Cio-Russia e il “garantismo a metà”: una decisione che accontenta (quasi) tutti

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Niente porta sbattuta in faccia allo sport russo, dunque. La fine della soap opera Cio-Russia di ieri, dopo un tira e molla biblico, ha stabilito che la rappresentativa della Grande Madre ai Giochi brasiliani ci sarà, nonostante il rapporto McLaren abbia evidenziato almeno un quadriennio di doping di Stato con decine, forse centinaia di atleti infarciti di steroidi e porcherie varie. I brusii nell’opinione pubblica globale stamattina hanno lasciato il posto ai latrati: lo scempio venuto a galla soltanto qualche mese fa secondo molti andava punito con un colpo di mannaia definitivo. Se però ci si attiene ai fatti, si capisce che la scelta di Bach e del Comitato Olimpico Internazionale ha voluto evitare una forca sommaria che avrebbe avuto risvolti (politici più che sportivi) dinamitardi a tutte le latitudini. Per escludere in toto un carrozzone di 387 atleti dalle’Olimpiade carioca bisognava avere la certezza che nessuno di essi fosse pulito. E quella certezza, inutile girarci attorno, non c’è. Quindi tutto sommato il Cio si è mosso nell’unico modo in cui poteva muoversi: in senso garantista, fissando come unico paletto il non avere storie di doping alle spalle. Con buona pace di Travis Tygart, grande capo dell’agenzia antidoping americana che insieme al suo pariruolo canadese chiedeva un bel falò generale con i talloncini di accredito dell’intera spedizione russa (siamo alla mandria di buoi che gridano cornuti a un pascolo di asini).

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Se però la scelta di non sbarrare il cancello del villaggio olimpico ai russi può sembrare sensata in chiave opposta alla giustizia sommaria tanto invocata, chi gareggerà e in quali prove lo decideranno le singole federazioni. L’ultima parola sarà la loro, con un livello altissimo di discrezionalità che va di fatto ad annacquare il garantismo di cui sopra. Perché la IAAF, ad esempio, ha già messo al bando i 67 russi dell’atletica leggera senza alcun distinguo. Non si è analizzato singolo caso per singolo caso, mietendo vittime quali Yelena Isinbayeva (foto), la più grande “astista” di ogni epoca mai beccata nemmeno con mezzo valore fuori posto. La quale, senza perdere tempo, è ricorsa subito alla Corte di Giustizia UE per i diritti umani. L’atletica russa è marcia dalla testa ai piedi, ma così facendo si è sparato nel mucchio: alla luce di quanto deciso dal Cio, la IAAF dovrebbe un attimino alleggerire la sua posizione. Però Bach è stato chiaro: il disco verde devono accenderlo le federazioni. Quindi un ripensamento pare difficile. Punire uno sport per educarne cento: la Russia pagherà il suo dazio rinunciando dunque alla pattuglia dell’atletica, all’iridata della rana Efimova nel nuoto, ai capitani nel ciclismo (Zakarin ta gli uomini e Zabelynskaia tra le donne) e ai tre fenomeni del tiro a segno, oltre alla star del tennis Maria Sharapova. Per il resto però i russi saranno competitivi in tante altre discipline, dunque il “prezzo” a Mosca è stato definito giusto rispetto al “blocco totale”. E pazienza per la specialista degli 800 metri Yuliya Stepanova, la grande “pentita” che nel 2013 una volta beccata col sangue “viziato” decise di vuotare il sacco scoperchiando la pentola che ha portato alla sbarra tutto il movimento russo. Di certo non un bell’incentivo per altri “pentimenti” futuri. Ai russi però poco importa: il Cio ha salvato la faccia per metà e la Russia la sua delegazione sempre per metà (anche qualcosa di più). Ed è questo che in fondo volevano tutti.

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