Rio 2016: la favola di Majlinda Kelmendi, l’eroina del Kosovo

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

majlinda kelmendi
La prima medaglia della ex Jugoslavia a Rio 2016 è stata vinta niente meno che dal Kosovo! E il merito è tutto della judoka Majlinda Kelmendi, nella categoria 52 kg. Una medaglia storica, alla prima partecipazione olimpica della piccola nazione balcanica, arrivata dopo aver infranto in finale i sogni di gloria dell’azzurra Odette Giuffrida.

Un’infanzia difficile la sua, un carattere temprato dagli orrori della guerra… E’ lei, Majlinda, una delle storie più belle di questa XXXI edizione dei Giochi olimpici. E’ lei, che con il suo talento e la sua determinazione ha scritto una delle più belle pagine sportive di un piccolo Paese e del suo popolo.
“E’ la prima volta che il Kosovo prende parte a un’Olimpiade. E’ un momento speciale, non solamente per me, ma per tutti i kosovari”, queste le sue parole intrise di orgoglio al termine della cerimonia di apertura nel corso della quale vestiva i panni di portabandiera.

Quattro anni fa a Londra aveva partecipato alla sua prima rassegna a cinque cerchi, ma sotto la bandiera dell’Albania perché che all’epoca il piccolo stato balcanico non era ancora stato riconosciuto dagli organismi internazionali. Sulle sponde del Tamigi era stata eliminata al secondo turno.
Da allora tante cose sono cambiate e la ragazza nata a Peja (Peć in serbo) 25 anni fa è oggi una delle atlete più forti della disciplina: nel 2013 ha conquistato il suo primo titolo mondiale, guarda caso proprio a Rio de Janeiro; un anno dopo, a Chelyabinsk, centrò il bis. Sempre nel 2014 aggiunse anche il titolo europeo a Montpellier, bissato poi quest’anno a Kazan.
“Voglio una medaglia, sia chiaro, e sono certa che renderò fiero il mio popolo”, aveva promesso prima di scendere nella Carioca Arena di Rio. Detto fatto: Majlinda ha fatto fuori le sue avversarie una dopo l’altra, sconfiggendo in finale una comunque bravissima Odette Giuffrida.
E’ la ciliegina sulla torta, il coronamento di una carriera.

Curiosamente, la prima dedica era indirizzata al presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO): “A pochi giorni dalla sua elezione, Thomas Bach ha vistato il Kosovo per darci il suo sostegno. Quando durante la cerimonia di premiazione mi ha messo la medaglia al collo mi disse: ‘Ti ricordi cosa ci siam detti un po’ di tempo fa?’ E’ a lui che dobbiamo tutto questo.”

Dopo che per anni ha difeso i colori di un altro Paese, l’Albania, Majlinda ora ha finalmente realizzato il suo sogno.
“Questo non è solamente un successo per me e per il Kosovo. Questa è una vittoria per tutte le vittime della guerra, per tutti quei bambini che hanno perso i loro genitori, per tutti quei bambini che non hanno la possibilità di andare a scuola, per tutti i miei connazionali che tutt’oggi soffrono. Ora sono una campionessa olimpica: questo può essere una grande ispirazione, ma soprattutto è il segno che anche con poche risorse, ma con il duro lavoro, si possono fare cose straordinarie”.

E l’ultimo ringraziamento non poteva che essere rivolto ai suoi allenatori, Driton Kuka, e allo sloveno Marjan Fabjan, il quale ha creduto in lei fin da quando era poco più che un’adolescente.
“Non avrei potuto desiderare allenatori migliori. Sono stata fortunata ad aver incontrato Driton e Marjan, due persone splendide, oltre che allenatori al top. E’ merito loro se il Kosovo ha ora una rispettabile nazionale di judo. Non smetterò mai di ringraziarli.”

Quella di Majlinda è certamente una delle favole più belle di queste Olimpiadi. Una di quelle storie che non ci stancheremo mai di raccontare.

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