“Bloccati alla dogana da Israele”, atleti della Palestina a Rio 2016 senza divise

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

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Le Olimpiadi di Rio 2016 verranno sicuramente ricordate per i numerosi problemi, le polemiche, i contrattempi e casi politico-diplomatici che le hanno, di fatto, contraddistinte, per lo meno nella fase iniziale di questo evento. Basti pensare ad esempio alle problematiche relative all’organizzazione e alla sicurezza di queste Olimpiadi, alla questione del doping in Russia o alle polemiche, un po’ più recenti, relative alla probabile interferenza di un noto sponsor internazionale nella selezione degli atleti del Sudan del Sud. Come se tutto questo non bastasse, però, ecco che arriva anche la pesante denuncia del Comitato Olimpico Palestinese, che accusa le autorità di Israele di aver fermato alla dogana la delegazione della Palestina e di avergli sequestrato le attrezzature, le divise, i bagagli e la bandiera.

A dare notizia dell’accaduto sono stati il segretario generale del Comitato Olimpico della Palestina, Munther Masalmeh e la capo delegazione palestinese, Ghadya Abuzayyad. Quest’ultima, nello specifico, ha anche lanciato il seguente appello: “Aiutateci, non sappiamo cosa fare. Il Cio intervenga o ci trovi degli indumenti. Abbiamo solo un paio di magliette a testa per allenarci e l’uniforme da podio, nient’altro. Se non troveremo una soluzione saremo costretti a cucirci da soli una bandiera per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici e a comprarci delle divise improvvisate. Speriamo che il Cio risponda, non possiamo fare altro”.

Gli atleti facenti parte della delegazione olimpica della Palestina che parteciperà ai prossimi Giochi a Rio de Janeiro, hanno anche scritto una lettera di denuncia indirizzata proprio al Comitato Olimpico Internazionale, affinchè decida il da farsi.

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La delegazione palestinese, proveniente dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, è composta da sei atleti: Mary al-Atrash, che gareggerà nei 50 metri stile libero femminili, Ahmed Jibril, impegnato nei 200 metri stile libero maschili, il judoka Simon Yacoub, la maratoneta Mayada Sayyad, il velocista Mohammed Abu Khoussa e il cavaliere Christian Zimmermann, che gareggerà nel dressage.

Ora gli atleti sono in Brasile, mentre la maggiorparte dei loro bagagli sono rimasti alla dogana di Israele, sequestrati senza apparente motivo. Non è la prima volta, purtroppo, che accadono episodi del genere. In un articolo pubblicato nel settembre del 2014 da “Il Fatto Quotidiano”, ad esempio, il calciatore palestinese Peto Kettlun, aveva avuto modo di raccontare, nel corso di un’intervista, di come, molto spesso, divise, palloni e attrezzature sportive di vario genere, vengano bloccati al confine dai militari israeliani per poi essere eventualmente restituiti, affinchè possano entrare nei territori palestinesi, solo dopo lunghe e dispendiose contrattazioni. Senza dimenticare che proprio mercoledì scorso, Israele aveva fermato, al valico di Erez, la squadra di calcio dello Shebab di Khan Younis, del territorio di Gaza, che avrebbe dovuto raggiungere Hebron per la finale di ritorno della Coppa della Palestina contro la squadra locale dell’al-Ahli. Una situazione che si è sbloccata solo da poche ore, grazie all’intervento della FIFA, che ha consentito il rilascio dei permessi ai giocatori di Gaza. Un episodio, questo, tra l’altro, già avvenuto nel recente passato e che ha visto coinvolto anche l’Italiano Stefano Cusin, allenatore, nel 2015, della squadra Ahli al-Khalil, che poi vinse la Supercoppa della Palestina.

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A seguito, comunque, della denuncia presentata dal Comitato Olimpico della palestina, l’Agenzia delle Entrate israeliana ha dichiarato di non aver avuto alcuna notizia di questo sequestro o di questo blocco forzato dei bagagli della delegazione palestinese diretta a Rio de Janeiro. Le autorità israeliane hanno inoltre comunicato di essere pronti a collaborare nel caso dovesse giungere una richiesta esplicita da parte dei Palestinesi.

Il Comitato Olimpico della Palestina ha più volte sottolineato ed espresso grande soddisfazione per l’atteggiamento dei giovani palestinesi verso lo sport, nonostante le enormi difficoltà che sono costretti, loro malgrado, ad affrontare, a causa della mancanza di fondi e di strutture adeguate, oltre, per l’appunto, alle continue restrizioni attuate dalle autorità israeliane. Oggi, inoltre, secondo quanto riferito da un portavoce del Comitato Olimpico Palestinese, Jawad Abdallah, verrà diramato anche un comunicato ufficiale per fare il punto della situazione e per rendere nota la risposta del Cio alla richiesta di aiuto da parte dei palestinesi.

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