Paralimpiadi due atleti rifugiati in gara: “Un simbolo della forza e determinazione di tutti i rifugiati con disabilità”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Giochi Paralimpici


Paralimpiadi due atleti rifugiati in gara. L’edizione olimpica e paralimpica dei Giochi di Rio 2016 si arricchisce di un altro primato, con la partecipazione per la prima volta nella lunga storia dei Giochi, di due atleti provenienti da Siria e Iran, che potranno gareggiare sotto le insegne del Comitato paralimpico internazionale. E’ proprio l’IPC ad annunciare la partecipazione di Ibrahim Al Hussein, atleta siriano che vive e si allena ad Atene, e di Shahrad Nasajpour, atleta iraniano da tempo trapiantato negli Stati Uniti d’America. I due, che hanno ufficialmente ottenuto l’asilo, fanno parte del team indipendente, costituito da atleti che, per vari motivi, non gareggiano sotto le bandiere della propria nazione. E’ stato sempre l’IPC a farsi carico delle spese per la loro partecipazione, compresi i costi di viaggio, ma anche gli sponsor della manifestazione hanno partecipato coprendo gli aspetti assicurativi, di abbigliamento e di sostegno tecnico alle protesi e agli ausili, anche riguardo alle esigenze di mobilità della squadra. Dopo i Giochi di Rio 2016, saranno seguiti ancora dalla Fondazione Agitos, il braccio operativo dell’IPC nel sostegno e nella promozione dello sport paralimpico nel mondo. Paralimpiadi due atleti rifugiati in gara, sembra una blasfemia ma da questo anno è un fatto che avrà di sicuro grande risonanza a livello mediatico e conseguenze enormi sulla sensibilità di ognuno di noi.

Parole altisonanti quelle del capo missione Tony Sainsbury: “Questo atleti contribuiranno ad aumentare la consapevolezza della situazione di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo che vivono in condizioni difficili: contribuiranno a favorire l’inclusione sociale e a diffondere i valori paralimpici di coraggio, determinazione, ispirazione e uguaglianza in tutto il mondo”. Grande soddisfazione per lo storico evento proviene anche dall’Unhcr, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati: “Il team indipendente paralimpico è un simbolo della forza e della determinazione di tutti i rifugiati con disabilità che fanno fronte a crescenti e importanti sfide. Siamo tutti molto ispirati dal loro esempio e non vediamo l’ora di tifare per loro. Includere un team di rifugiati nei Giochi paralimpici rappresenta anche un messaggio di sostegno per tutti i rifugiati e i richiedenti asilo con disabilità nel mondo”. L’Agenzia Onu fa notare anche che la partecipazione del primo team di rifugiati ai Giochi paralimpici rappresenta un esempio di ciò che si può raggiungere quando i rifugiati con disabilità hanno l’opportunità di “perseguire i loro sogni e mettere in campo le loro capacità”. Mentre le persone costrette ad abbandonare le proprie case affrontano sfide e difficoltà, le persone con disabilità sono esposte a rischi ancora maggiori perché spesso non vengono coinvolte nelle decisioni che le riguardano, incontrano numerose barriere per accedere ai servizi di assistenza, e quindi rischiano che i loro bisogni di protezione non trovino risposte. Promuovere pertanto la loro attiva inclusione e piena partecipazione nella società, anche e soprattutto attraverso lo sport, è un elemento chiave per assicurare loro protezione, benessere e pari dignità di espressione e di formazione, per affrontare al meglio le sfide del tempo presente cosi frastagliato in piccole individualità e ritrovare un collettivo e il piacere di stare insieme.

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