Il doping nello sport, una piaga millenaria

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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A poche settimane dall’inizio di uno degli eventi più importanti, le Olimpiadi di Rio, si torna a parlare di doping.
Secondo il rapporto Wada basato sulle conclusioni della commissione indipendente, guidata dall’avvocato canadese Richard McLaren, lo Stato russo avrebbe coperto e favorito il doping.
Ormai sappiamo bene che il termine doping indica l’uso di farmaci non giustificato da uno stato di malattia, assunti per alterare le condizioni fisiologiche e psicofisiche dell’organismo e migliorare le prestazioni agonistiche. I composti dopanti agiscono in vario modo: possono promuovere lo sviluppo della muscolatura o annullare il sintomo fisiologico della fatica inducendo l’atleta a non interrompere l’allenamento oppure migliorare l’ossigenazione del sangue. La causa principale della diffusione del doping tra gli atleti è l’esasperazione della competizione, indotta da interessi economici e politici. Infatti, il giro d’affari che ruota intorno agli incontri sportivi è vertiginoso ed aumenta di anno in anno.

dopingIn realtà, la pratica del doping ha origini molto antiche, anche se il termine inglese compare solo alla fine dell’800. Forse non tutti sanno che già i Greci e i Romani facevano uso di sostanze estratte da piante, funghi e semi ritenute capaci di migliorare le prestazioni agonistiche. Il primo caso accertato di morte per doping risale al 1886, con la morte per overdose di droga del ciclista Arthur Lington. Negli anni Cinquanta del ‘900 fecero la loro comparsa le anfetamine, che ebbero la loro massima diffusione negli anni Settanta e, poco dopo, i primi stimolanti artificiali. Ai Giochi Olimpici di Roma morirono due atleti: il ciclista danese Knutiensen, stroncato da un collasso proprio per eccesso di anfetamine e l’ostacolista Dick Howard. Sulla scia emotiva di queste due morti, nel 1960 venne mosso il primo passo significativo nella lotta contro il doping. Furono introdotti i primi test antidoping e il Concilio Europeo stilò un documento di condanna dell’uso di sostanze dopanti nello sport. Tuttavia, fu solo dopo la morte del ciclista britannico Tommy Simpson durante il Tour de France del 1967,  che vennero messe in atto strategie più convincenti. Nel 1968, alle Olimpiadi di Città del Messico il CIO(Comitato Olimpico Internazionale) rese ufficiale la prima lista di sostanze proibite, a cui seguì una lista dettagliata dei farmaci e delle sostanze non utilizzabili dagli atleti, che con continue rettifiche e aggiornamenti è tuttora in vigore. Nel corso degli anni Ottanta ebbero grande diffusione anche gli steroidi anabolizzanti, in grado di far aumentare la massa muscolare, ma accusati di causare tumori e impotenza.
A proposito della Russia, durante la guerra fredda, la competizione tra paesi dell’Est e dell’Ovest raggiunse i suoi massimi livelli. I paesi dell’Est pianificarono programmi di somministrazione scientifica dei farmaci ai propri atleti. Gli effetti di queste sostanze divennero in breve fin troppo visibili: le alterazioni ormonali provocavano la comparsa di caratteri maschili nelle atlete e in generale danni organici irreversibili.
Oggi, l’attenzione verso il doping è aumentata.Gli atleti che risultano positivi vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; alcune volte si può arrivare persino alla squalifica a vita.
Purtroppo, il doping resta una piaga terribile: contravvenendo alle regole di correttezza, lealtà e rispetto per gli altri, viene meno  il fondamento stesso su cui si poggia lo sport.
Un dato che deve far riflettere…

 

 

 

 

 

 

 

 

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