Clara Podda, campionessa di Tennistavolo, rappresentante italiana ai Giochi Paralimpici di Rio

Pubblicato il autore: simona salta Segui

Clara Podda

Clara Podda, classe 1951, tetraplegica da 30 anni a causa di un incidente stradale è campionessa di Tennistavolo dal 2009 ed è tra gli atleti che partiranno per Rio de Janeiro ,il prossimo Settembre, per partecipare ai XV Giochi Paralimpici.

Clara nel suo palmares , vanta, tra le moltissime medaglie, un oro a squadra e uno singolo ai Campionati Europei nel 2009 a Genova; un oro e due argento a Lignano nel 2013, oltre che un bronzo a Pechino nel 2014 in occasione dei Campionati del Mondo e molte altre ancora.

Abbiamo incontrato Clara nella sua casa di Roma. Una donna solare ed energica con una bella famiglia che la supporta e la segue, pronta per partecipare ai prossimi giochi Paralimpici con grande attesa e determinazione.

Clara, dove hai trovato la forza di rinascere dopo l’incidente?”Dopo tre anni bui, di non vita, un giorno mi sono guardata allo specchio e ho deciso che era arrivato il momento di ricominciare. Devo moltissimo allo sport e alla Rifondazione Santa Lucia, ospedale riabilitativo a Roma, che per me è stata veramente “la mamma che mi ha partorito”.”

Sei sempre stata un’atleta? “No, lo sono diventata dopo l’incidente. Non sapevo neanche nuotare. Ho avuto i figli molto giovane, la mia priorità sono sempre stati loro e la famiglia. Dopo l’incidente sono stata accolta in clinica per la riabilitazione e lì mi hanno subito inserito in un gruppo sportivo.

Ho cominciato con la Scherma, poi il nuoto perché la terapia respiratoria non funzionava. Sono andata in piscina anche se avevo il terrore dell’acqua. Avevo un terapista in gamba, un angelo custode che mi ha stimolato, che mi ha spronato . La partecipazione alle Paralimpiadi di Atlanta le devo a lui.”

Il passaggio dalla Scherma e poi dal nuoto al Tennistavolo come è avvenuto? “Noi ci allenavamo in una palestra comune. C’era il Basket, le pedane per la scherma e i tavoli da Ping Pong. Franchi, l’ allenatore, cercava di convincermi a tutti costi a provare. Io non ne volevo sapere, nuotavo, facevo scherma, e per me il tennistavolo non era un vero sport. Non mi piaceva.

Tornata dalle Olimpiadi di Atlanta ebbi però problemi con l’allenatrice di nuoto. Decisi quindi di smettere di far parte della squadra. A quel punto, l’allenatore di scherma mi suggerì ancora di provare con il tennistavolo. Nel 1999,durante l’ultima gara valevole per i Campionati Italiani, quasi mi pregò di partecipare e vinsi tutto.

Non avevo mai tenuto una racchetta in mano prima di allora.

A Mazzara del Vallo ho cominciato e non mi sono più fermata. Ho vinto il Campionato Italiano e da lì il commissario tecnico della Nazionale mi ha chiesto di entrare in squadra. Ero perplessa. Giocavo a tennistavolo per divertirmi e mi sembrava strano che potessi entrare in Nazionale.

Sono partita , ho fatto medaglia e mi sono qualificata per le Olimpiadi di Sidney. Non me lo sarei mai immaginata. Contemporaneamente entrai a far parte della nazionale di scherma. Le cose si stavano complicando. Mi sono trovata di fronte a un bivio. La possibilità che, durante le Olimpiadi, si potessero accavallare gli orari di gara era sempre più probabile e non potevo essere contemporaneamente in due posti diversi. Scelsi il tennistavolo e cominciai a dedicarmi esclusivamente a questa disciplina.

Sono autodidatta. Andavo ai tornei e studiavo gli atleti . Stavo ferma ai tavoli tutto il giorno per capire le tecniche e “carpire segreti”.”

Dalla prima volta, cosa è cambiato? La stessa paura? La stessa adrenalina o, nel tempo le cose cambiano? “No, non è cambiato nulla! Su gare importanti l’esperienza conta poco. Ogni volta che entro in campo ho il cuore che batte impazzito e sembra quasi uscire dalla maglietta. Sono gare troppo importanti. Devi sempre dare il meglio di te. Tutta la preparazione atletica di un anno deve esser messa in pratica durante le gare, obiettivo finale di ogni anno di allenamento.”

Come passi le 24 ore che precedono la gara? “Non ci penso. Riesco ad estraniarmi dal contesto. Mi alleno sempre ma mentalmente sono distante. Sono convinta che scaricarsi qualche giorno prima aiuta a non annoiarsi e ad aver sempre voglia di riprendere in mano la racchetta. Ad essere competitiva e attenta.”

In cosa consiste l’allenamento? “Comincio con 40’ di servizio (mettere in gioco la pallina basando su di esso l’intero scambio successivo). Successivamente l’allenatore si metta al tavolo con me per correggere le eventuali imperfezioni. Poi cominciamo l’allenamento vero e proprio facendo dritti in continuazione per migliorare la tecnica e la strategia. Il Tennistavolo è un gioco di sensibilità sulle palline corte o lunghe. Studiamo i lisci e le tagliate, gli attacchi e le risposte.”

A Rio, quante sarete in squadra, e che tipo di rapporto c’è tra di voi? “Siamo tre. Michela Brunelli, con cui ho cominciato, Giada Rossi ed io. Abbiamo un rapporto bellissimo. L’unione fa la forza. Amo più i giochi di squadra del singolo. Ho fiducia nelle mie compagne e non c’è competizione tra di noi.

Partiremo il 31 Agosto e fino al primo giorno di gara, l’8 Settembre alle 13.00, continueremo incessantemente i nostri allenamenti. Abbiamo un grande commissario tecnico che ci darà i migliori consigli per una più efficace preparazione.”

Che aspettative ci sono? “Le nostre avversarie sono molto brave, ma la palla è rotonda e bisogna giocarsela. Vado a Rio per vincere. Darò il massimo di me affinché ciò avvenga.”

Esistono delle strategie o degli studi sugli avversari prima di ogni gara? “Non ho strategie. Prima di partire guarderò i video delle gare delle avversarie per studiarne i punti deboli.

Ognuno di noi ha un punto debole. Guarderò anche i miei video per capire dove sbaglio e come posso migliorare e superare i miei limiti.

Durante la gara dovresti studiare l’avversario per capire dove servirgli la pallina e fare punto. Ho vinto il mio bronzo a Pechino nel 2014 ai mondiali in questo modo.”

Come cambia Clara durante le gare? “Dipende da come domino la gara. A chi mi chiede di quale avversario ho più paura, rispondo sempre “di Clara”. L’avversario che devo vincere prima di tutti sono io. Se vinco Clara, vinco la gara. Ho grinta!”

In bocca al lupo Clara! “Grazie. In bocca al lupo a tutti e che il lupo non crepi!”

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