Rio 2016, le ragazze con l’arco e quel tabù inviolabile…

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

rio2016

Partiamo dal fatto: a poche ore dal meritatissimo quarto posto nel tiro all’arco alle Olimpiadi di Rio 2016, Guendalina Sartori, Claudia Mandia e Lucilla Boari, invece di essere pubblicamente lodate come accaduto ad altri colleghi e colleghe, sono state bollate come “il trio delle cicciottelle”, una scelta infelice che ha portato al licenziamento del direttore di QS Giuseppe Tassi e all’inizio di una lunga querelle fra coloro che si sono scandalizzati, quelli che fingono di essere scandalizzati ma ridono del sovrappeso altrui e si meravigliano, pur senza darlo troppo a vedere (come esige l’etichetta contemporanea), dell’ottimo risultato raggiunto dalle nostre campionesse, e quelli che non si indignano affatto perché  ritengono  che il successo, nello sport e nella vita,  quando si è in sovrappeso, debba restare un’utopia.
L’arciera Claudia Mandia  ha cambiato la sua immagine del profilo facebook con una scritta emblematica: «Je suis cicciottello».
Dopo le lacrime, i sacrifici e gli sforzi, invece di trovare il sostegno dei loro connazionali per un’impresa sfiorata e sicuramente notevole, queste ragazze hanno dovuto subire l’umiliazione di essere marchiate come “cicciotelle” da una società fintamente salutista.
Fatta la premessa, andiamo oltre il vergognoso episodio…
Nel nostro mondo perfetto, se insulti una persona di colore o ne condanni l’eventuale omosessualità, sei giustamente considerato un razzista ed un omofobo, in altre parole: una persona indegna.
Invece, sin dai tempi della scuola, se insulti un ciccione, sei uno “troppo giusto”, un vincente, un guascone simpatico. Spesso questo genere di offesa è alimentata dagli stessi genitori dei bulli di turno e, purtroppo, alcune volte anche da insegnanti compiacenti…
In un mondo come il nostro, la “diversità” risulta essere rivoluzionaria e dunque pericolosa.
Se il sovrappeso e l’obesità sono associati ad un eccesso al pari dell’anoressia, perché verso le persone anoressiche proviamo solidarietà e compassione e ci indigniamo perfino quando quest’ultime vengono prese di mira?
Usiamo due pesi e due misure:  consideriamo normale il disprezzo verso chi ha qualche chilo di troppo, indipendentemente dalle cause, restiamo spiazzati quando scopriamo l’agilità e la grazia nelle persone che non rientrano nelle attuali taglie “convenzionali”,  mentre alle persone anoressiche offriamo sempre una certa dose di indulgenza. Ciò avviene puntualmente anche nel mondo sportivo.
Abbiamo accettato persino di vedere campionesse in quel di Rio con il velo, ma non riusciamo a sopportare sportive con qualche chilo in più che riescono anche a primeggiare, perché questo evento ci appare come vergognoso ed anche dal potenziale altamente eversivo: il tabù non deve essere infranto.
L’offesa agli esponenti del mondo “curvy”, altro spaventoso termine moderno che equivale, nella sua accezione bon ton, alle implicazioni socio-culturali di “ghetto”, produce un’emarginazione irreversibile, che dall’infanzia dura fino all’età adulta, anche quando i chili di troppo si dissolvono, e che annulla ogni successo, ogni traguardo, ogni cosa davvero bella possa capitare nella vita.
Chi è grasso, per scelta o per malattia, si sente diverso, sbagliato, sporco, colpevole. E non c’è rimedio per questa mattanza che spesso invade anche lo sport. Ad oggi, l’unico Paese europeo che ha varato una legge in difesa della dignità delle persone sovrappeso è la Spagna, nel 2011. Poi, il silenzio…
C’è chi ingrassa per un’alimentazione ricca di grassi ed una vita sedentaria e chi a causa di malattie endocrine, genetiche, neurologiche, autoimmuni, che ti fiaccano nel corpo e nello spirito.
Dunque, non sempre una persona sovrappeso è tale per ingordigia. Ed allo stesso modo, non è detto che una persona in sovrappeso non possa eccellere nello sport.
Ecco il secondo tabù da non infrangere: il culto del corpo perfetto non deve essere mai essere messo in discussione, pena il marchio della nuova lettera scarlatta. Specie se a metterlo in discussione è una donna…
Se sei uno sportivo in sovrappeso,  non viene messo mai in discussione il tuo talento.  Se, invece, sei una sportiva in sovrappeso, allora nulla ti viene perdonato. Non importa quanto tu possa essere dannatamente brava, per tutti sarai solo la “cicciottella” di turno.
Ecco la vera colpa di queste tre grandiose campionesse!
Alle controverse olimpiadi di Berlino 1936,  il culto del fisico perfetto come segreto per una vita sportiva (e non solo) appagante, in una società che doveva essere quanto più possibile omologata, fu al centro della propaganda nazista e dei suoi spietati registi.
Ottant’anni dopo, nulla è cambiato…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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