Liegi-Bastogne-Liegi. Per il suo palmarès merita rispetto e sarà perciò guardato a vista degli avversari più pericolosi».

Quando partirete per il Brasile?

«Il 27 ci sarà l’ultimo raduno a Fiuggi e il 30 luglio raggiungeremo Rio de Janeiro».

Lei ha partecipato ai Giochi Olimpici?

«No, nelle categorie minori non c’è mai stato l’anno giusto per un’eventuale convocazione e da professionista, almeno negli anni in cui ho gareggiato, la prova olimpica di ciclismo era riservata ai dilettanti».

Da due anni è lei il ct della nazionale italiana, ancora a caccia della prima medaglia.

«Non è esatto. Il mio ruolo è quello di coordinatore generale delle squadre italiane di ciclismo e nel 2015 di medaglie ne abbiamo conquistate due, entrambe d’argento: con Adriano Malori nella crono professionisti e con Simone Consonni nel mondiale su strada degli Under 23».

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Cosa pensa del Giro 2016?

«Non pensavo che Nibali ce la facesse a ribaltare una situazione talmente compromessa, ma Vincenzo è stato eccezionale. Non bisogna compiangere troppo Kruijswijk, ha sbagliato da solo e Nibali è stato bravo a metterlo sotto stress con la sua azione in discesa».

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