A Rio non c’è pace tra israeliani e islamici

Pubblicato il autore: Daniela Segui

cq5dam.web.738.462Alle olimpiadi di Rio de Janeiro un atleta non ha rispettato la “tradizione”: è così che sul campo di Judo, un lottatore egiziano ha rifiutato la mano, obbligatorio al termine di un combattimento, che il suo avversario israeliano gli ha porto subito dopo averlo sconfitto. Il ginnasta è Islam El Shehaby sconfitto, come accennato, dall’israeliano Or Sasson in una gara di Judo. I fatti: in pratica dopo la vittoria del secondo sul primo, il vincitore ha teso la mano all’avversario, che probabilmente era deluso e amareggiato per la sconfitta, come richiede la disciplina del combattimento. In genere l’avversario, seppure perdente, stringe la mano all’altro, ma questa volta non è andata così. L’ egiziano volutamente si è rifiutato di rispettare la tradizione, lasciando Sasson con la mano tesa per qualche secondo. E non è tutto: in seguito l’arbitro ha richiamato entrambi per l’usuale inchino, cosa che El Shehaby non ha rigettato di fare, fuggendo però in tutta fretta negli spogliatoi. Un incidente che gli è valso parecchie critiche da parte di media e giornalisti, tanto che a queste il campione egiziano ha negato ogni risposta. Il gesto compiuto, oltre che scorretto per la disciplina judistica, è andato contro ogni regola; non solo delle olimpiadi in generale, in cui ogni ostilità dovrebbe appianarsi così come è avvenuto da millenni a questa parte, ma anche per lo spirito sportivo e amichevole che dovrebbe campeggiare tra gli atleti in competizione a Rio. In questo caso, le cose sono andate davvero diversamente: l’egiziano ha lottato, presumibilmente, covando l’antico odio per il rivale israeliano, tanto che, alla sua sconfitta non accettando la cosa, con ogni probabilità, ancora di più per la nazionalità del suo avversario, ha rifiutato un gesto che proprio il Judo richiede. Infatti, stringere la mano al proprio “nemico” soprattutto quando costui comunque lo ha sconfitto, è simbolo di pace e di fratellanza, cose che sono alla base non solo della “lotta” ma di ogni disciplina sportiva. L’egiziano avrebbe così rigettato i parametri tipici di ogni sport e del Judo in particolare, non volendo ottemperare alle regole e alla “pace” che si richiede alla fine di ogni gara. Per questo qualcuno ha reclamato addirittura la sua espulsione, oltre a averlo criticato aspramente per il gesto compiuto. Al momento queste restano intenzioni, non ancora verificatesi. Intanto l’ israeliano “ferito nell’orgoglio e nel suo spirito pacifico” si è portato a casa la vittoria sbalordendo tutto e tutti; lo sfidante soltanto la sconfitta e una marea di critiche per il suo comportamento. Qualche media ha richiesto persino un confronto pubblico per chiarire le reali motivazioni del gesto e fare in modo che non si ripeta più non solo in una competizione olimpica, ma in qualsivoglia gara sportiva. Nessuno tra i due sfidanti si è ancora pronunciato in questo, ma si suppone che la richiesta incalzerà se entrambi manterranno il silenzio. Lo scontro tra questi campioni in effetti, rimette in auge l’epico odio tra israeliani e mondo arabo, anche se in questo frangente, sono sono stati i secondi a volere “riprendere le ostilità”.

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