Freeride, Matilda Rapaport muore travolta da una valanga

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

matilda rapaport
Matilda Rapaport non ce l’ha fatta. La freerider svedese è morta all’ospedale di Santiago del Cile, dove era ricoverata in gravi condizioni dopo essere stata travolta da una valanga. La Rapaport stava girando le scene di uno spot pubblicitario nel comprensorio di Farrellones, a una trentina di chilometri dalla capitale cilena.
Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, la campionessa di freeride, nonostante le condizioni meteo al limite, ha voluto continuare a girare le riprese anche se altri rider si erano già fermati. Poco dopo si è staccata la valanga.
I soccorsi sono scattati subito, ma la Rapaport è giunta al nosocomio di Santiago in condizioni disperate dopo essere rimasta intrappolata per troppo tempo sotto la neve.
Dopo quattro giorni di lotta, il 18 luglio Matilda ha perso la sua sfida più grande. E a esserle fatale è stata proprio la mancanza di ossigeno nei primi minuti del tragico incidente.

Nata a Stoccolma 30 anni fa, lascia il marito Mattias Hargin, specialista dello sci alpino, con il quale era convolata a nozze soltanto tre mesi fa. Aveva chiuso il Freeride World Tour 2016 ai piedi del podio, il circuito che già lo scorso aprile piangeva la morte della 21enne elvetica Estelle Balet, travolta anche lei da una valanga durante le riprese a Orsieres, nel Canton Vallese.

Sci nordico, Martin Sundby positivo al doping

Il campione norvegese Martin Johnsrud Sundby è stato squalificato per due mesi con l’accusa di doping. La clamorosa notizia è stata confermata dalla Federazione norvegese in una conferenza stampa. Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna ha accolto la denuncia dell’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) condannando il dominatore delle ultime tre stagioni dello sci di fondo, nonostante in un primo momento la Federsci mondiale (FIS) avesse deciso di non procedere nei suoi confronti.
Sundby è risultato positivo al salbutamolo, un farmaco contro l’astma, in due occasioni: il 13 dicembre 2014 a Davos (Svizzera) e l’8 gennaio 2015 a Dobbiaco (Alto Adige) in una tappa del Tour de Ski.

Le conseguenze della positività sono pesanti: al 31enne di Oslo verranno cancellati i successi sia nel Tour de Ski che nella classifica generale della Coppa del Mondo 2015, e verranno assegnati rispettivamente al connazionale Petter Northug e allo svizzero Dario Cologna.

La squalifica di due mesi è scattata a partire dall’11 luglio. La breve durata della sospensione è dovuta al fatto che il TAS ha riconosciuto l’involontarietà dell’atleta.
“Tutto è cominciato a dieci giorni dalla fine del Tour de Ski 2015 – lo sfogo di Sundby ai microfoni della tv norvegese NRK -. Mi stavo allenando quando il medico della nostra squadra mi chiamò dicendomi di essere stato trovato per due volte con una dose di salbutamolo superiore al limite consentito. Lì per lì mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo a capire come fosse possibile. In vita mia non ho mai assunto un qualsiasi farmaco che non mi sia stato prescritto.”

Il caso sembrava chiuso quando in un primo momento la FIS aveva accettato le sue motivazioni, ma successivamente la WADA ha scoperto che l’atleta aveva fatto un uso eccessivo del salbutamolo.
“Nel 2015-16 – prosegue il fuoriclasse norvegese – ho gareggiato conscio di essere innocente e di essere stato assolto dalla FIS. Quando ho saputo dell’appello richiesto dalla WADA, pensavo si trattasse soltanto una formalità. Il verdetto è assurdo, so di non aver fatto nulla di male.
Sto vivendo un’esperienza surreale, un incubo – conclude Sundby -. La cosa che mi fa più paura è di essere ricordato in futuro come un atleta dopato. Spero e prego tutti coloro che tratteranno questa vicenda di tenere in considerazione ogni elemento.”

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