Rio 2016, gli atleti nordcoreani rischiano la miniera?

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

miniera
A ogni edizione delle Olimpiadi, la delegazione che suscita maggiore interesse è certamente quella nordcoreana. L’alone di mistero che aleggia attorno al Paese più chiuso del mondo e dei suoi atleti diventa puntualmente oggetto di discussione al termine delle maggiori manifestazioni sportive internazionali.

Molti ricorderanno la partecipazione della nazionale di calcio nordcoreana ai Mondiali 2010 in Sudafrica. L’impresa sfiorata contro il Brasile nella prima giornata (i sudamericani si imposero solamente per 2-1) aveva stupito il mondo del pallone, ma le sconfitte contro il Portogallo (0-7) e la Costa d’Avorio (0-3) nelle partite successive hanno immediatamente affievolito l’entusiasmo di milioni di tifosi sparsi per il globo, i quali avevano preso a cuore questa nazionale così sfuggente e sconosciuta.
A pochi giorni dalla conclusione della rassegna iridata, è iniziata a circolare la notizia che in seguito alla sonora sconfitta subita nel match col Portogallo, giocatori, staff tecnico e accompagnatori furono mandati a lavorare in miniera oppure rinchiusi in alcuni istituti su ordine del “caro leader” Kim Jong-un. La loro colpa? Quella di aver umiliato il Paese in mondovisione contro Cristiano Ronaldo e compagni. La notizia, peraltro mai confermata, era rimbalzata per giorni sui media di tutto il pianeta. Come sia andata realmente forse non lo sapremo mai, ma è proprio da quel momento in poi che gli atleti di questo piccolo Paese asiatico finiscono puntualmente sotto i riflettori nel corso di ogni manifestazione sportiva.

E anche Rio 2016 sotto questo aspetto non ha fatto eccezione. La spedizione nordcoreana si è presentata in Brasile con 31 atleti divisi in nove discipline sportive. L’aspettativa del governo era di almeno cinque ori e di altre 12 medaglie, ma alla fine il bilancio si è rivelato ben più magro con “solamente” due ori, tre argenti e due bronzi. Un bottino deludente rispetto ai quattro ori di Londra 2012. “Non siamo venuti fin qui per vincere cinque medaglie scarse”, aveva tuonato davanti ai giornalisti il rappresentante della delegazione asiatica Yun Yong-bok.

E di certo il caro leader non può essere soddisfatto degli “scarsi” risultati dei suoi atleti. “Kim Jong-un sarà molto deluso da questi risultati”, ha sottolineato dalle colonne del “Telegraph” Toshimitsu Shigemura, professore alla Waseda University di Tokyo, e uno dei maggiori esperti in materia della leadership nordcoreana.
“Chi ha vinto le medaglie – spiega Shigemura – sarà ricompensato con un alloggio migliore, assegni più alti, un’automobile e probabilmente altri regali dal regime.”
Ben diversa invece sembra essere la sorte di coloro che non hanno rispettato le attese della vigilia. “Quelli che avranno particolarmente deluso Kim Jong-un verranno puniti con un trasferimento in alloggi peggiori, con uno stipendio inferiore o, nella peggiore delle ipotesi, verranno mandati in miniera a lavorare. Chi finisce in miniera – conclude Shigemura – ha la possibilità di tornare dopo un anno o due. E questo potrebbe benissimo accadere a questi atleti.”

L’atleta più triste del mondo

La figura più emblematica della spedizione nordcoreana è certamente quella del ginnasta Ri Se-Gwang. Dopo aver conquistato l’oro nella prova del volteggio, oltretutto con un punteggio altissimo, nel corso della cerimonia di premiazione egli non ha concesso un sorriso a nessuno. Il popolo dei social lo ha subito etichettato come “l’atleta più triste del mondo“. Sul podio è salito con un volto teso, per poi esibire un saluto militare durante l’esecuzione dell’inno nazionale. Come se il coronamento del sogno di ogni sportivo non fosse degno di un qualsiasi gesto di esultanza.
Tuttavia, ai microfoni dei giornalisti nell’immediato dopo gara Ri disse di “provare una gioia immensa perché credo di aver fatto provare la sensazione della vittoria al nostro leader”.

Secondo la stampa britannica dietro la gioia repressa di Ri e dei suoi compagni di nazionale ci sarebbe l’ingombrante presenza del governo nordcoreano nel villaggio olimpico. Il “Daily Mail” racconta infatti che degli ufficiali dello Stato siano volati a Rio con il preciso compito di sorvegliare i propri atleti, ai quali sono stati immediatamente sequestrati i cellulari donati loro dalla “nemica” sudcoreana Samsung. Inoltre, sarebbe stato loro severamente vietato di avere contatti con l’esterno e di interagire con gli atleti di altre nazionalità.

Insomma, una gabbia vera e propria che giustifica in pieno il malessere espresso dagli atleti nordcoreani. Senza considerare lo spettro delle miniere che aleggia intorno al loro ritorno in patria. Davanti la stretta morsa del regime non c’è medaglia che tenga, e il povero Ri Se-Gwang lo sa bene.
Incrociamo le dita nella speranza si tratti solamente di una bufala.

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