Rio 2016, Malagò fissa l’obiettivo: “Venti medaglie alle Olimpiadi possono bastare”

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Rio 2016

Giovanni Malagò

Rio 2016: ci siamo, oramai manca pochissimo alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio 2016, Giochi che partono tra mille polemiche nel clan Italia, tra infortuni e casi doping il presidente del Coni Giovanni Malagò traccia la via. È una vigilia nuvolosa e scivolosa quella del presidente del Coni, alla sua seconda Olimpiade da capo dello sport dopo quella invernale di Sochi, andata così così: la gioia di un oro Malagò ancora non l’ha provata, zero titoli in Russia, emozione rinviata a Rio 2016. Fosse solo questo, l’ottimismo basterebbe. Invece ci sono altri pensieri: il doping che ha flagellato la spedizione azzurra, con casi in quattro sport diversi. E il rischio naufragio del progetto Roma 2024, silurato con costanza dal nuovo governo della città. Andare male sul campo a Rio 2016 rischierebbe di trasformare la stagione dei sogni olimpici in quella degli incubi. E lui lo sa, il capo dello sport italiano parla così a Repubblica dei prossimi Giochi Olimpici e del momento dello sport italiano. Quando gli chiedono se l’Italia tornasse da Rio 2016 con 20 medaglie lui dice: “Dipende. Dal colore e dal peso. Datemene tante d’oro e tante negli sport di squadra e sarò contento comunque”. Fin dal mio primo giorno da presidente ho sempre detto che il Coni non va giudicato dalle medaglie. E poi a Rio 2016 ci sono troppe variabili, prima tra tutte il doping, e non parlo certo solo del nostro. A Giochi iniziati in alcune gare non si sa ancora con certezza chi parteciperà”.  Sulla mancanza di grandi personaggi oltre Bolt e Phelps:Io credo che il fascino delle Olimpiadi sia intatto, se non addirittura aumentato grazie alla visibilità moltiplicata dai social. Però è vero che la virata a U del Cio sui criteri organizzativi è stata indispensabile. Una virata soprattutto culturale, proprio per riportare i Giochi dove lo spirito olimpico possa vivere davvero. Roma in questo non ha eguali”.
Per Malagò lo sport è una ragione di vita”Io sono malato di sport, un consumatore ossessivo. Da ragazzo li ho praticati quasi tutti: basket, tennis, atletica, sci, sci nautico, canottaggio, calcio, calcio a cinque… È il sangue cubano di mia madre. E l’educazione sportiva pazzesca di mio padre, che mi portava a vedere tutto, dalla Roma ai match di Mazzinghi, e la sera mi parlava di Coppi. Quelli come me sanno di che malattia sto parlando”.
Le estati olimpiche per me non sono mai state come quelle degli altri ragazzini. Io dal ’72 in poi le ho trascorse tutte davanti a un televisore, mentre gli altri andavano al mare. Scappavo da scuola per andare a vedere gli Internazionali, uscivo di nascosto da casa con il mio pallone per andare a giocare da solo in un campetto, tirando nella porta vuota, la domenica mi precipitavo dall’Olimpico al Palaeur per non perdermi né la partita della Roma né quella del Bancoroma. Lo sport mi faceva e mi fa impazzire. C’è una cosa che riassume la malattia: il senso di vuoto, di smarrimento che ho sempre provato l’ultimo giorno di un’Olimpiade, quando dopo l’orgia pensavo: e adesso che diavolo faccio?”.
Sulla sua possibile ricandidatura anche in caso di fallimento a Rio 2016 e del progetto Roma 2024:”Certo che mi ricandido. Se guardo al mio programma, ne ho realizzato il 90%: riforme, giustizia sportiva, sponsor, pratica sportiva. E antidoping: ci rinfacciano i casi positivi, sono la dimostrazione lampante di come e quanto affrontiamo il problema”.
Conclusione sul rapporto con il nuovo sindaco di Roma Virginia Raggi nel caso cambiasse idea su Roma 2024:Se i Giochi si facessero, con me presidente del Coni, sarebbe comunque un bel giorno, indipendentemente da chi li guiderebbe. Questo è l’ultimo treno”. 

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