NFL: Colin Kaepernick nella bufera

Pubblicato il autore: Gianluca Pirovano Segui

Una bufera sta travolgendo la NFL negli ultimi giorni: la star Colin Kaepernick è stato protagonista di un episodio che dopo aver fatto discutere un paese interno ha varcato i confini nazionali.

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Il ventinovenne quarterback dei San Francisco 49ers durante la gara disputata contro i Green Bay Packers e valida per la pre-season di NFL non si è alzato durante l’inno americano, unico fra tutti i giocatori che sarebbero poi scesi in campo.
Il gesto non è chiaramente passato inosservato ma anzi è stato subito fotografato dalle tribune ed ha aperto ufficialmente il caso.
Kaepernick non si è di certo nascosto ma anzi ha colto la palla al balzo, esponendosi in maniera completa.
” Non mi alzo per onorare la bandiera di un paese che opprime i neri” ha dichiarato a caldo Colin che ha poi aggiunto che per lui ” è una questione molto più grande del Football e sarei un egoista a far finta di nulla. Ci sono corpi nelle strade e persone stipendiate che se la cavano nonostante commettano omicidi”.
Di certo Kaepernick non è nuovo a uscite di questo genere e non ha mai negato il proprio sostegno, attraverso i social, delle campagne a sostegno degli abusi di potere sulla popolazione di colore, non ultima la campagna “Black lives matter”.
Una campagna quella di “Black lives matter” che ha ricevuto l’appoggio di molte altre star del mondo dello sport a stelle e strisce, su tutti Lebron James e Carmelo Anthony, e che sta diventando a tutti gli effetti un movimento sociale importante e riconosciuto.
Tornando a Kaepernick, il suo gesto, senza dubbio cercato, non poteva passare inosservato in un paese dove la tensione razziale è ancora forte e dove, prima di ogni gara sportiva, come prima di moltissimi altre occasioni sociali, il saluto alla bandiera è un obbligo sentito e rispettato.
Kaepernick è stato in qualche modo difeso dalla sua società, i San Francisco 49ers, attraverso un comunicato stampa.
” L’inno resta e resterà sempre un momento importante del prepartita. Un’opportunità di mostrare rispetto nei confronti di chi ha dato la vita per questa Nazione e per le libertà che ci sono concesse. Allo stesso tempo riconosciamo, nel rispetto dei principi americani di libertà religiosa e di espressione, la libertà di non partecipare a questa cerimonia”.
Comunicato che non ha spento in nessun modo le polemiche con Kaepernick che resta fra i trend più presenti su twitter e fra i più accesi motivi di dibattito negli USA.
Varie infatti le reazioni a livello sportivo. Tanti criticano il gesto di Kaepernick, tanti però condividono l’importanza di aprire un dibattito sulle condizioni della popolazione nera americana.
Tra i precedenti più famosi c’è senza dubbio quello di Chris Jackson, oggi conosciuto con il nome di Mahmoud Abdul-Rauf dopo la conversione all’Islam. Il cestista statunitense, passato anche in Europa fra Grecia, Russia ed Italia, prima di una gara NBA era rimasto negli spogliatoi invece di cantare l’inno americano. Il suo gesto all’epoca, era il 1996, fece molto scalpore ma proprio come Kaepernick Abdul-Rauf non si nascose dichiarando come il suo gesto fosse “contro un simbolo di tirannia”.

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