Doping, la Russia a rischio Olimpiade. Per la Wada fu DOPING DI STATO!

Pubblicato il autore: Gioacchino Moncado Segui
Doping di Stato. E’ questa l’accusa pesantissima lanciata questo pomeriggio dalla Wada, l’agenzia antidoping internazionale,  nei confronti della Russia. Secondo i dati contenuti in un dossier di 97 pagine realizzato dalla Wada in base alle risultanze di una serie di indagini sulle Olimpiadi di Sochi 2014  il ministero dello Sport russo, i servizi segreti e l’Agenzia antidoping di Mosca erano coinvolti oltre ogni ragionevole dubbio in un sistema di copertura del doping dei loro atleti, denominato “Scomparsa della positività”.   Il modus operandi della Russia, sotto “la direzione, il controllo e la supervisione del ministero dello Sport”, è inequivocabile e coinvolge molteplici discipline sportive, non solo l’atletica come si evinceva già dal report diffuso a novembre che è costato l’esclusione da Rio.

A rischio la partecipazione della Russia a Rio 2016

L’accusa della Wada potrebbe spingere il Cio a proibire la presenza della Russia dai prossimi Giochi Olimpici in ogni sport, estendendo di fatto il divieto limitato ad oggi solo all’atletica leggera.  Pesantissime le conclusioni del dossier dell’agenzia internazionale.  “Tutte le provette analizzate – si legge nel report – presentano segni di manipolazione”, che sarebbe avvenuta per mano degli agenti del FSB, i servizi segreti di Mosca. E l’alterazione non riguarderebbe solo le Olimpiadi di Sochi, ma anche i Mondiali di atletica di Mosca nel 2013 e i mondiali di nuoto a Kazan dello scorso anno. “Il vice ministro dello Sport russo – ha spiegato McLaren in conferenza stampa – aveva contezza delle positività riscontrate e sceglieva gli atleti da coprire o meno. Appare quanto meno inverosimile che il ministro Vitaly Mutko non fosse a conoscenza di nulla”.

I dati del dossier

Il numeri di atleti russi dopati negli ultimi anni è di quelli impressionanti. E molti di loro sarebbero stati coperti proprio da questo vero e proprio sistema statale. Tra il 2011 e il 2015, secondo la Commissione, la Russia avrebbe coperto 578 positività. Centotrentanove di queste sono riferibili all’atletica, 117 al sollevamento pesi, 37 a discipline non olimpiche, 35 agli sport paralimpici. Seguono lotta, canoa, ciclismo e pattinaggio con 28, 27, 26 e 24 provette alterate. Diciotto, invece, riguardano il nuoto, 11 il calcio tra cui un giocatore straniero della Russian League che “è stato coperto per volere diretto di Mutko”. Tra gli sport con doping mascherato risultano anche basket, volley, vela, tennis tavolo, curling e beach volley. Alcuni di questi test non ottennero l’ok alla copertura, quindi depurando i dati sono 312 i nazionali russi che hanno beneficiato del sistema di manipolazione delle positività. Tra i dopati coperti anche diverse medaglie olimpiche di Sochi.

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Come funzionava il sistema

Secondo la ricostruzione della Wada tutti i test positivi venivano portati al viceministro dello Sport,  in violazione a tutti gli standard internazionali della Wada, correlati del nome dell’atleta.  A decidere le mosse successive era il vice di Mutko, Yuri Nagornykh. Il verdetto arrivava con una comunicazione codificata: “Salva” o “Quarantena”, era la risposta del numero due dello sport russo. Sottolineando che gli atleti salvati erano quasi tutti “da medaglia o che potessero aspirare a essa”, scrive la Wada, a quel punto se il governo aveva ordinato di risparmiare lo sportivo, nel portale Adams, il sistema di gestione antidoping dell’Agenzia internazionale, veniva inserita la negatività e contestualmente veniva falsificato il risultato di laboratorio. Così “beneficiando della copertura determinata e diretta del viceministro, l’atleta avrebbe potuto continuare a competere in maniera sporca”.

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