Alle Olimpiadi di Rio 2016 anche la squadra dei rifugiati

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

squadra dei rifugiati
Inizialmente erano stati identificati in quarantatre, così come aveva avuto modo di comunicare alcuni mesi or sono il Presidente del Cio, Thomas Back. “Lo abbiamo deciso all’unanimità: gli atleti che sono stati costretti a lasciare i propri Paesi avranno la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Come ogni altro atleta che parteciperà alle Olimpiadi, però, dovranno conseguire i minimi necessari per qualificarsi. Un fondo di solidarietà denominato “Olympic Solidarity” pagherà tutte le spese. Verranno messi a loro disposizione tecnici, dirigenti, medici, come in ogni altra squadra. Godranno degli stessi diritti e avranno gli stessi doveri degli altri. Vivranno al villaggio olimpico, marceranno sotto la bandiera del Cio ed entreranno allo stadio per penultimi, prima del Brasile, nazione ospitante. Abbiamo fatto questa operazione perché è assolutamente necessario mandare un messaggio positivo nei confronti di chi sta vivendo una tragedia immensa.”.
Ed ecco quindi che alle prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro parteciperà anche la “Refugee Olympic Athletes” (ROA), la cosiddetta “squadra dei rifugiati”, un team composto da atleti fuggiti da persecuzioni, guerre e violenze nei loro Paesi.
Alla fine saranno dieci in tutto, sei uomini e quattro donne. Due judoka, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, duo nuotatori della Siria, e sei corridori provenienti dall’Etiopia e dal Sud Sudan.
“Inviare una squadra di rifugiati ai Giochi di Rio – è scritto in una nota recentemente diramata dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) – significa mandare un messaggio di speranza per i rifugiati in tutto il mondo in un momento in cui il numero di persone costrette ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti e persecuzioni è senza precedenti.”.
Il 3 Giugno scorso il Comitato Olimpico Internazionale ha ufficializzato questa iniziativa comunicando anche i nomi degli atleti che sfileranno sotto la bandiera bianca del Cio nel corso della cerimonia inaugurale di Rio 2016 allo Stadio Maracanà.
Gli atleti rifugiati avranno finalmente la possibilità di perseguire i propri sogni. – ha avuto modo di dichiarare l’Alto Commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi – La loro partecipazione alle Olimpiadi è un omaggio al coraggio e alla perseveranza di tutti i rifugiati nel superare le avversità e a costruire un futuro migliore.”.
La squadra dei rifugiati verrà guidata a Rio da Tegla Lorupe, la maratoneta che si batte da anni per i diritti dei rifugiati e che per loro ha anche creato un vero e proprio campo di allenamento in Kenya.
Nella squadra dei rifugiati il volto più rappresentativo, forse, è quello di Yusra Mardini, nuotatrice siriana di diciotto anni, che circa un anno fa si tuffò, insieme ad altri, dal barcone che stava affondando mentre attraversava il Mare Egeo, per trascinarlo, per almeno tre ore, fino a raggiungere le coste dell’Isola di Lesbo e trarre, dunque, tutte le persone a bordo in salvo.
Ma ci sono anche le storie di Rami Anis, anche lui nuotatore siriano, o dei due atleti provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo e che hanno trovato asilo in Brasile già da alcuni anni: loro sono Popole Misenga e Yolanda Bukasa Mabika, ed entrambi si cimenteranno nello Judo, dopo aver anche rappresentato la propria nazione ai recenti campionati mondiali della loro disciplina.
La nazione più rappresentata è senza dubbio quella del Sud Sudan, con ben cinque atleti che gareggeranno nelle discipline dell’atletica: Yech Pur Biel, James Nyang Chiengjiek, Paulo Amotun Lokoro, Anjelina Nada Lohalith e Rose Nathike Loknyen. Ultima, ma non certo per importanza, l’etiope Yonas Kinde, anche lei impegnata nell’atletica.
Ringrazio calorosamente i cinque comitati olimpici di Germania, Brasile, Belgio, Lussemburgo e Kenya che ospitano questi atleti e li aiutano ad inserirsi nel tessuto sociale dei loro Paesi. – ha concluso un commosso Thomas Back nel corso del suo messaggio di presentazione e ringraziamento della squadra dei rifugiati – Questa iniziativa è un esempio importante di integrazione, un segno alla comunità internazionale. Sono fiero di questo programma: gli atleti non saranno solo aiutati per questi Giochi Olimpici, ma anche negli anni futuri.

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